“I bambini non hanno ancora imparato la scienza della doppiezza degli adulti”

“Ma ci sono tanti doni, tante ricchezze che i bambini portano all’umanità. Ne ricordo solo alcuni. Portano il loro modo di vedere la realtà, con uno sguardo fiducioso e puro. Il bambino ha una spontanea fiducia nel papà e nella mamma; ha una spontanea fiducia in Dio, in Gesù, nella Madonna. Nello stesso tempo, il suo sguardo interiore è puro, non ancora inquinato dalla malizia, dalle doppiezze, dalle “incrostazioni” della vita che induriscono il cuore. Sappiamo che anche i bambini hanno il peccato originale, che hanno i loro egoismi, ma conservano una purezza, e una semplicità interiore”. E a braccio ha aggiunto: “Ma i bambini non sono diplomatici: dicono quello che sentono, dicono quello che vedono, direttamente. E tante volte mettono in difficoltà i genitori: ‘Questo non mi piace perché brutto’ … davanti alle altre persone. Ma i bambini dicono quello che vedono, non sono persone doppie. Ancora non hanno imparato quella scienza della doppiezza che noi adulti abbiamo imparato”.

 

Ciascuno di noi dovrebbe imparare dai bambini come relazionarsi con il Padre e con i fratelli.

Bellissima catechesi del Papa di mercoledì’ scorso che potere leggere qui:

http://www.news.va/it/news/udienza-generale-societa-senza-bambini-e-triste-e

 

Tante immagini di bambini neonati bellissimi e imperdibili

Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno

Quegli sguardi dei martiri copti…

C’è una serenità, una pace…

Sono morti decapitati in riva al mare.

Alla fine, il grido che urlava dentro è scoppiato:

Aiutami, Gesù.

(ricordo che erano quelle le parole che, nei momenti più difficili dopo l’intervento chirurgico, urlavo sottovoce)

E, subito dopo, mi son ricordata una delle sette parole di Gesù in croce.

“Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno”

 

L’icona cristiana, mistero di una Presenza

Ieri in paese abbiamo benedetto le icone disegnate nel corso propedeutico di sei lezioni, grazie alla sapiente guida del maestro Michele Ziccheddu.Riporto qui le primissime impressioni dopo la liturgia che ci ha regalato un sacramentale che d’ora in poi custodirà anche la mia famiglia:

Non lo sapevo. Tutto ciò che il buon Dio benedice gli appartiene, è suo. Questo diceva oggi il sacerdote durante la benedizione delle icone che abbiamo scritto appena in sei lezioni tra marzo e aprile.

È stata una benedizione solenne secondo il rito antico e ci siamo sentiti investiti della grande responsabilità di avere il volto di Dio che, dall’angolo della bellezza che d’ora in poi sarà nelle nostre case, volgerà il suo sguardo benevolo, misericordioso, potente, geloso su ciascuno di noi.

Teresa, scherzosamente orgogliosa, si diceva preoccupata perché d’ora in poi dovrà essere più brava.

In realtà l’icona cristiana, scritta secondo le regole dell’antica arte iconografica fondata unicamente sulla Scrittura, è una cosa seria.

Chi si presta a dipingerla in realtà sa di essere solo uno strumento della Bellezza di Dio che in ogni modo vuole farsi vicino alle sue creature predilette, gli uomini. Ecco perché non si può scrivere un’icona se non nella preghiera e non si spiegherebbe la bellezza e il fascino delle icone benedette stasera – degli allievi di due corsi propedeutici tenuti dal maestro iconografo Michele Ziccheddu – se non grazie all’intervento dello Spirito Santo da noi più volte invocato durante la scrittura.

Personalmente ricordo il dramma dell’incapacità di rendere visibile l’ineffabile, ma mi sono fidata dell’ottimo maestro che ci ha aiutati; e nessuno di noi riesce a capacitarsi del fatto che in qualche modo è protagonista della scrittura della luce di Dio su quella tavola gessata, simbolo della croce.

Non esiste altra spiegazione plausibile rispetto al mistero di quel Volto se non nell’intervento dell’Onnipotente

 

Cristo non c’entra: c’entra a un livello al di là del tempo e dello spazio; è un’ispirazione morale ….“trascendentale”

Nell’analisi della nostra storia recentemente pubblicata nella vita di don Giussani di Savorana compaiono alcuni elementi illuminanti sull’esperienza Cristiana.

In occasione degli Esercizi di Rimini di quest’anno dal titolo “Nella corsa per afferrarlo” a pag.28 e seguenti si dice cosa successe negli anni 80 e si riportano ampi brani della biografia. Trascrivo alcuni passaggi.

“… vivere la novità portata da Cristo dell’appartenenza alla Chiesa (…) non sembrava abbastanza. Costruire la comunità cristiana sembrava insufficiente per la portata della sfida, occorreva “fare qualcosa”. E l’immagine di questo “fare” era dettato dalla impostazione degli altri: si trattava di una mossa uguale e contraria a quella degli altri (…)

Quale fu (… ) la modalità di risposta allo smarrimento? (…) abbiamo fatto un’infinità di iniziative (…) presi dal fremito di fare , di riuscire a realizzare risposte e operazioni in cui noi potessimo dimostrare agli altri che, agendo secondo i principi cristiani , si faceva meglio di loro. Solo così avremmo potuto avere una patria anche noi”

Si cercò cioè ci superare lo smarrimento con una volontà di intervento, di operatività, di attività, con un “buttarsi a capofitto seguendo il mondo”, in uno sforzo e in una pretesa di cambiamento delle cose con le proprie forze, esattamente come gli altri. (…) Senza che ce ne rendessimo conto, avvenne, dice Giussani, “il passaggio da una matrice a un’altra matrice, … minimizzando e rendendo il più possibile astratto il discorso e il tipo di esperienza cui si partecipava ” (…) Venne operata una riduzione o una vanificazione dello spessore storico del fatto cristiano,… minimizzandone la portata storica… rendendolo il più possibile vano come incidenza storica”.

(…) Tutto ciò che si stava vivendo allora dell’appartenenza al Movimento (l’educazione ricevuta, la caritativa, la presenza quotidiana nelle scuole e nelle università, la risposta ai diversi bisogni) era come svuotato, non era stimato sufficiente: occorreva fare altro per mostrare che anche noi eravamo interessati alle sorti del mondo, che avevamo un progetto e una prassi migliore.

Tale posizione portava a una serie di conseguenze indicate da don Giussani, a pag. 29. Ne indico la prima che mi pare impressiona teme te coincidente con l’attuale posizione di molti:

“Una concezione e efficientistica dell’impegno cristiano, con accentuazioni di moralismo”. Altro che accentuazioni: con riduzione totale a moralismo! Per che cosa si doveva rimanere ancora cristiani? Perché il cristianesimo ti spinge all’azione, ti spinge all’impegno e basta!… il cristiano ha ancora diritto di rimanere nel mondo solo nella misura in cui si butta nell’azione mondana: è il cristianesimo etico. Davanti al bisogno del mondo, vi è l’analisi di esso, la teoria per rispondervi e la risposta secondo questa teoria…. Cristo non c’entra: c’entra a un livello al di là del tempo e dello spazio; è un’ispirazione morale ….“trascendentale”

 

È Dio che ti fa l’occhiolino…

“Quando sei al massimo dell’esasperazione nel disprezzo di te e nel rifiuto della vita, dici, accusandoti: “Io sono un verme strisciante”; e chi trovi al tuo livello? Al tuo basso livello? Ci trovi Dio, Gesù Cristo, volontariamente sceso al tuo livello. I piedi arrivano fino a terra, fino alla superficie della terra, e li’ c’è Dio, curvo a lavarteli e baciarli (…)Ogni volta che il quotidiano ti scandalizza,  che il normale, la gioia o il dolore, le cose, la materialità della tua situazione ti scandalizza, segna quel momento come un comparire di Dio che ti fa l’occhiolino, di questo Amico che ti fa segno:” Guarda mi, sono qui, dove è che stai con il naso? Sei un po’ strabico? Riconosciamo, sono qui”. È qui, nelle cose; è qui, nei fatti”. (Vita di don Giussani, pag. 432)

La scelta cristiana

Un episodio della vita di don Giussani che avevo dimenticato e che ho ritrovatoVita di Don Giussani nella sua biografia recentemente pubblicata.

In un dialogo con don Zeno Saltini questi gli dice: “Supponete che ci sia una corriera che costeggi un canale; a un certo punto si vede una persona che cade nel canale. La corriera si ferma e tutti a dire: “Maledetto governo che non ha messo il parapetto, che non ha messo qui la polizia, occorre cambiare le strutture del governo!”. Uno, senza dir così, si butta in acqua ed è là sotto che cerca di  afferrare il corpo di quel poveretto lì. Chi è più col popolo? Quel che è sotto o quelli che parlano sulla riva?”. Giussani commenta che quella compiuta da chi si getta in acqua “è  la scelta cristiana” (pag. 422)

P. Aldo: ” É ora di finirla di prenderci per i fondelli”

Cari amici,

Mentre l’Uruguay ha legalizzato la coltivazione e lo spaccio della marijuana, il Collegio dei Salesiani di Asunción, “Salesianito” esige l’esame tossicologico per iscrivere le matricole delle superiori. Si é scatenata una polemica dell’altro mondo. Tutti a gridare contro l’Uruguary e ad applaudire le misure dei Salesiani di Asunción. Misure nate dal fatto che in questi ultimi anni, in questo mio caro paese, la maggioranza dei ragazzi “vivono” di marijuana. É il paese dove questa droga é della qualitá migliore ed é coltivata come il frumento, il grano etc… ovviamente tutto é proibito per legge.

Mi hanno chiesto un giudizio sulla decisione dei salesiani. Ho risposto “Amici, perché nella nostra scuola quando c’era P.Paolino non c’era un ragazzo che fumava né sigarette né marijuana? Mentre giá dopo poche settimane che non l’hanno piú visto, non solo sono spariti dalla parrocchia ma hanno dato uno scossone alla scuola fumando marijuana?”.

La risposta é drammatica e non sono gli esami tossicologici a frenarne il consumo, ma solo l’incontro con qualcosa che viene prima, come ci ha insegnato Giussani. Il direttore della scuola Padre Angelo Cadore ha detto che si tratta di un esame preventivo.
Preventivo di che, mi chiedo io? S.Giovanni Bosco quando parlava del metodo preventivo, parlava dell’offerta di sé come proposta affascinante di vita, che non solo impediva ai ragazzi di cadere nel vizio, ma suscitava in loro un desiderio di pienezza divina impressionante.

O copiamo questo o come giá accade con i preti  sospettati di pedofilia, affidati a esperti che dopo averli chiusi per ore in una stanza perché rispondano a 380 domande gli chiedono 2000 euro, finiamo per affidarci a un esame chimico. Siamo davvero in un mondo di matti. Per caritá usiamo tuttissimi i mezzi, ma per favore siamo seri con il punto di partenza. In un mondo in cui non c’é piú una presenza originale che cosa pretendiamo? É ora di finirla di prenderci per i fondelli.

P.Aldo

EVANGELII GAUDIUM: Rilettura di Julián Carrón

Da Facebook

EVANGELII GAUDIUM
Rilettura di Julián Carrón, presidente della Fraternità di CL.

Sessant’anni fa don Luigi Giussani riproponeva al liceo Berchet di Milano la sfida del cristianesimo come risposta ragionevole ed entusiasmante alle esigenze di ogni uomo. E nel 2005 alla sua morte don Julian Carrón raccoglieva il testimone del fondatore. Comincia così l’intervista di Giorgio Paolucci a don Carrón pubblicata oggi su Avvenire. Il dialogo ruota intorno all’Esortazione apostolica Evangelii gaudium di papa Francesco, che indica il cammino della Chiesa per i prossimi anni.
Cos’ha da imparare la guida della Fraternità di Cl da queste indicazioni, chiede Paolucci. «Siamo sfidati a rinnovare l’incontro personale con Cristo, ogni giorno e senza sosta. È qui l’origine della “conversione pastorale e missionaria” che viene sollecitata dal documento. Francesco dice chiaramente che la sorgente dello slancio missionario è un uomo che vive della memoria grata di Cristo e vuole condividere la gioia provocata dal Vangelo. Lui indica il punto sorgivo, chiede che l’annuncio si concentri sull’essenziale».
Nell’Esortazione il Papa scrive che il «cristianesimo porta il volto delle tante culture e dei popoli in cui è accolto e radicato». Come accade questo nel movimento di Cl, che ha messo radici in molti Paesi? «La presenza di nostre comunità in 80 paesi – risponde Carrón –, in contesti molto diversi, e le amicizie nate con persone di tradizione ortodossa, anglicana, ebraica, musulmana, buddista, testimoniano che quando si punta sull’essenziale si può entrare in dialogo col cuore di ogni uomo a qualsiasi latitudine.
Accadono fatti commoventi: una donna africana non riusciva ad avere figli, la famiglia del marito premeva su di lui perché l’abbandonasse, come vuole la tradizione locale. Ma l’uomo, vedendola così lieta nell’esperienza che viveva nella comunità di Cl, ha resistito alle pressioni non volendosi privare della gioia della fede che lei testimoniava, e che era più grande dell’impossibilità di generare. È un piccolo-grande esempio di come il cristianesimo valorizza ed esalta tutto l’umano».
CL E LE PARROCCHIE. Nel documento viene sottolineato il valore dell’esperienza come veicolo privilegiato per la trasmissione della fede. Il giornalista di Avvenire chiede a don Carrón cosa pensa delle critiche che da più parti arrivano sul pericolo che l’enfatizzazione dell’esperienza personale metta in ombra il riferimento rigoroso alla dottrina e quindi rappresenti un attentato alla verità.
«Papa Francesco – dice Carrón – si colloca nella scia dei suoi predecessori, Giovanni Paolo II e Paolo VI, quando affermavano che “l’uomo contemporaneo crede più ai testimoni che ai maestri, più all’esperienza che alla dottrina, più alla vita e ai fatti che alle teorie”. Solo se l’uomo sperimenta la pertinenza della verità della fede alle esigenze della vita può trovare ragioni adeguate per aderire ad essa. Nel cristianesimo la verità è diventata carne perché l’uomo potesse farne esperienza e, così, trovare i motivi d’una adesione pienamente ragionevole. È quanto è accaduto ai primi: Andrea e Giovanni non sapevano chi era quell’uomo, ma lo hanno seguito per la corrispondenza umana che
hanno scoperto nell’incontro con Lui. Nessuno li aveva mai guardati così prima di allora!». Papa Francesco sfida il gelo, cappotto e sciarpa per l’Udienza generale
Francesco sottolinea che i movimenti sono una ricchezza della Chiesa che lo Spirito suscita per evangelizzare tutti gli ambienti. E aggiunge che «è molto salutare» che non perdano il contatto con la parrocchia «e si integrino con piacere nella pastorale organica della Chiesa particolare». Come vivono i ciellini questo rapporto, che in passato è stato motivo di incomprensioni e contrasti? «Il Papa sta chiedendo di uscire verso le periferie esistenziali per incontrare tutti, credenti e non credenti, senza aspettare che gli uomini vengano a cercarci. Lui per primo sta dando l’esempio, con le sue parole e la testimonianza che offre. Cl è nata e si è diffusa negli ambienti – scuole, università, lavoro, quartieri – ma i ciellini non snobbano affatto le parrocchie. Solo nella diocesi di Milano ce ne sono quattromila impegnati a vario titolo: catechismo, cori, società sportive, doposcuola, attività educative negli oratori. Riproporre una contrapposizione o una rivalità tra Cl e le Chiese locali è qualcosa che non corrisponde al vero: il compito a cui il Papa chiama tutti è la collaborazione all’unica missione della Chiesa, andare incontro agli uomini per testimoniare la gioia del Vangelo. Dobbiamo tutti spostare il baricentro».
Infine la questione della continuità o diversità tra papa Francesco e il predecessore Benedetto XVI.
«È la passione per Cristo ciò che accomuna Benedetto e Francesco. Il primo ha intercettato la necessità di ripartire dai fondamentali, il secondo ha raccolto il testimone insistendo sull’urgenza missionaria. Entrambi hanno chiara la percezione che la fede non può più essere un dato scontato e che all’origine della missione c’è l’urgenza della conversione personale. Francesco lo dice a chiare lettere all’inizio dell’Evangelii gaudium (n. 7): “Non mi stancherò di ripetere quelle parole di Benedetto XVI che ci conducono al centro del Vangelo: ‘All’inizio dell’essere cristiano non c’è una decisione etica o una grande idea, bensì l’incontro con un avvenimento, con una Persona, che dà alla vita un nuovo orizzonte e, con ciò, la direzione decisiva’”. Qui emerge chiaramente nella differenza dei temperamenti e delle sensibilità che ovviamente rimane (e che è sempre una ricchezza) l’unità d’intenti. Ma scusi, chi davvero conosce e vive la Chiesa poteva pensare altrimenti?».

Usare il male per trasformarlo in bene…

Usare il male per trasformarlo in bene…

E’ l’opera più impossibile per ciascuno di noi. Impossibile finché uno non lo sperimenta concretamente… per una sfida; una prova…

Dovunque si invoca giustizia e, dacché Dio è stato fatto fuori dalla vita di tutti i giorni, cerchiamo di ingegnarci con una giustizia a nostro uso e consumo che sembra più che altro vendetta. Quasi che vedere il presunto colpevole messo in carcere per 30 anni sia una giustizia che possa restituire la vita ad un parente ammazzato… quasi che spesso un capro espiatorio potesse attenuare il dolore acuto di una mancanza che nessuno potrà colmare qui sulla terra.

Eppure il nostro cuore grida giustizia. Ma la giustizia che noi vogliamo è veramente superiore alle nostre capacità che tutt’al più arrivano all’occhio per occhio… e dopo una soddisfazione passeggera il tarlo della mancanza quasi ci toglie la voglia di vivere.

Davanti a questo risultano preziose le testimonianze di chi ha scoperto per pura grazia che la vera Giustizia non è quella umana così limitata, ma c’è tutto un mondo da scoprire, il mondo della giustizia dell’Unico che sa trasformare il male in opportunità di bene.

Se non bastasse il disastro del ciclone che ha devastato la mia cara terra, suscitando solidarietà e possibilità di bene in persone che mai avrebbero capito di esserne cosi capaci, ci sono mille altri esempi, che non fanno notizia – perché è molto più facile usare la capacità di scandalo che blocca le persone in una perenne insoddisfazione (lo scandalo non ha mai restituito serenità, pace o gioia) – ma che ci sono. Una di queste mi ha colpito ed è la testimonianza di un missionario della San Carlo:

L’ultima domenica di novembre la Chiesa festeggia la solennità di Nostro Signore Gesù Cristo Re dell’universo.

Che cosa dice alle nostre esistenze questa verità? Dice che c’è un signore del mondo, che le sorti dell’umanità non sono guidate dal caso o da chi ha la forza di conquistare il potere. Perché ogni potere, anche mondano, è concesso da Dio. Egli stesso conduce la storia, veglia sul cammino dei popoli e sulla vita di ogni uomo. Nel tempo poi dimostra la sua signoria originaria e la gloria del suo Regno di pace, non solo con la sua onnipotenza, ma dall’interno delle vicende umane. Quasi, verrebbe da dire, nonostante le contraddizioni che sempre muovono le azioni umane.

Quando Pilato gli chiede “dunque tu sei re?”, Gesù risponde “tu lo dici“. Pilato dice la verità, anche se il suo intento è dispregiativo o canzonatorio. E quando Caifa, il sommo sacerdote di Israele, decreta di far morire Gesù perché è meglio che si sacrifichi uno solo per il bene di tutto il popolo, sta collaborando, a sua insaputa, alla venuta del Regno di Dio. Commenta il papa emerito Benedetto XVI nel secondo volume sulla vita di Gesù di Nazareth: “Questo significa che la croce rispondeva ad una necessità divina e che Caifa con la sua decisione divenne, in ultima analisi, l’esecutore della volontà di Dio, anche se la sua motivazione personale era impura, non rispondente alla volontà di Dio, ma mirante a scopi egoistici”.

Gesù rivela di essere il signore della storia senza contraddirla, senza annientare il male con la potenza della sua regalità e l’azione della sua giustizia. Prende possesso della storia dall’interno di avvenimenti umani che sono mossi quasi sempre da altre logiche.

Entriamo così in un mistero profondo, per noi razionalmente incomprensibile, dove si vede che davvero Gesù era Dio, in quanto solo Dio può trarre un bene da un male conclamato. Entriamo nel mistero stesso della storia, dove Dio mostra la sua potenza dentro un amore che abbraccia il peccato e il male, facendoli diventare occasione di un bene più grande. Egli assume la condizione umana, tutta intera, fino al punto di redimerla dall’interno di logiche perverse che ne hanno condizionato lo sviluppo in pienezza.

Certo le responsabilità dei singoli che commettono il male non è annullata. Come per coloro che collaborarono alla condanna di Gesù. Ciascuno ebbe una responsabilità ben precisa e meritevole di giudizio, tanto più grave quanto più grande fu la vicinanza di vita trascorsa con Gesù e la consapevolezza che si stava commettendo un inaudito delitto. Si stava ammazzando Dio. Dirà Gesù a Pilato: “Chi mi ha consegnato nelle tue mani ha una colpa più grande”. Tale responsabilità rimane. Ma la condanna peggiore è il non voler guardare alla misericordia di cui Gesù li fa oggetto, proprio nel momento in cui prende possesso del suo regno sul trono della croce. Paradossalmente bastava accettare il dolore del loro delitto e del loro tradimento. Giuda non sopportò quel dolore come occasione di un amore più grande. Pietro visse tutta la vita con la ferita del suo rinnegamento che divenne strada feconda per annunciare al mondo che Dio già stava manifestando il suo regno di pace.

Sono un missionario. Viaggiando nelle case dove sono presenti i miei fratelli, ho conosciuto una donna che aveva commesso un grave peccato e che non pensava possibile che Gesù la potesse perdonare. La testimonianza del dolore che viveva diede il coraggio ad un’altra donna di non fare lo stesso peccato. Capì che era impossibile che Dio si stava servendo di lei per fare del bene, senza aver ricevuto il suo perdono. Il dolore non andò via. Ma il bene fu più grande.

Così, non solo Gesù manifesta la sua signoria sul mondo e sulla storia nonostante le nostre azioni malvagie o almeno precarie, ma ha bisogno della verità della nostra testimonianza e della nostra vita per poter regnare nelle anime di tutti gli uomini e prendere possesso definitivo dell’universo.

La mostra su Rolando Rivi vietata ai bambini

Grave e vergognoso che una scuola pubblica non accetti la mostra “Io sono di Gesù” su Rolando Rivi

Novembre 22, 2013 Luigi Negri – Emilio Bonicelli

I giovani di oggi, accerchiati dal vuoto delle moderne ideologie del nichilismo e del relativismo, hanno più che mai bisogno di incontrare testimoni appassionati all’amore e alla verità, come il Beato Rolando Rivi 

Rolando-Rivi-libroA proposito dei fatti successi a Rio Saliceto (Reggio Emilia), dove ai bambini della locale scuola elementare, nell’ambito di un’iniziativa per gli alunni che avevano aderito all’insegnamento della religione cattolica, è stato impedito di visitare la Mostra “Io sono di Gesù”, dedicata al Beato Rolando Rivi, si dichiara quanto segue:

Addolora vedere che ci sono persone che hanno paura della verità. Addolora ancor di più quando questo avviene da parte di persone investite di compiti educativi, cioè del compito di introdurre i giovani alla realtà, alla verità, al bene.

La verità dei fatti relativi al martirio del Beato Rolando Rivi è attestata in modo inconfutabile e al di là di ogni ragionevole dubbio da una sentenza della magistratura italiana, da un imponente lavoro di ricerca storica e dalla dettagliata analisi in ambito ecclesiale, nel percorso, diocesano e romano, che ha portato alla Beatificazione.

Il seminarista Rolando Rivi, ragazzo innocente, a soli 14 anni, fu ucciso, in odio alla sua fede cristiana, per la sola colpa di testimoniare pubblicamente, con coraggio, il suo amore a Gesù. Fu ucciso il 13 aprile 1945, da parte di alcuni partigiani comunisti il cui progetto ideologico era costruire una società in cui fosse impedito a Cristo di parlare al cuore dell’uomo.

La Mostra “Io sono di Gesù” racconta in modo semplice e oggettivo, accessibile a tutti, la nuda verità dei fatti accaduti.

È grave e vergognoso che all’interno di una scuola pubblica che dovrebbe garantire, in uno Stato democratico, la libertà e il pluralismo, non sia consentito ai bambini e agli insegnanti, nell’ambito di un’iniziativa legata all’ora di religione, di andare a incontrare la luminosa figura di un Beato contemporaneo, martire bambino, campione dell’amore alla verità e al bene.

La Mostra “Io sono di Gesù” sta girando l’Italia e in ogni sua tappa ha consentito a tutti e in particolare ai giovani di essere arricchiti dall’incontro con un giovane che ha testimoniato il suo amore all’ideale sino al dono della vita. Così è accaduto recentemente anche a Ferrara dove sono stati migliaia i giovani, credenti e non credenti, che hanno tratto dall’incontro con Rolando spunti positivi per la propria vita.

I giovani di oggi, accerchiati dal vuoto delle moderne ideologie del nichilismo e del relativismo, hanno più che mai bisogno di incontrare testimoni appassionati all’amore e alla verità, come il Beato Rolando Rivi. Che questo sia proibito in una scuola pubblica è l’attentato più grave alla loro crescita umana che possa accadere.

Per il COMITATO AMICI DI ROLANDO RIVI

+ Luigi Negri

Arcivescovo di Ferrara e Abate di Pomposa
Presidente del Comitato Amici di Rolando Rivi

Emilio Bonicelli

Segretario e portavoce del Comitato Amici di Rolando Rivi
Curatore della Mostra “Io sono di Gesù”

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