Se non ritornerete come bambini…

Dagli Esercizi di Rimini 2018, pag. 48 ss

”Chi non accoglie il Regno di Dio come un bambino’ non entrerà in esso (Mc 10,15)”

Proposta non certo di un infantilismo ma di “un’apertura dell’animo che la natura assicura automaticamente nel bambino, tanto essa è condizione necessaria per lo sviluppo dell’umano, e che nell’adulto è, come valore, fatica conquistata” e Gesù ci mostra che non è una proposta di vita impossibile “Tutte le sue parole e i suoi gesti rivelano che Gesù guarda al Padre con l’eterno stupore del bambino:Il Padre è più grande di me…[…] Gesù sa di essere dono donato a se stesso, che non sussisterebbe senza Colui che si priva del regalo pur donandosi in esso…”

Sono delle pagine di una profondità e bellezza infinita e vi invito a continuarne la lettura. Se ci paragonassimo ad esse non smetteremmo mai di scoprire delle meraviglie. Cioè le meraviglie sempre più straordinarie riempirebbero il nostro sguardo sulla realtà e sulle circostanze. Ogni cosa verrebbe accolta con lo stupore della prima volta, perchè ogni minuto della nostra vita è dono che va accolto e reso motivo di grazie a Colui che ce lo dona; a partire dalla vita che, come diceva Chiara Corbella, ha avuto inizio e non finirà mai.

Vorrei poter sviluppare queste riflessioni che mi sono state suscitate dalla visione drlla foto di un frugoletto che si sollevava sui piedini per baciare una statua della Madonna. Certo anche il piccoletto intuisce che quella non è la Madre di Dio in persona, come una foto che rappresenta il papà non è il papà. Da grandi vorremmo avere quella semplicità, ma troppi detriti si sono accumulati nel nostro cuore e tutta la vita dovrebbe essere l’avventura nostra e del Buon Dio, per eliminare quei detriti ad uno ad uno e riconquistare la purezza e gioia di quello sguardo del quale siamo stati dotati fin dai primi vagiti.

Una prospettiva vertiginosa

Leggevo queste righe che ora copio:

Dagli Esercizi di Rimini 2018, pag.18”

“ Conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, come il Padre conosce Me e Io conosco il Padre”.(…)”Gesù non parla di una conoscenza intellettiva, no, ma di una relazione personale, di predilezione, di tenerezza reciproca, riflesso della stessa relazione intima d’amore tra Lui e il Padre”.

Meno di questo non è conoscenza di Cristo e del Padre. Gesù vuole portare noi, le sue pecore, alla stessa conoscenza, allo stesso livello di intimità che Lui,il Pastore, ha con il Padre.

Questa prospettiva mi pare fantastica! L’oggetto della predilezione sono io, tu, e Lui; ma la prospettiva è il mondo per Lui, per me, per te!