Siamo come foglie al vento

Dagli Esercizi di Rimini 2018, pag.60

Se l’uomo cede alle ideologie dominanti, si verifica una separazione tra segno e apparenza.  Più si ha coscienza di ciò che il segno è, più si capisce il disastro di un segno ridotto ad apparenza. Il segno è l’esperienza di un fattore presente nella realtà che mi rimanda ad altro. Il segno è una realtà sperimentabile il cui senso è un’altra realtà”

Sembra difficile capire cosa significhi, visto che siamo poco abituati a riflettere e reagiamo istintivamente (di pancia, si dice) a qualunque sollecitazione. Ma mi veniva in mente un esempio che forse spiega il concetto: l’esempio del dito che indica la luna.  Noi ci fermiamo al dito (il segno) e non guardiamo quello che il dito indica, la luna.

Mi è venuto in mente allora quel che vedo e leggo nei vari mass media attuali, per lo più. Ci si ferma al segno, all’apparenza e lo si considera come unica realtà. E mi vengono in mente le parole di certi uomini politici che , partendo da labili segni, costruiscono tutta una realtà di parole a cui finiscono col credere anche loro per il solo fatto di ripeterle fino alla nausea. E mi viene una grande tristezza. Perché tutto nella realtà è segno, anche un granello di sabbia. Ma capire di cosa è segno è difficile se si è perso un punto di riferimento valido.

Siamo come foglie al vento, se non abbiamo delle certezze vere che sostengono la nostra identità.

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Il pellegrinaggio

Ho appena sentito a Radio Maria una conversazione sul Pellegrinaggio.

Fin da Abramo, la vita per i cristiani, Ebrei e Islamici è concepita come Pellegrinaggio verso la meta dell’Infinito.

Non ci avevo mai pensato, anche perchè tale concetto si è perso nella nostra cultura contemporanea.

Però mi ha fatto riflettere la parola biblica, che ora ripeto a memoria: Dio disse ad Abramo: esci dalla tua terra e va dove Io ti indicherò.

Ciò mi ha fatto riflettere alla mia vita, dicui sto scrivendo le memorie per chi vorrà leggerle quando non ci sarò più. Essa è stata ignara e in fondo serena perchè venivo da una famiglia normale, anche se non del tutto credente. Ma l’ambiente in cui ero immersa era cristiano, almeno esternamente. Ora mi rendo conto del fatto che vivevo come una bestiolina, fedele alle regole della convivenza. Felice, senza saperlo. E non sapevo dell’opera che il buon Dio stava facendo della mia vita. In fondo ora sono il risultato di tutti i miei molti errori e pochi successi, puro dono del caso, credevo allora. Ora so che erano puri doni del buon Dio alla mia vita.

Anche la mia vita è un pellegrinaggio verso l’infinito; e me ne sono accorta nel 2014 quando ho cominciato i miei pellegrinaggi (li chiamavo già allora così pur senza rendermi conto della portata dell’affermazione) da un ospedale all’altro, da un medico all’altro. E il Pellegrinaggio non è ancora finito. Ora so che devo solo stare a guardare dove il buon Dio mi vuole portare (va dove Io ti indicherò. Aveva detto Dio ad Abramo, così ripete e me, secondo un’oscura predizione che in uno dei Rititri di Rimini annuali don Giussani, con evidente difficoltà aveva pronunciato evidentemente pensando al suo Destino: (ripeto a memoria) Gesù disse a Pietro: quando eri giovane ti cingevi da solo e eandavi dove volevi.Nell’età avanzata un altro ti cingerai e andrai dove non vorresti.

Una prospettiva vertiginosa

Leggevo queste righe che ora copio:

Dagli Esercizi di Rimini 2018, pag.18”

“ Conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, come il Padre conosce Me e Io conosco il Padre”.(…)”Gesù non parla di una conoscenza intellettiva, no, ma di una relazione personale, di predilezione, di tenerezza reciproca, riflesso della stessa relazione intima d’amore tra Lui e il Padre”.

Meno di questo non è conoscenza di Cristo e del Padre. Gesù vuole portare noi, le sue pecore, alla stessa conoscenza, allo stesso livello di intimità che Lui,il Pastore, ha con il Padre.

Questa prospettiva mi pare fantastica! L’oggetto della predilezione sono io, tu, e Lui; ma la prospettiva è il mondo per Lui, per me, per te!

Ciao a tutti! ma non me ne vado!

Chiedo scusa ai carissimi amici che hanno commentato i miei post ed ho approvato solo ora.

Sono mesi che sto combattendo con vari problemi di salute trascurati da sempre. Ora sto recuperando tutto ciò che non ho fatto per decenni. Ne avrò per altri mesi…

Comunque conto di tornare appena possibile.

Un abbraccio a tutti e, se non riesco per l’occasione, vi auguro ora una buona e santa Pasqua di Resurrezione.

 

“Ogni storia è una storia d’amore”

“Ogni storia è una storia d’amore”
È il titolo dell’ultimo libro che ho letto di D’Alessandro D’Avenia.
Mi piacciono i suoi libri così vibranti di bellezza, amore, verità; riescono sempre a mettermi in discussione e a commuovermi.
Questo si presentava un po’ diverso anche se non scevro di interesse.

Il punto di partenza è la vicenda di Orfeo ed Euridice narrata da Ovidio. Ma, come in diversi suoi romanzi, in un’opera della letteratura classica il nostro autore sa trovare la chiave per comprendere certe vicende umane apparentemente normali, e  riesce a farle vibrare di significati veri e affascinanti.
Mi chiedevo quale fosse il filo conduttore, non mi bastava il racconto mitico fatto da Ovidio, finchè non mi sono imbattuta in una frase che ha illuminato tutto il percorso del libro:

…”In verità, l’unico modo per guadagnare tempo è perderlo, paradosso di ogni storia d’amore che venga raccontata: noi guadagniamo tempo solo quando cresciamo, coè quando non rinneghiamo di avere un tempo finito, e cresciamo solo quando amiamo, cioè quando mettiamo il nostro tempo a disposizione di chi abbiamo scelto,per moltiplicarne e ampliarne la vita. Solo allora un destino erotico si trasforma in una donazione eroica e .c’è una storia da raccontare. (…) E quanto coraggio ci vuole per amare…”

Scoperta la chiave di lettura non mi resta che… ricominciare a leggere il libro!

 

BUON NATALE

Volantone di Cl per Natale 2017

BUON NATALE A TUTTI!

Non voglio morire di fame e sete

Mi chiedevo, da cristiana, come posso stare davanti a una circostanza che sembra segnare l’epilogo del rifiuto pratico di Dio manifestato da chi ci governa.
È chiaro che su divorzio, aborto, unioni civili, ecc. posso ancora essere contraria e rifiutare quelle leggi che sono contro la legge di Dio.
Ma stavolta la situazione è molto poù grave, a mio parere, perché viene ignorata la possibilità dell’obiezione di coscienza ai medici, ledendo la loro libertà di agire secondo coscienza e conoscenza.
Personalmente non ho nulla da obiettare sull’accanimento terapeutico, su cui si è espresso anche Papa Francesco. Però il malato terminale non può essere abbandonato al totale disinteresse umano, venendo privato anche di un sorso d’acqua o abbandonato ai morsi della fame che provocano sofferenza atroce. Anche la mia mamma, voleva togliere il disturbo perchè si riteneva un peso , ma l’abbiamo accompagnata fino alla fine, fino all’incontro definitivo, con dolcezza, ed è morta col nome di Maria che. negli ultimi tempi  invocava continuamente.
A gennaio ci sarà l’assemblea generale dei Vescovi che si esprimerà in modo concorde e ufficiale sull’argomento, e non penso che si discosteranno dal giudizio del Papa, forte ma inascoltato da molti.
Ma intanto mi chiedo: varrà davanti a un medico il mio desiderio di non morire fra i tormenti della fame e della sete, come è accaduto ed è stato documentato anche dai medici che osservavano e facevano la relazione sulle reazioni di Eluana (il che è stato recentemente reso pubblico).
Non so. Ormai la vita non è più in mano di Dio, ma nelle sentenze dei giudici che interpretano le leggi in modo personale. Per cui non credo che la mia volontà di non rinunciare al nutrimento e alla idratazione sarà rispettata. Anche se parlano di autodeterminazione….(parola chiave come fascismo e democrazia ed altre di cui si conosce ormai solo il suono e non il significato vero).
Per cui come cristiana, per ora intensifico le mie preghiere per una buona morte e mi affido alla misericordia del buon Dio.
Poi mi atterrò a quello che diranno i Vescovi in comunione con il Papa.

 

O trasfigurati o tristi..

…La gioia della fede fa scaturire un desiderio di cambiamento. Ma non si tratta di nulla di automatico. Per Zacheo, come per tutti coloro che Gesù chiamò e coinvolse con sè, non lo fu. Zaccheo, dice don Giussani, era pieno di quello sguardo, e dopo, come comseguenza, pensa : “Ecco, io do via titto quello che ho preso”. Ma è una conseguenza che è durata tutta la vita, perchè non è automatico”. Il desiderio di appartenergli è totale fin dall’inizio. Ma il suo svolgimento non è automatico, e infatti continua per tutta la vita. Ma quello che rende ormai la nostra vita trasfigurabile è diventato un fatto”.

Abbiamo già il “virus” – un virus benefico evidentemente – dentro di noi. La sua presenza ha già fatto breccia nella nostra vita .
È il contrario dell’episodio del giovane ricco, uno a cui Cristo dice:”vieni con me”, cioè voglio stare vicino a te. E il Vangelo dice: “E quello se ne andò triste”: il giovane ricco , triste.
Ecco allora l’alternativa che emerge da tutto questo e che vediamo spesso nel nostro mondo: “O trasfigurati, o tristi, perchè non si può rimanere al posto di prima quando Cristo ha chiamato, ci è venuto incontro, non possiamo rimanere come prima: “O trasfigurati, o tristi…. o si diventa più tristi o ci si trasfigura” per quella novità che Cristo ha introdotto nella vita.
(Esercizi di Rimini 2017, pag. 61)

Il punto sorgivo

“Da che cosa capiamo che è arrivata la salvezza?
Da ciò che è scaturito in Zaccheo per quella visita imprevedibile:”Ecco
Signore, io do la metà di ciò che possiedo ai poveri e, se ho rubato a qualcuno, retituisco quattro volte tanto”. Come vedete, tutto è collegat o. Immaginate tutti i tentativi che avranno fatto i farisei per costringerlo a cambiare, sbattendogli in faccia tutti gli errori che aveva commesso. Non lo avevano spostato di un millimetro.

Gesù ci è riuscito con quello sguardo di misericordia, che andava alla radice del suo cuore, e questo è il Cristianesimo.
Quando manca il punto sorgivo, non è più cristianesimo, anche se usiamo parole cristiane.
(Ecco perchè non tutti i teologi sono san, ma tutti i santi sono teologi.ndr),
Solo dall’esperienza della misericordia può nascere una letizia che cambia tutto.
(pag.51,52 degli Esercizi della Fraternità a Rimini)

Quarantasei anni di matrimonio

Era il 4 settembre del 1971, alle 18 del pomeriggio.
Cosi’ è iniziata la nostra avventura di sposi. Incredibile! 46 anni trascorsi insieme e, volati! Oggi sento solo un grande gratitudine per questo dono bellissimo che il buon Dio ci ha fatto regalando l’una all’altro per un destino misterioso che ci condurrà da Lui.
Se dovessi enumerare tutti i doni ricevuti… ci vorrebbe “Il libro della vita”.
Mi limito a quelli più preziosi: due figli, la moglie di uno dei due e una splendida nipotina.(l’altro figlio non è sposato)
Dolori?
Certo, non sono mancati, come non sono mancate e non mancano le prove e le malattie, ma son nulla rispetto alla straordinaria avventura che ci porterà presto o tardi alla sorprendente destinazione preparata per noi.
Perciò l’ultima e unica parola che vale è “grazie!”, grazie alla vita, grazie per la vita, dono totalmente e assolutamente gratuito.