Il Matrimonio non come istituzione in cui trovare rifugio…

 Maria e Giuseppe appaiono adulti non perché bravi e santi, ma per il fatto di non essere per niente protesi a cercare l’uno nell’altro il compimento della vita.

Il loro matrimonio appare veramente come la strada scelta per camminare verso il Destino e non come un’istituzione dove cercare rifugio, pace e tranquillità’. Quanti rapporti vivono con la solita pretesa che l’altro possa rispondere a tutto il dramma che ciascuno ha nel cuore, trasformando quel legame in una relazione sottilmente violenta, frustrante e piena di paura. Ma il problema non è mai nel rapporto, bensì all’origine, nell’io . Costruire un “noi“ senza che ci sia un “io” risulta infatti un’impresa disastrosa e raccogliticcia, piena di sogni e di fantasie, ma povera di realtà e di profondità.

Quando a 25 o30 anni uno crede che il problema della vita sia accasarsi, significa che ha già perso il punto della questione: non tanto cercare qualcuno da sposare, quanto fare tutta la strada – tutto il cammino –per sposare se’, la propria umanità e giungere cosi’ ad ammettere, magari tra le lacrime, che il nostro cuore ha bisogno soltanto di Cristo.

(http://www.ilsussidiario.net/News/Editoriale/2013/12/28/La-strana-coppia-Maria-e-Giuseppe/455152/)

Ps: per comprendere meglio in cosa consista il matrimonio cristiano consultate questo link e quelli ad esso connessi (la catechesi del Papa sul Matrimonio): http://it.clonline.org/default.asp?id=743&id_n=21507

L’avventura del matrimonio

Chi l’avrebbe mai pensato che sarebbe stato così.

Allora avevo tanta paura che quel “per sempre” che promettevo sull’altare non potesse reggere alla sfida degli anni. Non sapevo ancora la forza incredibile del Sacramento del matrimonio. E il Sacramento è un patto di cui Dio stesso si fa garante, se noi lo vogliamo. Mio marito ed io l’abbiamo voluto, fortemente voluto e mendicato in quarantatre’ anni di matrimonio, con la fedeltà totale alla Chiesa, anche nei sacramenti, perché volevamo che il patto restasse saldo. E il buon Dio non ci ha deluso.

Sono arrivati i figli e ormai sono adulti e mi rendo conto che è stata tutta un’avventura, l’avventura della fedeltà, voluta sopra ogni cosa.

Ora stiamo affrontando un momento non facile, dacche’ il 21 giugno del 2014 sono stata ricoverata d’urgenza… e allora è cominciata per mio marito, i miei figli, per me la lunga via Crucis che non so quanto durerà.

Ricordo lo sguardo disperato di mio figlio quando mi ha visto alquanto debole in ospedale… mi avevano appena praticato tre trasfusioni che non avevano fatto ancora effetto e comprensibilmente non mi reggevo in piedi… poi mi sono in po’ ripresa e ho subito mandato un sms proprio a lui per rasserenarlo.

È la cosa peggiore vedere un figlio che soffre… e il suo sguardo me lo rivelava: per me era insopportabile… perciò lui doveva sapere subito che stavo meglio.

Poi la lunga trafila di ospedali, visite, analisi… e non so quanto durerà… ma ogni giorno basta a se stesso nelle sue pene e nelle sue gioie.

Non si può proprio dire che mi annoio, anche se dal 21 giugno dell’anno scorso sono… in clausura quasi totale! A parte le inevitabili uscite per visite e controlli e terapie varie.

Quanto durerà? Riuscirò di nuovo a fare almeno qualcosa di quel che facevo prima?

Non lo so.

So solo che il buon Dio non mi lasciato sola un attimo e mi ha permesso di realizzare un’icona bellissima e altri esercizi altrettanto belli che mi fanno tanta compagnia.

E poi mi ha regalato una bellissima nipotina che ora ha quattro mesi e che contemplo nei tre video che il papà le ha fatto, ricordando che anche il piccolo Gesù Bambino doveva essere così …. È come se scoprissi il percorso di crescita umana che anche Gesù Bambino ha fatto guardando come si muove, come gestisce, come sorride…

Non vedo l’ora di potermi occupare di lei appena sto un po’ meglio!