Un sogno

Passeggiavo nelle prime ore del mattino  lungo la riva del mare. Ero sola e potevo contemplare sotto le acque limpide una miriade di ciottoli di varie dimensioni e colori che la risacca lambiva ma non riusciva a risucchiare. Ce n’erano di tanti colori, qualcuno era anche trasparente… qualche pezzo di vetro che l’erosione dell’acqua aveva levigato e reso inoffensivo. Ce n’era uno, piccolo levigatissimo e nero, un po’ più piccolo di quelli belli e sottili che afferravo da ragazzina per lanciarli sull’acqua tranquilla e farli rimbalzare. L’ho raccolto: era nero, ma alla luce del sole mattutino già brillava. Allora ho pensato che quel ciottolo sottile e lucente aveva una storia lunga, lunga come la mia. All’inizio sarà stato un pezzetto di roccia tutto rugoso e tagliente, poi, un destino misterioso l’ha portato lì, nel vasto mare, sulla riva e la risacca di secoli l’ha trasformato in una lamina nera che il sole fa brillare. Anch’io ho la mia lunga storia rugosa e scomoda, ma poi la tenerezza dell’oceano con la pazienza dei giorni e degli anni, mi ha modellato e sta lentamente arrivando al cuore rimasto giovane sotto le scorie del tempo.

Se abbiamo scelto la via della falsità, non dobbiamo essere sorpresi se la verità ci sfugge

Mi ero fermata dopo queste righe e non immaginavo il seguito che trascriverò e che mi ha fatto riflettere sull’esortazione di Benedetto XVI ci dava quando parlava di “allargare la ragione”, mentre Papa Francesco ci dice con parole diverse ma sempre con lo stesso significato di “allargare il cuore”.

Ecco il seguito della citazione (indispensabile per capire il tutto) di cui ho detto:

Pagg.33,34

“Per me essere santo significa essere me stesso. Quindi il problema della santità e della salvezza è in pratica il problema di trovare chi sono io e di scoprire il mio vero essere.

Alberi e animali non hanno problemi. Dio li ha fatti quali sono senza consultarli, ed essi sono perfettamente soddisfatti.

Per noi è diverso. Dio ci lascia liberi di essere ciò che preferiamo. Possiamo essere noi stessi , o non esserlo, a nostro piacere. Siamo liberi di essere reali o illusori. Possiamo essere veri o falsi, la scelta dipende da noi. Possiamo portare ora una maschera, ora un’altra, e non apparire mai, se così vogliamo, con il nostro vero volto.

Ma non possiamo operare queste scelte impunemente. Ogni causa ha il suo effetto: se mentiamo a noi stessi e agli altri, non possiamo pretendere di trovare la Verità e la realtà ogni volta che ci accade di desiderarle. Se abbiamo scelto la via della falsità, non dobbiamo essere sorpresi se la verità ci sfugge quando – finalmente! – siamo giunti a sentirne il bisogno.

Ecco perché non c’è da annoiarsi mai!

Maria non si ferma ad una prima comprensione superficiale di ciò che avviene nella sua vita, ma sa guardare in profondità, si lascia interpellare dagli eventi, li elabora, li discerne, e acquisita quella comprensione che solo la fede può garantire. E’ l’umiltà profonda della fede obbediente di Maria, che accoglie in sé anche ciò che non comprende dell’agire di Dio, lasciando che sia Dio ad aprirle la mente e il cuore. «Beata colei che ha creduto nell’adempimento della parola del Signore» (Lc 1,45), esclama la parente Elisabetta. E’ proprio per la sua fede che tutte le generazioni la chiameranno beata.

Dall’udienza generale del 19 dicembre del 2012 di Benedetto XVI

Mi ha colpito moltissimo questo aspetto della  interiorità di Maria. Anche perché tutta la vita e il mondo sono profondamente pervasi dal Mistero.

Sì, possiamo arrivare a scoprire certe leggi della natura, certi meccanismi quasi infallibili. Ma ci sono dei fatti inspiegabili, delle circostranze impreviste, delle frasi udite quasi per caso, che dopo anni, talvolta anche decenni acquistano il loro significato. E allora è un trionfo grato dell’intelligenza che si accorge di aver custodito, quasi senza saperlo, l’espressione sintetica, come l’apparenza di un fatto, una parola,  un gesto e finalmente ne percepisce il significato profondo. E si intuisce che la nuova scoperta non è altro che un nuovo punto di partenza, uno dei tanti gradini da salire verso la scoperta del significato totale.

Ecco perché nella vita, che diventa avventura della conoscenza, non c’è da annoiarsi mai!

 

Sto a vedere…

Non ho mai capito quella frase di Gesù alla Madre nel film di Mel Gibson, The Passion.

Si risollevava da una caduta sotto la pesante croce in una maschera di sangue e Maria addolorata e premurosa gli si avvicinava per sostenerlo quasi; e Lui: “Ecco: io faccio nuove tutte le cose”

Una risposta per me a lungo enigmatica: come può uno in quelle condizioni dire una frase così?

L’altro ieri, improvvisamente, mentre sentivo parlare un amico della bellezza e della gioia della vita cristiana, dopo tanti anni, ecco tornarmi alla mente quella frase.

Sì, il Cristianesimo che non è altro che la sequela di Cristo, è l’esperienza della continua novità. E me ne accorgevo mentre sentivo per l’ennesima volta una canzone molto bella sentita e cantata tante volte , Il viaggio di C.Chieffo, ma mai capita davvero.

Quelle parole descrivevano in modo impressionante la mia esperienza ed io prima non potevo capirle perché un’esperienza simile non l’avevo proprio fatta; l’avevo solo immaginata. E tra lo struggimento del desiderio e la certezza di un’esperienza fatta e confermata c’è la grande differenza della gioia che si attua.

Sul momento,presa dall’incalzare delle testimonianze belle che ho udito, non mi sono soffermata su questa strana sensazione di novità. Poi, prima della pizzata, mentre a occhi chiusi per un improvviso malore, finivo di ascoltare P. , la frase enigmatica “Ecco, Madre, io faccio nuove tutte le cose” si è, dopo anni,illuminata: davvero tutto è nuovo se  si segue quell’Uomo-Dio che consola la madre con quelle misteriose parole.

Nuovo come il tono con cui una persona che stimo legge e parla (che strano ! sembra proprio diverso!), nuovo il tono della mia stessa voce quando leggo a voce alta là dall’ambone, nuovo il modo di guardare le faccende in cucina o il riprendermi dopo una caduta inevitabile. Tutto può essere nuovo davanti a Uno che è venuto per fa nuove tutte le cose. Il segreto ineffabile è riconoscerlo ed amarlo.

E tutto diventa fonte di una gioia segreta che penso non tarderà a venir fuori in modo straripante… perchè è come se ti scoppiase dentro..

Mah! Sto a vedere!

Amare l’altro

Ricevo questo contributo da Gianni Mereghetti e mi pare molto bello:

“Amare veramente l’altro incomincia solo a questo punto: quando tu accetti che l’altro è altro; ma non solo accetti che l’altro è altro, l’accetti veramente: vale a dire, accetti veramente che abbia il suo destino e il suo disegno.
Allora si capisce che se il suo disegno deve incontrare il tuo disegno, se la sua strada deve incontrare la tua strada, non è per l’opera né tua né sua, ma di un Altro: di chi origina il disegno dell’uno e dell’altro, vale a dire è il destino dell’uno e dell’altro.
Comunque, incominciando a percepire la consistenza irreversibile e ineludibile, inevitabile del tu, solo incominciando a capire questa alterità, uno incomincia a percepire la consistenza di se stesso, incomincia a percepire che anche lui ha una consistenza”

“Chiamami, parlami, raccontami…”

“Chiamami, parlami, raccontami…”


Che cosa può dire Gesù, che cosa può raccomandare o suggerire ad un suo sacerdote o ad un semplice fedele che si metta in atteggiamento di preghiera? Gaston Courtois, nel suo “Il Maestro parla al cuore” , immagina che il Signore parli così…


Chiamami in aiuto, con dolcezza, con calma, con amore.
Non credere che io rimanga insensibile alle delicatezze dell’affetto. Tu mi ami, certamente; ma provamelo di più.

Raccontami la tua giornata. Certo io già la conosco, ma mi piace sentirtela narrare, come alla madre piace il chiacchierio del suo bambino al ritorno da scuola. Esponimi i tuoi desideri, i tuoi progetti, i tuoi fastidi, le tue difficoltà. Forse che non sono in grado di aiutarti a superarli?

Parlami della mia Chiesa, dei vescovi, dei confratelli, delle missioni, delle suore, delle vocazioni, dei malati, dei peccatori, dei poveri, degli operai; sì, di quella classe operaia che ha troppe virtù per non essere cristiana, almeno nel fondo del cuore…

Parlami di tutti coloro che soffrono nello spirito, nella loro carne, nel loro cuore, nella loro dignità. Parlami di tutti coloro che muoiono in questo momento, di quelli che stanno per morire e lo sanno e ne sono terrorizzati, oppure sono sereni, e di tutti coloro che stanno per morire e non lo sanno.

Parlami di me, della mia crescita nel mondo e di quella che io opero nell’intimo dei cuori; e di ciò che realizzo in cielo a gloria del Padre mio, di Maria e di tutti i beati.

Hai domande da farmi? Non esitare. Io sono la chiave di tutti i problemi. Non ti darò la risposta immediatamente, ma se la tua domanda parte da un cuore che ama, la risposta, verrà nei con giorni successivi, sia per l’intervento del mio Spirito, sia attraverso gli avvenimenti.

(Gaston Courtois, Il Maestro parla al cuore, pp. 18-19 )


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“ho vissuto questi mesi solo fissando continuamente Gesù dentro le circostanze dolorose che mi ha regalato”

Cari amici,

molti di voi mi hanno scritto, vedendo il mio silenzio, preoccupati  che mi sia accaduto qualcosa. E di fatto il Signore in questi mesi mi ha provato duramente rendendomi per pura grazia, ancora più certo di appartenergli totalmente. Nessuna opera di Dio nasce senza che la libertà umana provocata dalla realtà, diventi una pura adesione all’essere.

Ancora una volta il Mistero è entrato fino al midollo delle mie ossa, per cui ho vissuto questi mesi solo fissando continuamente Gesù dentro le circostanze dolorose che mi ha regalato. Ci sono stati momenti che non riuscivo a vedere la luce e in cui mi ripetevo continuamente “io sono Tu che mi fai” attraverso le circostanze apparentemente negative  che ero chiamato a vivere. La cosa bellissima in questi mesi è stata la pace del mio cuore, una passione ancora più grande per i miei pazienti  terminali, i barboni o anziani abbandonati da tutti e per i miei bambini. Questi miei figli mi ripetevano “animo padre Aldo, perché offriamo il nostro dolore a Gesù per te”.  E aggiungevano: “Padre, tu ci hai sempre detto “animo” e adesso siamo noi a dirtelo”. Stando con loro era ed è per me un’allegria perché per me sono Gesù nella croce. “Tutto posso in Colui che mi dà la forza” afferma S. Paolo. Ebbene, ho toccato con mano la carnalità di questa esperienza. Ovvero non c’è niente di più bello e commovente che stare nella croce con Gesù, offrendosi come sacrificio al Padre, perché tutti gli uomini possano incontrare la misericordia del Padre. “È necessario soffrire perché la verità non si cristallizzi in dottrina” scriveva Mounier. Ed è vero perché altrimenti  è difficile gustare la bellezza di vivere affermando con la vita “Tu o Gesù”.  Gesù mi ha preso con sé dentro una modalità che non pensavo neanche come una ipotesi, e il mio povero SI a Lui è stato ed è sufficiente perché nella pazienza del tempo, che spesso sembra eterna, sperimentare la letizia di essere tutto, ma proprio tutto, di Gesù. Che bello tanto nel dolore fisico come quello morale vibrare della Sua compagnia. Vorrei augurare a tutti coloro che soffrono, in particolare ai depressi, di partire solo da Gesù per affrontare il dolore perché è tutta un’altra cosa. Solo così si può stare come in questi giorni davanti a Gabriel di 18 anni che sta morendo di cancro e piangendo chiede a quanti si avvicinano di dargli un bacio. E in questo piccolo gesto egli trova quel sollievo che neanche la morfina può dargli. È proprio vero, si può affrontare tutto, qualsiasi situazione dentro quell’abbraccio di cui parlano Giussani e Carrón. In questi mesi, oltre alla compagnia dei miei ammalati, dei due sacerdoti che stanno con me, è stata commovente l’amicizia di Marcos e Cleuza che più volte sono venuti apposta a stare con noi. L’ultima volta, alcuni giorni fa, sono arrivati alle 3 del mattino, a causa del ritardo dell’aereo. Avevano vissuto una giornata intensa, erano stanchissimi eppure, per poche ore di compagnia, hanno deciso di venire a visitarci, disdicendo tutti i loro appuntamenti del giorno dopo. Una gratuità possibile solo in chi è innamorato di Cristo. E non bastasse questo, la Provvidenza ci ha mandato padre Alberto per camminare assieme. È già arrivato ed è qui con noi, ma su questo voglio ritornare perché quello che è accaduto è spiegabile solo alla luce della Provvidenza e di una appartenenza radicale al Movimento. Sono stato un po’ lungo ma desideravo a questo punto, vedendo la preoccupazione da parte di molti amici, rispetto alla mia persona, mi è sembrato giusto raccontarvi un po’  di quanto sto vivendo. Amici, credetemi, non c’è niente di più bello, di più affascinante dentro il dolore, del guardare in  faccia Gesù e dirgli “Gesù sono solo e tutto tuo”. E questo è il segreto di ciò che Dio sta facendo con le opere di carità, espressione della sua tenerezza, del suo amore, della sua passione per l’uomo.

P.Aldo

Come trattiamo Cristo…

Come trattiamo Cristo, così trattiamo tutta la realtà [Se “la realtà è Cristo” quest’affermazione dovrebbe essere evidentissima]

“E’ una cosa terribilmente vera!

Trattate vostro padre, vostra madre, la vostra ragazza, lo studio, voi stessi, la gente che incontrate, la compagnia, la natura, il tempo quando vi alzate al mattino, tutto questo noi trattiamo come trattiamo Cristo, cioè come trattiamo quella Presenza.(…)

Sarebbe interessante dettagliare, perchè quello che ci impedisce (katekon) di trattare bene quella presenza è lo stesso atteggiamento che ci impedisce di trattare bene la donna a cui si vuol bene, il padre, la madre, nonostante tutte le apparenze: è un incadaverarsi, è un insepolcrarsi nella nostra misura. (…)

E tu non tratti la tua ragazza che così, non abbordi il problema dello studio che così, non ti spalanchi a quella Presenza.

(L. Giussani, Uomini senza patria, pag.130 e ss)

 

“suprema maleducazione, banale disinformazione o duro pregiudizio

Da Clandestino.zoom una riflessione:
i fischi, segno del cielo?

Durante il grande concerto di solidarietà per i terremotati al nome del Papa fatto dal Governatore Errani, è partita una selva di fischi.
Il Papa il giorno dopo, con sobrietà e senza fanfare è andato tra i terremotati. Prima di lui erano arrivati centinaia di migliaia di Euro della Chiesa e i volontari cattolici e della caritas. E allora perché quei fischi da una massa di giovani che si trovavano per fare solidarietà con la musica? E’ solo bestiale ideologica stupidità? E’ il segno di una distanza incolmabile tra molti giovani e la Chiesa?
E’ quel che ha seminato tra i giovani un cattolicesimo vissuto come “suocerismo” e potere? Cosa sono quei fischi, una suprema maleducazione, una banale disinformazione, un duro pregiudizio? O anche una specie di richiesta, di avviso? Mentre la Chiesa si avvita in lotte intestine di potere amplificate dai media in modo strumentale, e mentre nella vita reale della gente la Chiesa come istituzione è sentita lontana anni luce, non c’è forse in quei dolori, amarissimi e stupidi fischi un segno del cielo?

dr

Il sole splende sempre, anche dietro le nubi

Lucy è il mio personaggio preferito nel bellissimo librone “Le cronache di Narnia“, che sto lentamente rileggendo, (quasi una meditazione), perché mi colpisce quella sua apertura alla realtà, quello stupore davanti a tutto , quell’essere sempre serena e fiduciosa nonostante le eventuali contrarietà che la fanno piangere, quell’essere sempre la bambina del suo Aslan.

Mi piace moltissimo l’autore C.S. Lewis, di cui conosco davvero quasi tutti i suoi libri più belli (dalle Lettere di Berlicche a Il grande Divorzio)

Ma quel che più affascina è la magica semplicità con cui le vicende vengono narrate con echi lontani di cose già conosciute per gli adulti e con suggestioni fantastiche per i bimbi cui lo scritto è destinato. Credo che se fossi una nonna leggerei queste fiabe ai miei nipotini e li renderei felici, perché tutto è bello, vero, buono, anche se il male compare abbastanza spesso ma non ha mai l’ultima parola. E il nostro mondo così travagliato e confuso ha bisogno della magia dimenticata delle favole vere di quando eravamo bambini e credevamo con certezza che il bene avrebbe sempre vinto. E’ così; però ce lo siamo dimenticati e ci lasciamo prendere dallo sconforto per la nostra impotenza davanti al male.

Ma il bene vince con la stessa realtà del sole che splende sempre anche se ci sono le nubi.