Il Cristianesimo è un Avvenimento

Ieri, parlando con Diana e cercando di spiegarle che il Cristianesimo è un avvenimento, non una religione come le altre, finalmente ho capito.

Per tanti anni ho ripetuto quanto ci diceva don Giussani sul concetto che il Cristianesimo non è una religione ma un avvenimento , un fatto.

Cercavo di spiegarlo a Diana e ho capito.

Il Cristianesimo è il Mistero di Dio che si fa uomo e chiama altri a seguirlo per creare e prolungare la sua presenza nella storia nella Chiesa, Suo corpo mistico.

Ciascuno di noi è membro di questo Corpo Mistico, un corpo vivo che ha in Gesù, Dio, il suo capo. Perciò ciascun cristiano, che fa parte del Corpo Mistico nella modalità con cui questo Corpo è entrato nella storia ed ha deciso di permanere nei secoli, è esso stesso parte dell’avvenimento… qualcosa di vivo e palpitante che non è innanzitutto un libro di regole e prescrizioni. (Quelle sono una conseguenza e vengono dopo. Non è possibile un processo contrario, per cui uno può autodefinirsi cristiano se si cristallizza in una dottrina senza capirne il senso misterioso)

È un membro vivo perché riconosce e abbraccia la Chiesa come Corpo Mistico di Cristo.

In tal senso ciascuno di noi è parte di quell’Avvenimento, è esso stesso avvenimento.

(Spero di aver capito bene e di averlo saputo spiegare adeguatamente)

Meglio leggere l’originale …

Ho avuto modo di leggere l’inizio e alcuni passi dell’esortazione apostolica “Amoris laetitia” e ho rilevato alcune cose:

La prima è che c’è una prima parte introduttiva che illustra le varie posizioni espresse durante i due sinodi . A questa introduzione segue una descrizione del matrimonio, così come Dio l’ha pensato che ho trovato entusiasmante e mi è venuto il rimpianto di non aver mai saputo di questo progetto bello del buon Dio sulla nostra vita.

Mi ha poi commosso l’attenzione ai vari problemi del rapporto fra marito e moglie o con i figli, che dopo quasi 45 anni di matrimonio, ho affrontato… abbiamo affrontato da soli.  Certo, se avessimo avuto qualcuno che ci indicasse questo progetto entusiasmante destinato a durare sempre, avremmo avuto meno difficoltà.

Mi ha commosso l’analisi della situazione attuale della società, l’attenzione ai giovani, all’educazione dei figli di cui sono responsabili i genitori… insomma ci ho trovato un approfondimento serio e conforme alla fede di ciò che la società incristiana in cui siamo immersi.

Quel che mi stupisce è il fatto assolutamente marginale rispetto alla corposità del documento della comunione ai divorziati, che pure viene affrontata secondo le indicazioni del catechismo della Chiesa Cattolica. E mi è venuto il sospetto che si voglia enfatizzare un particolare per oscurare la bellezza e la profondità di questo documento che invito a leggere nella sua interezza.

http://w2.vatican.va/content/francesco/it/apost_exhortations/documents/papa-francesco_esortazione-ap_20160319_amoris-laetitia.html

Una scuola di vita: quella prima pietra non la posso proprio scagliare

Ieri era domenica della Palme e la festosità dell’ingresso di Gesù in Gerusalemme si è trasformata subito nella tristezza del racconto della Passione di Gesù durante la Messa.

Mi era insopportabile tutta quella umiliazione e quel dolore indicibile che hanno trafitto quelle carni innocenti, tanto che per non impazzire vigliaccamente ho distolto il pensiero.

La sera però, incontrando degli amici con i quali abbiamo parlato appunto di questo argomento, mi è stato chiaro che in questo episodio cosi’ drammatico della vita di Gesù, c’era tutta una scuola di vita.

Ci dicevamo che vogliamo seguire Gesù, ma ho percepito come qualcosa di astratto… non so perché… allora mi è venuto in mente tutto lo sfacelo che molti di noi cristiani viviamo in una società senza Dio. E seguire Gesù vuol dire proprio guardarlo, vedere i suoi occhi miti e ardenti, il suo tacere davanti all’ingiustizia più crudele, il suo perdono perché chi lo trattava in quel modo non sapeva veramente quello che faceva.

E mi chiedevo: ma noi cristiani… io che mi professo Cristiana lo so cosa significa seguire un Gesù che sconvolge con il suo comportamento incomprensibile tutte le nostre categorie, le nostre certezze, i nostri pregiudizi, la nostra presunzione? Ma sono davvero cosciente che quello che sto scrivendo è esattamente la verità di me, anche se non mi piace?

E allora capisco che quella prima pietra non la posso proprio scagliare.

Chissà quanto tempo mi ci vorrà per capirlo appieno!

“Questo è anche un compito della Chiesa”

Sto leggendo con molto interesse e commozione l’intervista al Papa di Tornielli nel libro “Il nome di Dio è misericordia”

Mi colpisce la tenerezza e il cuore con cui questo Papa si propone al mondo intero, terremotato dalla più grande sciagura che possa colpire, cioè la mancanza di desiderio di felicità vera.

Arrivata a un punto, mi son detta: questo merita di essere letto anche dai miei amici.

Ecco il punto a pag.73:

“Il Signore della misericordia mi perdona sempre, dunque mi offre la possibilità di ricominciare sempre. Mi ama per ciò che sono, vuole risollevarmi, mi tende la Sua mano. Questo è anche un compito della Chiesa: far percepire alle persone che non ci sono situazioni dalle quali non si può riemergere, che finché siamo vivi è sempre possibile ricominciare, se soltanto permettiamo a Gesù di abbracciarci e perdonarmi”.

 

Mi pare che questo concetto cosi’ semplice e bello sia necessario sentirselo ripetere finché non diventa mentalità.

E con questo pensiero, auguro una buona Quaresima a quelli tra i miei amici che sono cattolici! E auguro di provare un desiderio di vera felicità, di una felicità che duri sempre e niente possa turbare, a tutti!

“I bambini non hanno ancora imparato la scienza della doppiezza degli adulti”

“Ma ci sono tanti doni, tante ricchezze che i bambini portano all’umanità. Ne ricordo solo alcuni. Portano il loro modo di vedere la realtà, con uno sguardo fiducioso e puro. Il bambino ha una spontanea fiducia nel papà e nella mamma; ha una spontanea fiducia in Dio, in Gesù, nella Madonna. Nello stesso tempo, il suo sguardo interiore è puro, non ancora inquinato dalla malizia, dalle doppiezze, dalle “incrostazioni” della vita che induriscono il cuore. Sappiamo che anche i bambini hanno il peccato originale, che hanno i loro egoismi, ma conservano una purezza, e una semplicità interiore”. E a braccio ha aggiunto: “Ma i bambini non sono diplomatici: dicono quello che sentono, dicono quello che vedono, direttamente. E tante volte mettono in difficoltà i genitori: ‘Questo non mi piace perché brutto’ … davanti alle altre persone. Ma i bambini dicono quello che vedono, non sono persone doppie. Ancora non hanno imparato quella scienza della doppiezza che noi adulti abbiamo imparato”.

 

Ciascuno di noi dovrebbe imparare dai bambini come relazionarsi con il Padre e con i fratelli.

Bellissima catechesi del Papa di mercoledì’ scorso che potere leggere qui:

http://www.news.va/it/news/udienza-generale-societa-senza-bambini-e-triste-e

 

Tante immagini di bambini neonati bellissimi e imperdibili

Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno

Quegli sguardi dei martiri copti…

C’è una serenità, una pace…

Sono morti decapitati in riva al mare.

Alla fine, il grido che urlava dentro è scoppiato:

Aiutami, Gesù.

(ricordo che erano quelle le parole che, nei momenti più difficili dopo l’intervento chirurgico, urlavo sottovoce)

E, subito dopo, mi son ricordata una delle sette parole di Gesù in croce.

“Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno”

 

L’icona cristiana, mistero di una Presenza

Ieri in paese abbiamo benedetto le icone disegnate nel corso propedeutico di sei lezioni, grazie alla sapiente guida del maestro Michele Ziccheddu.Riporto qui le primissime impressioni dopo la liturgia che ci ha regalato un sacramentale che d’ora in poi custodirà anche la mia famiglia:

Non lo sapevo. Tutto ciò che il buon Dio benedice gli appartiene, è suo. Questo diceva oggi il sacerdote durante la benedizione delle icone che abbiamo scritto appena in sei lezioni tra marzo e aprile.

È stata una benedizione solenne secondo il rito antico e ci siamo sentiti investiti della grande responsabilità di avere il volto di Dio che, dall’angolo della bellezza che d’ora in poi sarà nelle nostre case, volgerà il suo sguardo benevolo, misericordioso, potente, geloso su ciascuno di noi.

Teresa, scherzosamente orgogliosa, si diceva preoccupata perché d’ora in poi dovrà essere più brava.

In realtà l’icona cristiana, scritta secondo le regole dell’antica arte iconografica fondata unicamente sulla Scrittura, è una cosa seria.

Chi si presta a dipingerla in realtà sa di essere solo uno strumento della Bellezza di Dio che in ogni modo vuole farsi vicino alle sue creature predilette, gli uomini. Ecco perché non si può scrivere un’icona se non nella preghiera e non si spiegherebbe la bellezza e il fascino delle icone benedette stasera – degli allievi di due corsi propedeutici tenuti dal maestro iconografo Michele Ziccheddu – se non grazie all’intervento dello Spirito Santo da noi più volte invocato durante la scrittura.

Personalmente ricordo il dramma dell’incapacità di rendere visibile l’ineffabile, ma mi sono fidata dell’ottimo maestro che ci ha aiutati; e nessuno di noi riesce a capacitarsi del fatto che in qualche modo è protagonista della scrittura della luce di Dio su quella tavola gessata, simbolo della croce.

Non esiste altra spiegazione plausibile rispetto al mistero di quel Volto se non nell’intervento dell’Onnipotente

 

Cristo non c’entra: c’entra a un livello al di là del tempo e dello spazio; è un’ispirazione morale ….“trascendentale”

Nell’analisi della nostra storia recentemente pubblicata nella vita di don Giussani di Savorana compaiono alcuni elementi illuminanti sull’esperienza Cristiana.

In occasione degli Esercizi di Rimini di quest’anno dal titolo “Nella corsa per afferrarlo” a pag.28 e seguenti si dice cosa successe negli anni 80 e si riportano ampi brani della biografia. Trascrivo alcuni passaggi.

“… vivere la novità portata da Cristo dell’appartenenza alla Chiesa (…) non sembrava abbastanza. Costruire la comunità cristiana sembrava insufficiente per la portata della sfida, occorreva “fare qualcosa”. E l’immagine di questo “fare” era dettato dalla impostazione degli altri: si trattava di una mossa uguale e contraria a quella degli altri (…)

Quale fu (… ) la modalità di risposta allo smarrimento? (…) abbiamo fatto un’infinità di iniziative (…) presi dal fremito di fare , di riuscire a realizzare risposte e operazioni in cui noi potessimo dimostrare agli altri che, agendo secondo i principi cristiani , si faceva meglio di loro. Solo così avremmo potuto avere una patria anche noi”

Si cercò cioè ci superare lo smarrimento con una volontà di intervento, di operatività, di attività, con un “buttarsi a capofitto seguendo il mondo”, in uno sforzo e in una pretesa di cambiamento delle cose con le proprie forze, esattamente come gli altri. (…) Senza che ce ne rendessimo conto, avvenne, dice Giussani, “il passaggio da una matrice a un’altra matrice, … minimizzando e rendendo il più possibile astratto il discorso e il tipo di esperienza cui si partecipava ” (…) Venne operata una riduzione o una vanificazione dello spessore storico del fatto cristiano,… minimizzandone la portata storica… rendendolo il più possibile vano come incidenza storica”.

(…) Tutto ciò che si stava vivendo allora dell’appartenenza al Movimento (l’educazione ricevuta, la caritativa, la presenza quotidiana nelle scuole e nelle università, la risposta ai diversi bisogni) era come svuotato, non era stimato sufficiente: occorreva fare altro per mostrare che anche noi eravamo interessati alle sorti del mondo, che avevamo un progetto e una prassi migliore.

Tale posizione portava a una serie di conseguenze indicate da don Giussani, a pag. 29. Ne indico la prima che mi pare impressiona teme te coincidente con l’attuale posizione di molti:

“Una concezione e efficientistica dell’impegno cristiano, con accentuazioni di moralismo”. Altro che accentuazioni: con riduzione totale a moralismo! Per che cosa si doveva rimanere ancora cristiani? Perché il cristianesimo ti spinge all’azione, ti spinge all’impegno e basta!… il cristiano ha ancora diritto di rimanere nel mondo solo nella misura in cui si butta nell’azione mondana: è il cristianesimo etico. Davanti al bisogno del mondo, vi è l’analisi di esso, la teoria per rispondervi e la risposta secondo questa teoria…. Cristo non c’entra: c’entra a un livello al di là del tempo e dello spazio; è un’ispirazione morale ….“trascendentale”

 

È Dio che ti fa l’occhiolino…

“Quando sei al massimo dell’esasperazione nel disprezzo di te e nel rifiuto della vita, dici, accusandoti: “Io sono un verme strisciante”; e chi trovi al tuo livello? Al tuo basso livello? Ci trovi Dio, Gesù Cristo, volontariamente sceso al tuo livello. I piedi arrivano fino a terra, fino alla superficie della terra, e li’ c’è Dio, curvo a lavarteli e baciarli (…)Ogni volta che il quotidiano ti scandalizza,  che il normale, la gioia o il dolore, le cose, la materialità della tua situazione ti scandalizza, segna quel momento come un comparire di Dio che ti fa l’occhiolino, di questo Amico che ti fa segno:” Guarda mi, sono qui, dove è che stai con il naso? Sei un po’ strabico? Riconosciamo, sono qui”. È qui, nelle cose; è qui, nei fatti”. (Vita di don Giussani, pag. 432)

La scelta cristiana

Un episodio della vita di don Giussani che avevo dimenticato e che ho ritrovatoVita di Don Giussani nella sua biografia recentemente pubblicata.

In un dialogo con don Zeno Saltini questi gli dice: “Supponete che ci sia una corriera che costeggi un canale; a un certo punto si vede una persona che cade nel canale. La corriera si ferma e tutti a dire: “Maledetto governo che non ha messo il parapetto, che non ha messo qui la polizia, occorre cambiare le strutture del governo!”. Uno, senza dir così, si butta in acqua ed è là sotto che cerca di  afferrare il corpo di quel poveretto lì. Chi è più col popolo? Quel che è sotto o quelli che parlano sulla riva?”. Giussani commenta che quella compiuta da chi si getta in acqua “è  la scelta cristiana” (pag. 422)