“Gli accenti cristiani fondamentali”

Non riuscivo a trovare una frase che tanti anni fa avevo sentito pronunciare da don Giussani. Oggi l’ho letta qui e la trascrivo:

L’i­dea­le per noi – af­fer­ma­va nel 1985 – sa­reb­be che CL scom­pa­ris­se, per­ché resa inu­ti­le dal fatto che tutta la Chie­sa ne vi­ves­se gli ac­cen­ti. Non di CL, ma gli ac­cen­ti cri­stia­ni fon­da­men­ta­li che CL ha in­co­min­cia­to a sot­to­li­nea­re tren­t’an­ni fa”(Sa­vo­ra­na, 668). Non era un modo di dire. Il mo­vi­men­to, per Gius­sa­ni, non era per sé stes­so, ma per la Chie­sa e per il mondo. Se di­ve­ni­va chiu­so non era più un luogo di vita ma un peso di­spo­ti­co che po­te­va solo com­pli­ca­re la vita. È la pro­spet­ti­va che il Papa ha vo­lu­to cor­reg­ge­re in to­ta­le sin­to­nia con il la­sci­to del sa­cer­do­te di Desio”

 

Credo sia necessario recuperare questi accenti cristiani fondamentali e forse quello più fondamentale coincide con l’essenza della Chiesa, scaturita dallo svolgersi dell’incarnazione di Cristo, e il Suo (di Cristo) possesso di coloro che lo seguono.

Credo sia il Mistero fondamentale per tutti i cristiani, non solo per i cattolici o i ciellini…

Ma sono aperta ad altri aspetti essenziali che mi vengono pure in mente, ma scaturiscono tutti dal fatto dell’Incarnazione.

Il midollo del Mistero

In questi giorni davvero stupita dalla fantastica intuizione del Papa di indire un Anno Santo della Misericordia.

Mi è capitato un passaggio interessante sulla misericordia a pag. 1073 della vita di don Giussani di Savorana:
“la parola misericordia è il midollo del Mistero. Tutto il resto lo si può immaginare, ma la parola misericordia è impossibile da immaginare. È la speranza del delinquente che era con Gesù sulla Croce. ma anche sull’altro(delinquente) non è tutto detto, perché il Mistero potrebbe anche averne avuto compassione”

Cristo non c’entra: c’entra a un livello al di là del tempo e dello spazio; è un’ispirazione morale ….“trascendentale”

Nell’analisi della nostra storia recentemente pubblicata nella vita di don Giussani di Savorana compaiono alcuni elementi illuminanti sull’esperienza Cristiana.

In occasione degli Esercizi di Rimini di quest’anno dal titolo “Nella corsa per afferrarlo” a pag.28 e seguenti si dice cosa successe negli anni 80 e si riportano ampi brani della biografia. Trascrivo alcuni passaggi.

“… vivere la novità portata da Cristo dell’appartenenza alla Chiesa (…) non sembrava abbastanza. Costruire la comunità cristiana sembrava insufficiente per la portata della sfida, occorreva “fare qualcosa”. E l’immagine di questo “fare” era dettato dalla impostazione degli altri: si trattava di una mossa uguale e contraria a quella degli altri (…)

Quale fu (… ) la modalità di risposta allo smarrimento? (…) abbiamo fatto un’infinità di iniziative (…) presi dal fremito di fare , di riuscire a realizzare risposte e operazioni in cui noi potessimo dimostrare agli altri che, agendo secondo i principi cristiani , si faceva meglio di loro. Solo così avremmo potuto avere una patria anche noi”

Si cercò cioè ci superare lo smarrimento con una volontà di intervento, di operatività, di attività, con un “buttarsi a capofitto seguendo il mondo”, in uno sforzo e in una pretesa di cambiamento delle cose con le proprie forze, esattamente come gli altri. (…) Senza che ce ne rendessimo conto, avvenne, dice Giussani, “il passaggio da una matrice a un’altra matrice, … minimizzando e rendendo il più possibile astratto il discorso e il tipo di esperienza cui si partecipava ” (…) Venne operata una riduzione o una vanificazione dello spessore storico del fatto cristiano,… minimizzandone la portata storica… rendendolo il più possibile vano come incidenza storica”.

(…) Tutto ciò che si stava vivendo allora dell’appartenenza al Movimento (l’educazione ricevuta, la caritativa, la presenza quotidiana nelle scuole e nelle università, la risposta ai diversi bisogni) era come svuotato, non era stimato sufficiente: occorreva fare altro per mostrare che anche noi eravamo interessati alle sorti del mondo, che avevamo un progetto e una prassi migliore.

Tale posizione portava a una serie di conseguenze indicate da don Giussani, a pag. 29. Ne indico la prima che mi pare impressiona teme te coincidente con l’attuale posizione di molti:

“Una concezione e efficientistica dell’impegno cristiano, con accentuazioni di moralismo”. Altro che accentuazioni: con riduzione totale a moralismo! Per che cosa si doveva rimanere ancora cristiani? Perché il cristianesimo ti spinge all’azione, ti spinge all’impegno e basta!… il cristiano ha ancora diritto di rimanere nel mondo solo nella misura in cui si butta nell’azione mondana: è il cristianesimo etico. Davanti al bisogno del mondo, vi è l’analisi di esso, la teoria per rispondervi e la risposta secondo questa teoria…. Cristo non c’entra: c’entra a un livello al di là del tempo e dello spazio; è un’ispirazione morale ….“trascendentale”

 

“L’ideologia ci invade totalmente…”

Nella vita di don Giussani che sto leggendo, sono arrivata al 1973 quando ci fu il raduno degli universitari di Cl con il titolo “Nelle università per la liberazione” al Palalido di Milano. Tra la folla che assisteva al momento pubblico c’era anche, con un quadernetto e penna per gli appunti, l’on. Moro che voleva conoscere meglio i giovani di Comunione e Liberazione. Don Giussani non partecipò ma pochi giorni dopo defini’ quello che sembrava essere stato un successo “una fuga in avanti di un gruppetto leader”.

“E – continua il testo di Savorana a pag. 469 – il 20 maggio 1973 (don Giussani) segnala un errore in cui si è incorsi nell’organizzazione, ovvero porre la “speranza sulle idee politiche proprie o altrui” (…) “La cosa più orrenda del convegno così mirabilmente riuscito del 31 marzo, ma comunque significativissima come strumento che Dio dà alla nostra contrizione” è “che gli applausi più lunghi in un convegno di testimonianza al mondo, per la prima volta in così grande stile, sono andati all’affermazione che noi non andiamo con nessun partito o (al no) al fermo di polizia”. Per Giussani è una vergogna: “Volevo scomparire quando ho sentito questo”. E questa è l’origine della sua disapprovazione: “Ciò che è privilegiato in noi non è Cristo, non è il fatto nuovo: ragazzi, non crediamo ancora. L’ideologia ci invade talmente, che ciò che non potrebbe che essere secondario rispetto alla comunione – perché che tu abbia un’opinione differente dalla mia, questo è naturale – diventa prevalente operativamente, nel giudizio che si dà, e nell’azione che ne consegue”, fino al punto che “la comunione non ha più spessore”. E la vita del Movimento si impoverisce, riducendosi ad un seguito di parole: “La proiezione meccanica del discorso, credere che all’università Cattolica siamo presenti, si faccia missione perché noi ripete il discorso, non è una cosa rara. O credere che si sia presenti nel mondo della scuola perché si fa l’assemblea di Comunione e Liberazione è una cosa molto facile a trovarsi, nel maggioranza i noi”.

“La bellezza è la verità che si comunica a noi attraverso un’attrattiva”

“La bellezza è la verità che si comunica a noi attraverso un’attrattiva, nell’anima nostra sorgono profondi discorsi e profonde esperienze di vita e può essere che noi tendiamo a fermarci a questo, a vivere la parola di Dio solo esteticamente.

Invece, seguire la sapienza nuova coincide con una morte, la morte dei nostri pensieri, dei nostri sentimenti, del nostro modo di fare: implica una rottura,  una contrizione della nostra persona, perché “i nostri pensieri non sono i suoi pensieri” (…) .

Obbedire alla Sua volontà è lo strumento col quale Egli ci vuol far aderire totalmente a Lui, secondo la Chiesa, nella circostanza effimera, banale, nella quale ci ha chiamato. Solo attraverso la fede e l’aderire a questo fatto con cui Dio ci porta, riflettendo e amando, aderendo volontariamente ai momenti ordinari di una regola quotidiana, ci rende corpo e sangue della volontà del Padre.

Mai possiamo aderire di più alla misericordia di Dio che nell’ubbidire alle persone, alle pietre dove Dio ci ha collocati”.

(Vita di don Giussani di Savorana,pag.446/447)

“Una tenerezza che si immedesima con la situazione del nostro niente”

“Si naviga nel buio assoluto su di se’, sulla propria origine e sul proprio destino se non si affonda la coscienza di noi dentro il mare di questa parola nel suo aspetto primo, quello che suggerisce l’altra parola della Bibbia: “Ti ho Amato di amore eterno, perciò ti ho attirato a me avendo pietà del tuo niente”.

Per questo (…) è venuto Cristo, Lui “porta su di se’ il nostro niente, la nostra confusione, l’oscurità nel cammino, i nostri smarrimenti, la nostra meschinità, la nostra incommensurabilità con il significato dell’ora e del gesto, la nostra vera miseria”.

La misericordia è “una tenerezza che si immedesima con la situazione del nostro niente, della nostra resistenza e della nostra inconsistenza”, ma è anche la forza, “la forza con cui la tenerezza vince, conduce e guida, sostiene, compie la nostra miseria”. (Vita di don Giussani di Savorana, pag. 444,445)

La coerenza e la conversione

Il 13 settembre 1973, alla diaconia diocesana di CL a Milano don Giussani si riferisce al rischio di una riduzione associazionistica dell’esperienza di CL…. E osserva: “per la stragrandissima maggioranza della gente del Movimento, la comunione si identifica con la somma di iniziative e con la somma di rapporti. Non è questa la comunione. La comunione è una natura nuova mia, una natura nuova che è entrata nel mondo e che fa una natura nuova in me e perciò il rapporto con te deve essere diverso”

La caratteristica peculiare del Movimento … è “la prevalenza del fatto sulla dialettica, e quindi dell’esperienza sul discorso” …. “Se il movimento non recepisce questa indicazione, l’anno venturo noi saremo disastrata, l’anno venturo noi saremo fracassati. Perché è di un’urgenza atroce: proprio la fioritura delle iniziative, la potenza stessa degli impegni che ci siamo assunti, tutto si collasserà” … “Proprio a questo punto Domine Iddio ci fa capire che non è quella la conversione, ne’ la conversione è dire: “Bisogna essere coerenti moralmente”, perché l’essere coerenti moralmente trae la sua forza e la sua possibilità stessa da una mentalità nuova, da un’autocoscienza nuova”. (Da “La vita di don Giussani”, pag.437)

 

È Dio che ti fa l’occhiolino…

“Quando sei al massimo dell’esasperazione nel disprezzo di te e nel rifiuto della vita, dici, accusandoti: “Io sono un verme strisciante”; e chi trovi al tuo livello? Al tuo basso livello? Ci trovi Dio, Gesù Cristo, volontariamente sceso al tuo livello. I piedi arrivano fino a terra, fino alla superficie della terra, e li’ c’è Dio, curvo a lavarteli e baciarli (…)Ogni volta che il quotidiano ti scandalizza,  che il normale, la gioia o il dolore, le cose, la materialità della tua situazione ti scandalizza, segna quel momento come un comparire di Dio che ti fa l’occhiolino, di questo Amico che ti fa segno:” Guarda mi, sono qui, dove è che stai con il naso? Sei un po’ strabico? Riconosciamo, sono qui”. È qui, nelle cose; è qui, nei fatti”. (Vita di don Giussani, pag. 432)

“…due fattori da non perdere di vista: la preghiera e l’amicizia”

Da “Vita di don Giussani” di Savorana, Pag. 420

Vita di Don Giussani“La risoluzione definitiva del problema del mondo passa attraverso il rapporto Dio-singolo, cioè passa attraverso il fenomeno della persona: La persona è il punto in cui cala il bolide divino per mettere a soqquadro o per mettere a posto il terremoto del mondo.”. E’ perciò “nel cambiamento della persona che opera l’avvenire più giusto e più sano. E’ il concetto cristiano di conversione”. Ma ci sono due fattori da non perdere di vista: la preghiera e l’amicizia.

Della preghiera Giussani dice che è il tempo in cui la persona prende coscienza, riconosce e accetta, grida a questo aculeo divino che penetra dentro la sua esistenza, perciò è solo da essa che può si può sprigionare una azione reale, indomabile, inesauribile anche se nessuno ti capisce, anche se le cose non vanno bene come avresti pensato. Non ti può fermare nessuno. Ti rendi sicuro  di fronte all’ universo, sicuro di un Altro.

Quanto all’amicizia (…) “Non boicottiamo, come normalmente facciamo, questo termine alterandolo nel suo valore autentico”, perché l’amicizia è ” il rapporto che ti richiama alla presenza che ti è venuta dentro, come se si fosse sprigionata tutta l’energia atomica dell’universo”.

(…)”Noi, amici miei, dopo tanta compagnia dobbiamo riconoscere che sono questi due fattori che non abbiamo. Abbiamo tutto; ma non questi due fattori perché è personale il primo ed è assolutamente personale il secondo”.

La scelta cristiana

Un episodio della vita di don Giussani che avevo dimenticato e che ho ritrovatoVita di Don Giussani nella sua biografia recentemente pubblicata.

In un dialogo con don Zeno Saltini questi gli dice: “Supponete che ci sia una corriera che costeggi un canale; a un certo punto si vede una persona che cade nel canale. La corriera si ferma e tutti a dire: “Maledetto governo che non ha messo il parapetto, che non ha messo qui la polizia, occorre cambiare le strutture del governo!”. Uno, senza dir così, si butta in acqua ed è là sotto che cerca di  afferrare il corpo di quel poveretto lì. Chi è più col popolo? Quel che è sotto o quelli che parlano sulla riva?”. Giussani commenta che quella compiuta da chi si getta in acqua “è  la scelta cristiana” (pag. 422)

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