La bella Chiesa parrocchiale di Settimo san Pietro

Da Il Portico, settimanale diocesano:

img012 ritagliata- Copia

Il testo dell’articolo per chi lo vuol leggerlo meglio:

Era Natale del 2012 e nell’aria di festa e di gioia preparata da un Avvento intensamente vissuto, don Elenio, prima di congedarci dopo la S. Messa, ci comunicò che di lì a poco sarebbero iniziati i lavori di restauro per la nostra  Chiesa parrocchiale.  Non ci ha lasciato il tempo nemmeno per l’inizio di un certo  inevitabile sgomento; perché ci ha subito mostrato l’aspetto più bello e provvidenziale della cosa: il restauro della Chiesa  proprio nell’anno dedicato alla fede! un segno inequivocabile che accanto al restauro della Chiesa materiale, anche noi parrocchiani eravamo chiamati al restauro più bello e fonte di letizia: quello del nostro cuore. E così quella definizione – che tanto  piace al nostro parroco – di una Chiesa come cantiere sempre aperto,  non era  solo più una metafora: dapprima c’è strato il lavoro febbrile di molte famiglie della parrocchia per liberare  nel minor tempo  possibile l’edificio di banchi, mobili, arredi sacri, statue di santi e sistemarli in luoghi sicuri o in oratorio (dove l’intera attività parrocchiale si è trasferita); poi – nel periodo successivo e per questi pochi mesi – i capannoni e gli attrezzi davanti all’ingresso della Chiesa ci hanno ricordato e ci ricordano ogni giorno la provvisorietà in cui ci troviamo, che in fondo è segno della perenne e totale dipendenza di noi creature da un Padre  buono che ci dà le risorse per affrontare tutto dignitosamente e… anche con bellezza! Se c’è collaborazione, solidarietà e letizia.

Ed a breve (lo scampanio di prova di questi giorni è un segno inaspettato e festoso!), grazie soprattutto a don Elenio che non ha dato tregua alle diverse imprese chiamate a lavorare in contemporanea, la nostra bella Chiesa le cui origini risalgono al XV secolo, ci verrà riconsegnata in tutto il suo splendore. Da anni aspettavamo i lavori di restauro, ma occorreva sbrigare tutta una serie di pratiche legate alla burocrazia; ed ecco che ogni ostacolo è stato sorprendentemente superato e i lavori sono iniziati il 7 gennaio di quest’anno. I primi interventi, risalenti a qualche mese fa, hanno permesso di scoprire, nell’antica sacrestia, una porta che si apriva sul sagrato, oppure un fregio floreale su sfondo azzurro o anche l’antichissimo pavimento  in ardesia. A conclusione del restauro, i lavori di pulizia dell’altare e del pulpito, il ripristino dell’antica pavimentazione in marmo bicromo di Carrara, la pulitura degli elementi decorativi, la sostituzione degli infissi, accompagnati dal rifacimento dell’intero impianto elettrico seriamente compromesso, ci hanno ormai restituito la bella Chiesa dedicata a San Pietro Apostolo in tutto lo splendore precedente ai numerosi interventi che nei secoli si sono succeduti. E anche la Bussola in legno all’ingresso, del XVIII secolo,  modificata nel corso degli anni in modo improprio, è stata affidata, per iniziativa del Parroco, ad un laboratorio di restauro della zona da cui aspettiamo che ci faccia rivedere le originarie coloriture, decorazioni e dorature.

Tutta questa situazione, che avrebbe potuto avere conseguenze destabilizzanti per la mancanza di un punto di riferimento fondamentale come la Chiesa parrocchiale, si è invece rivelata come l’opportunità di vivere l’essenzialità della fede che sa bene che la Chiesa non è innanzitutto una struttura, ma il Corpo Mistico di Cristo di cui noi siamo le membra. E lentamente, attraverso le circostanze apparentemente contrarie, stiamo imparando a riscoprire la bellezza della fede che non è legata innanzitutto a un luogo materiale, ma viene alimentata e incrementata sotto una guida sicura che il buon Dio non fa mai mancare. Così, l’imprevedibilità di certe iniziative, la precarietà della nostra sistemazione nell’oratorio, le nuove esperienze legate direttamente o indirettamente all’anno liturgico – inserite sapientemente in un oculato piano pastorale che non ci ha fatto mancare davvero niente di tutta la ricchezza che la vita cristiana può offrire –  ci hanno aiutato a capire che la fede, la fiducia in Dio, offre una risposta adeguata a qualsiasi situazione; e il richiamo continuo del parroco che in modo sorprendente anticipa o ripropone gli interventi così veri di Papa Francesco, è davvero  una ripetuta conferma che è bello essere cristiani.

Viva i bravi infermieri!

Non credevo che ce ne fossero più così. Ma ieri  ho avuto bisogno di un infermiere per una iniezione urgente e ho avuto la sorpresa di incontrare un giovane che lavora in ospedale  e che, quando lo chiamano, fa volontariato. Era così attento e rispettoso che mi sono chiesta se appartenga a questo mondo, viste le personali ripetute esperienze negli ospedali pubblici non molto entusiasmanti. A dire il vero solo una volta mi capitò di vedere e notare in una camera di ospedale una giovane infermiera che non ho mai sentito parlare… ma mi bastava vedere come si comportava con gli ammalati che la chiamavano: aveva un’attenzione e una tenerezza, che invece che la regola, negli ospedali pubblici da me frequentati, era davvero un’eccezione. Voglio proprio ringraziare questo amico che mi ha ricordato che la bontà esiste ancora!

10 for Syria

L’editoriale di SOL

anteprima

Chi resta vicino al popolo mentre anche il  premio Nobel per la pace arma la guerra in Siria? 10forSyria, il nostro contributo per aiutare i profughi.
SamizdatOnLine
#10 for Syria
La guerra civile in Siria sta avendo ripercussioni notevoli sui paesi confinanti, in particolare Libano e Giordania dove migliaia di famiglie in fuga dal conflitto si sono rifugiate e continuano ad arrivare ogni giorno lasciandosi alle spalle case distrutte, violenza e spesso parte della famiglia.AVSI per rispondere all’emergenza lancia dal 17 giugno al 31 agosto la campagna di raccolta fondi #10forSyria che invita a donare 10 euro per continuare a sostenere le popolazioni rifugiate:
Dona 10 euro e riempi una cisterna di 2.000 litri di acqua.
Dona 10 euro e compra 2 kg di fagioli, 2 di riso, 2 di zucchero e 2 lt di olio.
Dona 10 euro e paga 1 ora di corso di recupero per un bambino siriano.
La campagna viene realizzata sui social network Twitter e Facebook con fotografie e aggiornamenti quotidiani e sul sito www.avsi.org attraverso storie e fotogallery bisettimanali.

CREDITO VALTELLINESE – Sede Milano Stelline, Corso Magenta 59
Iban: IT04D0521601614000000005000
c/c intestato AVSI FONDAZIONE   –   Causale: Siria

È lunga la lista della spesa che i colleghi di AVSI in Libano e Giordania fanno a chi li interroga circa i bisogni più urgenti.
 La crisi siriana non sembra ridurre il suo impatto devastante, aumentano i morti e aumentano i profughi. I dati ufficiali fanno venire i brividi: milioni di persone che hanno abbandonato le loro case e il rischio continuo che da un momento all’altro la crisi si armi anche in Libano o in Giordania.

In questo contesto AVSI oramai da diversi mesi sta lavorando per portare un po’ di sollievo alla popolazioni profuga in fuga e sia Marco Perini da Beirut che Simon Sweiss da Amman parlano all’unisono: “Quello che sta succedendo da queste parti sembra interessare pochi, ma abbiamo bisogno di aiuto perché ogni giorno la situazione peggiora e naturalmente colpisce principalmente i più deboli a cominciare dai bambini”. I numeri di quello che AVSI ha fatto fino ad oggi in Libano e Giordania parlano di 17.500 persone aiutate con materiali di prima necessità, 1.063 persone assistite con cibo e medicinali, 600 studenti accompagnati nel loro difficile percorso scolastico con corsi di recupero, 1.250 bambini e giovani supportati con attività psico-sociali e decine di attività fatte sulle singole persone per rispondere a bisogni specifici.

Papa Francesco ai partecipanti all’incontro del 5 giugno di coordinamento tra gli organismi caritativi cattolici che operano nel contesto della crisi in Siria, promosso dal pontificio consiglio “Cor Unum”, ha ricordato:
“La partecipazione di tutta la comunità cristiana a questa grande opera di assistenza e di aiuto è un imperativo nel momento presente. E pensiamo tutti, tutti pensiamo alla Siria.”

Articoli correlati:
Noi cristiani siriani andiamo incontro al martirio. L’Occidente non armi chi vuole trasformarci in un califfato – Tempi
Le guerre di Libia e Siria sono state pianificate contemporaneamente e prima dei disordini – Vietatoparlare
L’opportunità giusta, per Giuliano Delnevo. E per noi – Cultura Cattolica
La civiltà cattolica: soluzione politica per dare un futuro alla Siria – SIR
Assad: Rapporto Usa pieno di bugie. Mosca: é un errore, come con Saddam – La Stampa
Caro padre Dall’Oglio non sei il portvoce di noi cristiani in Siria – La Stampa
Obama, un Nobel per la pace sbiadito – Tempi
Gli Usa armano i ribelli in Siria. Ecco perché cristiani, osservatori, siriani e ministri non sono d’accordo – Tempi

Cuccuru Nuraxi

Da casa mia si può vedere in lontananza il colle di Cuccuru Nuraxi (collina del nuraghe), famoso perché nelle sue viscere contiene un tesoro prezioso: un tempio a pozzo di cui fornisco la sezione e le foto delle vedute interne offerte dall’opuscolo “Il tempio a pozzo di Cuccuru Nuraxi” di Enrico Atzeni, Paolo Bernardini e Giovanni Tore  che sono gli archeologi che hanno fatto ed esaminato gli scavi nella ricchissima zona archeologica di questa collinetta negli anni 60. Una collinetta dove si sono succedute diverse civiltà: quella nuragica e quella romana in particolare, come risulta dal ritrovamento di reperti archeologici già effettuato e da completare.

Ricordo di esserci entrata molti anni fa e il  cunicolo stretto con gradoni altissimi non era certo agevole a percorrersi, ma era necessario per arrivare alla base del tempio a pianta circolare con al centro un pozzo sacro profondo trenta metri. Se avessi saputo che gli abitanti abituali di quel cunicolo che attraversava le viscere della collina erano i gechi… ehm… non so se avrei affrontato quella discesa che mi sarebbe costata dolori miscolari per tutta la settimana successiva.

Adesso riporto di seguito due pagine dell’opuscolo in cui si può vedere la sezione del tempietto a volta ogivale:

Ora invece riporto le vedute interne bel pozzo dentro il quale ricordo che un amico aveva  introdotto una lunghissima corda con una pila accesa per mostrarcene la profondità