Amicizia, paternità, maternità

Da Il Miracolo dell’ospitalità di L. Giussani:

Pag. 76

“L’ideale dell’amicizia si chiama paternità e maternità. Il padre è colui che mette in vita per la felicitrtà, la madre è colei che mette in vita per la felicità: la fecondità è mettere sulla strada per quella completezza che è la felicità, e l’amicizia è la compagnia giudata alla felicità.

(…)

“Convogliare una presenza [la presenza dell’amico] sempre più verso il suo destino è paternità e maternità. Una madre e un padre che generino fisicamente un figlio e poui lo abbandonano dopo tre giorni, evidentemente non sono né padre né madre. E’ per questo che un uomo e una donna che non hanno figli e che adottano un figlio sono veramente padre e madre nella misura in cui educano il figlio. Molto più della grande maggioranza che gettano fuori dal ventre il figlio e non lo educano, non si curano del suo destino [cioè della sua felicità].

“Perché ti ho amato!”

Mi sto cimentando in questi giorni con  un nuovo libro…. cioè… non è proprio nuovo, perché l’ho già letto una decina di anni fa, ma lo sto rileggendo con interesse e vi scopro delle perle nascoste preziosissime.

Si tratta  de “Il miracolo dell’ospitalità” di Luigi Giussani, dove si può conoscere l’esperienza incredibile e bellissima della possibilità dell’accoglienza del diverso che è un’esperienza pluridecennale delle famiglie per l’accoglienza  , ma che ha alla radice delle motivazioni ragionevolissime e comuni a tutti gli uomini.

Non sto a riassumere il contenuto, ma mi limito ad un passaggio che per me è stato come una folgorazione.

All’origine della capacità di accoglienza vi è la consapevolezza di essere amati in modo totale e ineffabile. E chi ama me in questo modo indescrivibile è Colui che mi permette anche in questo momento di scrivere perché è l’origine, il fine e la consistenza di tutto. Ed ecco il passaggio che mi ha lasciata senza parole:

“Perché mi hai creato?”. “Perché ti ho amato!”. “E perché mi hai amato?”. “Perché ti ho amato!”. “E perché nella confusione delle tenebre del mondo, Tu sei venuto come luce sul mio cammino, sulla mia strada, mi hai afferrato e collocato dentro di Te, dentro il mistero della tua persona, mi hai chiamato alla comunione con Te?”. “Perché ti ho amato!”. “E perché mi hai amato?”. “Perché ti ho amato!”. La gratuità è l’infinito, che è regione a se stesso. “E perché nella lunga fila del popolo cristiano, così facilmente distratto, così facilmente distolto dal suo centro dal mondo in cui vive, così facilmente abbandonato, come pecore abbandoinate dai pastori, mi hai raggiunto così concretamente in quella tale occasione che mi ha determinato a un atteggiamento, ad un assetto di vita diverso?”. “Per amore, per carità, gratuitammente, “gratis”. (pag.24)

Non aggiungo altro, ma mi riservo di tornare sull’argomento!