Un regalo per la mia nipotina (anteprima)

È ancora piccola ; lunedi’ compirà un anno e mezzo e le mostrerò questo splendido Angelo appena ultimato.

Sono al secondo anno di studio di iconografia e ho voluto regalarle l’Arcangelo più bello che il buon Dio ha voluto mandare a Maria per il più grande annuncio che ha cambiato la storia dell’umanità.

Spero che anche M. dica si’ all’annuncio che il buon Dio vorrà farle regalandole la vocazione per la quale l’ha chiamata alla vita.

Ma voglio raccontare la storia di questa icona; di tutto il tempo che le ho dedicato, dapprima copiando una bellissima icona di scuola macedone … quante volte ho preso le misure dell’originale, quante volte ho copiato gli occhi… poi dopo circa un mese di studio dell’originale, ho preso la tavola gessata e ho rifatto il disegno. Poi dovevo colorare le vesti e intanto non sapevo come sarebbe stato il volto definitivo dell’Angelo.

Quindi si trattava di mettere il substrato verde che mostravo a mio figlio. Lui, scettico, mi diceva che sembrava Hulk. Ma io sapevo che ci sarebbero voluti tanti passaggi di colore, di schiarimenti, di velature, di correzioni del maestro…

Ma sinceramente non sapevo che il risultato sarebbe stato questo.

Forse non sapete che l’iconografia è soprattutto un cammino di fede e chi si avvia in questa strada affascinante sa che il Protagonista è lo Spirito Santo che con i colori comunica la gioia di Dio, la Sua tenerezza, la Sua Misericordia.

Mi sono fidata, ho pregato prima, durante e dopo la scrittura dell’icona ed ora non vedo l’ora di mostrarla alla mia adorata nipotina.

Per chi arriva fin qui nella lettura è un’anteprima!

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«Com’è grande il Signore che mi prende tutto»

Da TRACCE.it

7/05/2013 – Igor, kazako che vive in Italia, torna in patria con tre amici per l’ingresso del nuovo vescovo di Atyrau, don Adelio Dell’Oro. Nel frattempo, gli Esercizi spirituali a Rimini. Ma a tema c’è la stessa cosa: «Chi ci separerà dall’Amore di Cristo?»

  • Don Adelio Dell'Oro. 

Vorrei raccontarvi della mia esperienza che ho vissuto due settimane fa ad Atyrau, Kazakistan. Da qualche anno vivo in Italia e proprio nei giorni degli Esercizi della Fraternità c’era l’ingresso del nuovo vescovo di Atyrau, don Adelio Dell’Oro, che avevo conosciuto a Karaganda nel 1997. L’incontro con lui e altri preti italiani mi ha fatto rinascere. È stato un cambiamento vitale. Quando ho saputo che l’ingresso del mio caro amico sarebbe stato negli stessi giorni degli Esercizi non sapevo cosa fare. Mi ha aiutato una semplice telefonata di un amico, don Giuseppe, che mi ha chiesto se avevo intenzione di partire. Io gli ho detto semplicemente sì. E questo sì l’ho portato fino alla fine. Questa decisione mi ha sfidato tante volte fino alla partenza, ed è maturata con una certezza incredibile. Un esempio. Il mio secondo figlio è andato con mia moglie in ospedale. Con chi sarebbe stata la mia seconda figlia? Alcuni amici mi hanno aiutato, offrendosi di tenerla. Mia moglie è stata grande e decisiva. La vedevo stanca in ospedale, ma sempre con il sorriso. Tutti questi fatti mi hanno “preparato” per una grande e indimenticabile esperienza in Kazakistan. 

La prima cosa che mi ha colpito in quel viaggio è stata la grande amicizia di tre persone: don Eugenio, don Giuseppe e Enrico. Dalla mattina fino alla sera, in aereo o in un bar, per strada o in albergo abbiamo parlato della cosa più essenziale, cioè della vita. La visita di Atyrau è cominciata con la prima cena nell’unica parrocchia della città, che conta mezzo milione di abitanti, con i primi amici arrivati e con qualche vescovo. Il secondo giorno si è aperto con le Lodi e una breve discussione sul tema degli Esercizi di Rimini. Subito ci siamo accorti come durante il viaggio avessimo parlato proprio dello stessa cosa: «Chi ci separerà dall’Amore di Cristo?». Siamo andati in chiesa, dove cinque vescovi hanno celebrato una messa bellissima, in latino. Oltre a loro, una quindicina di preti, mentre sulle panche eravamo solo in cinque. Mi sono venuti i brividi, e ho capito come è grande il Signore che arriva anche nella steppa sperduta del Kazakistan e mi prende tutto. Nel pomeriggio sono arrivati altri amici da tutte le parti del Paese. Si sono alternati incontri bellissimi, stupore e gioia. Alcuni avevano viaggiato trentasei ore in treno per arrivare fin lì. Per poi ripartire dopo sette ore. Altri, invece, sono tornati a sorridere dopo dieci anni di distacco da questa grande amicizia. Dieci anni volati in un attimo: erano felici di ritrovarsi all’origine. O ancora, la storia di una amica che dodici anni fa era partita da sola da Karaganda per lavoro e ha conservato questa amicizia portandola dappertutto, in chiesa, al lavoro invitando altri a vedere cosa c’è di sorprendente e di bello nella vacanzina, agli Esercizi, alla Scuola di Comunità… Tutte storie nate dal sì di un prete, e poi di un altro e di un altro ancora.

Dopo la cerimonia dell’ingresso, c’è stato il momento dei canti. Ho visto un popolo vero e felice con i suoi vescovi che cantavano e suonavano la chitarra. Don Adelio è stato contento di questa festa ed era curioso di ciò che lo avrebbe aspettato il giorno dopo, quando sarebbe ripresa la vita quotidiana. Questa è la grandezza della fede. «Chi ci separerà dall’Amore di Cristo?».
Voglio raccontare questa esperienza a tutti e voglio dire che questa festa della fede va vissuta nel quotidiano e dappertutto.
 Sono stati questi per me gli Esercizi spirituali. Ora, tornato a casa, sto con i figli e, come mi ha detto il mio amico Enrico, faccio il tifo perché mia moglie incontri Gesù.
Auguro a tutti di cercare questa bellezza nei volti incontrati. Dovunque.
Igor, Kazakistan

Il Cristianesimo: un evento che fa vivere e fa godere di ogni cosa in modo inimmaginabile

Ecco il contributo della mia carissima amica, Mara:
“10 agosto festa di San Lorenzo.
C’è un raduno insolito all’hospice Madonna di Fatima (anzi ,a dir la verità è già da un po’ di tempo che succedono cose insolite lì…..)
Ma cosa sta accadendo quella sera?
Qualche giorno prima, con un gruppo di amici ci diamo appuntamento al parco e, seduti sull’erba, leggiamo un pezzo degli esercizi e poi l’articolo di tracce “Tiberiade, Irlanda”.
Restiamo senza parole, affascinati di fronte a tanta bellezza.
Subito dopo, ecco la prima “mossa” del cuore ( è proprio vero che il cristianesimo si contagia per invidia). Uno di noi dice “tra qualche giorno è la festa di San Lorenzo, facciamo una cosa bella insieme, incontriamoci a veder le stelle, troviamo un posto vicino al mare e invitiamo tutte le persone che vogliamo.”
Qualcuno propone di andare all’Hospice Madonna di Fatima, dove un gruppo di noi, da quasi un anno, va a fare la caritativa con i malati terminali e dove altre volte ci siamo incontrati a far festa e grigliate con i malati accolti nella struttura, che di volta in volta possono partecipare, con i loro familiari e tanti altri amici; ha un bel giardino e si trova a due passi dal mare.
Il giorno dopo ci ritroviamo in spiaggia a immaginare la serata. La sera di San Lorenzo, dalle 19.00 il giardino dell’hospice incomincia a riempirsi di persone: arrivano amici della fraternità, amici degli amici mai visti prima, bimbi di pochi mesi nei passeggini e bambini un po’ più grandi, adolescenti, universitari e anche nonni. E’ uno spettacolo di colori e di vita. Alcuni di noi fanno il giro nelle stanze degli ammalati, invitando quelli che possono a scendere in giardino, e a quelli che non riescono a muoversi diciamo che quello che facciamo è anche per loro e lo potranno sentire se lasceranno aperte le loro finestre, proprio come quello che diceva nell’articolo John Waters e che ci aveva colpito “…è vero siamo chiusi dentro quattro mura, e dobbiamo innanzitutto rendercene conto, ma noi possiamo aprire le finestre e fuori ci sono le stelle “. Tiziana, 44 anni compiuti pochi giorni prima, ci guarda con i suoi occhioni e radiosa ci dice “ciao” mentre una lacrima le scende di lato sulla guancia. Lei non riesce più a parlare, è stato un dono quel “ciao”, il suo modo di ringraziarci e intanto il marito spalanca la finestra; Tiziana morirà poche settimane dopo. Pian piano arrivano quindi anche i malati, con le loro carrozzelle, qualcuno in pigiama, qualcuno ben vestito, qualcuno con l’asticella della flebo, con i loro familiari e amici e alcuni operatori dell’hospice. Alle 20 siamo tutti seduti in cerchio sotto un grande gazebo, al centro uno stereo e un universitario, Andrea , uno dei nostri che studia a Bologna, che inizia a parlare e ci introduce all’ascolto della nona sinfonia di Beethoven. Io vado da una parte all’altra, un po’ preoccupata che non sia troppo lungo e pesante per gli ammalati, ma anche per le persone nuove o per i ragazzi più piccoli, preoccupazione fatta fuori subito dal fatto che lui, per circa un’ora ,ci trascina e ci coinvolge in una esperienza di bellezza, citando Dante e guidandoci all’ascolto dei brani che aveva scelto . E mentre ascoltavamo l’ultimo brano , “l’inno alla gioia”, ho avuto come un sussulto al cuore : ma come è possibile, l’inno alla gioia in questo luogo? Cosa sta accadendo? E guardando stupita i volti tutti tesi e attenti, degli ammalati martoriati nel corpo che avevo di fronte, dei familiari che condividono la loro sofferenza, ma guardando anche i volti dei ragazzi delle medie che una di noi aveva voluto invitare, o dei bambini miracolosamente in silenzio e quelli di tutti noi, piena di stupore, mi dicevo “è il Signore” . Stava accadendo qualcosa, che ci portava Oltre quello che avevamo pensato, organizzato, immaginato. Accadeva qualcosa che aveva i tratti eccezionali della Sua Presenza. In quel luogo di sofferenza, dove tutti, commossi, ascoltavamo “l’inno alla gioia” Lui accadeva ancora una volta, a guarire le infermità di tutti noi, a mostrarci che in qualsiasi circostanza siamo ( le più diverse, in quella compagnia che avevo di fronte), quello di cui abbiamo bisogno e che fa ardere e attrae il nostro cuore , è che Qualcuno accada e ridesti in noi quel desiderio di bellezza, quella promessa di felicità che ci costituisce e ci riempie di gratitudine. Che spettacolo davanti agli angeli e a noi stessi quando alla fine dell’incontro uno degli ammalati si è alzato e pian piano,con la sua asticella della flebo, si è diretto verso Andrea per ringraziarlo. E dopo….. grande pizzata tutti insieme. Al termine della serata ci siamo diretti verso il mare a guardare le stelle, dove un altro universitario Marcello, appassionato di Astronomia, ci ha aiutato a conoscere un po’ di più il firmamento e lì davanti al mare e a un cielo stellato incantevole, abbiamo letto il brano del Don Gius “Il Ponte sul mare della via lattea” e abbiamo cantato insieme i canti struggenti imparati nella nostra storia ….. Andando via, quasi tutti in silenzio, come a voler prolungare quell’intensità vissuta, un amico di Torino si avvicina e ci dice ” non ho parole per ringraziarvi, devo raccontare a tutti i miei amici quello che ho visto oggi”.
E mi sono tornate in mente le parole di Carron citate in quell’articolo sull’Irlanda “ Ognuno di voi si è mosso e commosso. Questo è il cristianesimo: un evento che fa vivere e fa godere di ogni cosa in modo inimmaginabile…..” .