Una prospettiva vertiginosa

Leggevo queste righe che ora copio:

Dagli Esercizi di Rimini 2018, pag.18”

“ Conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, come il Padre conosce Me e Io conosco il Padre”.(…)”Gesù non parla di una conoscenza intellettiva, no, ma di una relazione personale, di predilezione, di tenerezza reciproca, riflesso della stessa relazione intima d’amore tra Lui e il Padre”.

Meno di questo non è conoscenza di Cristo e del Padre. Gesù vuole portare noi, le sue pecore, alla stessa conoscenza, allo stesso livello di intimità che Lui,il Pastore, ha con il Padre.

Questa prospettiva mi pare fantastica! L’oggetto della predilezione sono io, tu, e Lui; ma la prospettiva è il mondo per Lui, per me, per te!

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Ciao a tutti! ma non me ne vado!

Chiedo scusa ai carissimi amici che hanno commentato i miei post ed ho approvato solo ora.

Sono mesi che sto combattendo con vari problemi di salute trascurati da sempre. Ora sto recuperando tutto ciò che non ho fatto per decenni. Ne avrò per altri mesi…

Comunque conto di tornare appena possibile.

Un abbraccio a tutti e, se non riesco per l’occasione, vi auguro ora una buona e santa Pasqua di Resurrezione.

 

“Ogni storia è una storia d’amore”

“Ogni storia è una storia d’amore”
È il titolo dell’ultimo libro che ho letto di D’Alessandro D’Avenia.
Mi piacciono i suoi libri così vibranti di bellezza, amore, verità; riescono sempre a mettermi in discussione e a commuovermi.
Questo si presentava un po’ diverso anche se non scevro di interesse.

Il punto di partenza è la vicenda di Orfeo ed Euridice narrata da Ovidio. Ma, come in diversi suoi romanzi, in un’opera della letteratura classica il nostro autore sa trovare la chiave per comprendere certe vicende umane apparentemente normali, e  riesce a farle vibrare di significati veri e affascinanti.
Mi chiedevo quale fosse il filo conduttore, non mi bastava il racconto mitico fatto da Ovidio, finchè non mi sono imbattuta in una frase che ha illuminato tutto il percorso del libro:

…”In verità, l’unico modo per guadagnare tempo è perderlo, paradosso di ogni storia d’amore che venga raccontata: noi guadagniamo tempo solo quando cresciamo, coè quando non rinneghiamo di avere un tempo finito, e cresciamo solo quando amiamo, cioè quando mettiamo il nostro tempo a disposizione di chi abbiamo scelto,per moltiplicarne e ampliarne la vita. Solo allora un destino erotico si trasforma in una donazione eroica e .c’è una storia da raccontare. (…) E quanto coraggio ci vuole per amare…”

Scoperta la chiave di lettura non mi resta che… ricominciare a leggere il libro!

 

BUON NATALE

Volantone di Cl per Natale 2017

BUON NATALE A TUTTI!

Non voglio morire di fame e sete

Mi chiedevo, da cristiana, come posso stare davanti a una circostanza che sembra segnare l’epilogo del rifiuto pratico di Dio manifestato da chi ci governa.
È chiaro che su divorzio, aborto, unioni civili, ecc. posso ancora essere contraria e rifiutare quelle leggi che sono contro la legge di Dio.
Ma stavolta la situazione è molto poù grave, a mio parere, perché viene ignorata la possibilità dell’obiezione di coscienza ai medici, ledendo la loro libertà di agire secondo coscienza e conoscenza.
Personalmente non ho nulla da obiettare sull’accanimento terapeutico, su cui si è espresso anche Papa Francesco. Però il malato terminale non può essere abbandonato al totale disinteresse umano, venendo privato anche di un sorso d’acqua o abbandonato ai morsi della fame che provocano sofferenza atroce. Anche la mia mamma, voleva togliere il disturbo perchè si riteneva un peso , ma l’abbiamo accompagnata fino alla fine, fino all’incontro definitivo, con dolcezza, ed è morta col nome di Maria che. negli ultimi tempi  invocava continuamente.
A gennaio ci sarà l’assemblea generale dei Vescovi che si esprimerà in modo concorde e ufficiale sull’argomento, e non penso che si discosteranno dal giudizio del Papa, forte ma inascoltato da molti.
Ma intanto mi chiedo: varrà davanti a un medico il mio desiderio di non morire fra i tormenti della fame e della sete, come è accaduto ed è stato documentato anche dai medici che osservavano e facevano la relazione sulle reazioni di Eluana (il che è stato recentemente reso pubblico).
Non so. Ormai la vita non è più in mano di Dio, ma nelle sentenze dei giudici che interpretano le leggi in modo personale. Per cui non credo che la mia volontà di non rinunciare al nutrimento e alla idratazione sarà rispettata. Anche se parlano di autodeterminazione….(parola chiave come fascismo e democrazia ed altre di cui si conosce ormai solo il suono e non il significato vero).
Per cui come cristiana, per ora intensifico le mie preghiere per una buona morte e mi affido alla misericordia del buon Dio.
Poi mi atterrò a quello che diranno i Vescovi in comunione con il Papa.

 

O trasfigurati o tristi..

…La gioia della fede fa scaturire un desiderio di cambiamento. Ma non si tratta di nulla di automatico. Per Zacheo, come per tutti coloro che Gesù chiamò e coinvolse con sè, non lo fu. Zaccheo, dice don Giussani, era pieno di quello sguardo, e dopo, come comseguenza, pensa : “Ecco, io do via titto quello che ho preso”. Ma è una conseguenza che è durata tutta la vita, perchè non è automatico”. Il desiderio di appartenergli è totale fin dall’inizio. Ma il suo svolgimento non è automatico, e infatti continua per tutta la vita. Ma quello che rende ormai la nostra vita trasfigurabile è diventato un fatto”.

Abbiamo già il “virus” – un virus benefico evidentemente – dentro di noi. La sua presenza ha già fatto breccia nella nostra vita .
È il contrario dell’episodio del giovane ricco, uno a cui Cristo dice:”vieni con me”, cioè voglio stare vicino a te. E il Vangelo dice: “E quello se ne andò triste”: il giovane ricco , triste.
Ecco allora l’alternativa che emerge da tutto questo e che vediamo spesso nel nostro mondo: “O trasfigurati, o tristi, perchè non si può rimanere al posto di prima quando Cristo ha chiamato, ci è venuto incontro, non possiamo rimanere come prima: “O trasfigurati, o tristi…. o si diventa più tristi o ci si trasfigura” per quella novità che Cristo ha introdotto nella vita.
(Esercizi di Rimini 2017, pag. 61)

Il punto sorgivo

“Da che cosa capiamo che è arrivata la salvezza?
Da ciò che è scaturito in Zaccheo per quella visita imprevedibile:”Ecco
Signore, io do la metà di ciò che possiedo ai poveri e, se ho rubato a qualcuno, retituisco quattro volte tanto”. Come vedete, tutto è collegat o. Immaginate tutti i tentativi che avranno fatto i farisei per costringerlo a cambiare, sbattendogli in faccia tutti gli errori che aveva commesso. Non lo avevano spostato di un millimetro.

Gesù ci è riuscito con quello sguardo di misericordia, che andava alla radice del suo cuore, e questo è il Cristianesimo.
Quando manca il punto sorgivo, non è più cristianesimo, anche se usiamo parole cristiane.
(Ecco perchè non tutti i teologi sono san, ma tutti i santi sono teologi.ndr),
Solo dall’esperienza della misericordia può nascere una letizia che cambia tutto.
(pag.51,52 degli Esercizi della Fraternità a Rimini)

Quarantasei anni di matrimonio

Era il 4 settembre del 1971, alle 18 del pomeriggio.
Cosi’ è iniziata la nostra avventura di sposi. Incredibile! 46 anni trascorsi insieme e, volati! Oggi sento solo un grande gratitudine per questo dono bellissimo che il buon Dio ci ha fatto regalando l’una all’altro per un destino misterioso che ci condurrà da Lui.
Se dovessi enumerare tutti i doni ricevuti… ci vorrebbe “Il libro della vita”.
Mi limito a quelli più preziosi: due figli, la moglie di uno dei due e una splendida nipotina.(l’altro figlio non è sposato)
Dolori?
Certo, non sono mancati, come non sono mancate e non mancano le prove e le malattie, ma son nulla rispetto alla straordinaria avventura che ci porterà presto o tardi alla sorprendente destinazione preparata per noi.
Perciò l’ultima e unica parola che vale è “grazie!”, grazie alla vita, grazie per la vita, dono totalmente e assolutamente gratuito.

Gigio e Dina

Pochi giorni fa mi è venuta in mente una favola che mi piacerebbe raccontare a mia nipotina:

Dialogo tra due granellini di sabbia
Fu la risacca di un mare azzurro e tiepido a farli incontrare.
Era estate e all’alba era tanto dolce farsi trascinare in mezzo a infiniti granelliini, così,
senza meta, fiduciosi nella sagacia di quel mare cangiante , nelle prime ore del giorno.
Più tardi sarebbero venuti i bagnanti a tentare di allontanarli con i passi pesanti, ma ai primi bagliori dell’alba si ritrovavano sempre vicini, l’uno di un colore scuro e idefinito, l’altro era verde e quasi trasparente.. Erano tra quei granellini un po’ più grossi che precedono nellla riva quelli finissimi.
All’inizio nessuno dei due si era accorto dell’altro, ma quell’estate il mare li aveva ancora avvicinati con le sue placide onde dell’alba.
Fu il granellino verde che cominciò con un sospiro indefinibile: “OH… come è bello! come è bello la mattina, nel silenzio rotto solo dal rumore della risacca, farsi trasportare così… e poi … assistere al miracolo dell’aurora che tinge di tutti questi colori l’acqua che ci trasporta! Sembra una festa… la festa deoilla nascita di un nuovo giorno.”
“Già” continuava quasi senza rendersene conto il granellino grigio. “Siamo proprio fortunati di essere qui. in questo punto della spiaggia: abbiamo una vista magnifica e serena sia all’alba che al tramonto: sempre in un trionfo di meravigliose luci cangianti, all’inizio e alla fine del giorno.
E poi durante il giorno vediamo tanta gente! da noi si avvicinano spesso dei bambini con il loro costumino, con paletta, secchiello e formine, a giocare… fanno castelli altissimi… una volta mi sono trovato proprio in cima. Da li’ vedevo tante altre cose, c’era anche un gruppo di bambini che, lontani dalla riva, giocavano con il pallone… poi un bolide di bambino che si lanciava in acqua, ha inciampato nel castello ed io sono tornato giù. Che avventura! In un attimo dalla cima del mondo, tornare al tuo solito posto. Certo che all’inizio mi è dispiaciuto….
Ma si sta bene qui. Spesso vediamo i gabbiani volteggiare nel sole o tuffarsi all’improvviso nell’acqua. Ma, durante le ore di luce ci godiamo al fresco i raggi tiepidi o cocenti del sole…
La sera poi… che meraviglia vedere la prima stella, e poi accendersi ad una ad una tutte le altre… e la luna? Che meraviglia assistere al suo trasformarsi da un sottilissimo spicchio in quella grande palla che pare illumini la notte con il suo sorriso…
Ma … stiamo parlando da un po’ e non ci conosciamo. Io mi chiamo Gigio e tu?
“Mi chiamo Smeraldina, per gli amici Dina”
“Che bel nome!”
“E sai, un tempo ero una bella bottiglia di vetro verde-azzurro trasparente. Conteneva ora acqua, ora vino, ora olio.. Poi un giorno, mentre durante la cena versavano l’olio sull’insalata, nella nave, un bimbetto con passi ancora incerti passò e, nella sua piccola corsa, urtò il braccio del commensale e la bottiglia andò in frantumi Allora il cameriere raccolse i cocci e li buttò in mare.
Da quel giorno quante peripezie!
i pezzetti di vetro si sparpagliarono in acqua e ben presto fui divisa dai miei fratellini verdi.
Mi trovai sola. Mi guardai intorno. C’erano enormi pietre ricoperte di filamenti multicoolori che ondeggiavano nell’acqua, c’erano le stelle marine, c’erano cavallucci marini che danzavano felici, c’erano persino i coralli… quanti colori e che festa continua!
C’erano poi tanti pesci di mille dimensioni e colori. mi incuiosi’ uno tutto a strisce di tutti i colori; si comportava in modo regale… pensai che dovesse essere un principino o un re. Lui mi adocchiò e, interessato, mi si avvicinò.
“Pietà,gli dissi, sono solo un pezzetto di vetro! mi chiamo… mi chiamo Smeralbina (dissi il primo nome che mi passò per la testa…… e da allora divenne il mio nome). Ma il pesce non capiva il mio linguaggio, nè io compresi cosa mi rspose. Sta di fatto che… spalancò la bocca e… mi mangiò credendomi un cibo nuovo e succulento. Poco dopo il pesce fu pescato : cadde dentro una rete colma di tanti altri sventurati come lui.
Finii in una pentola di zuppa di pesce; i resti furono buttati in mare proprio vicino a degli scogli grigio verdi. Ed io, che diventavo sempre più piccola incominciai il mio viaggio nel profondo mare, spinta qua e la’ dalle correnti… ed ora sono qua…
ma quante avventure mi son capitate!!!

(continua…forse)

Nella domanda il limite umano della nostra libertà si gioca

Lo so che questi sono i decenni più drammatici della mia vita iniziata ai tempi del cosiddetto miracolo economico, di cui ho solo sentiro parlare.
Lo so che ci sono guerre in atto e imminenti, persecuzioni, malvagità inaudite. Anche la natura ha scatenato il suo enorme potenziale di morte.
Però c’è una conditio sine qua non che rende possibile lo stare di fronte e accogliere con coraggio e spirito di iniziativa tutto questo disastro.
Ne ho avuto la netta percezione l’altro giorno in cui un’amica, non credente, mi parlava della sua famiglia divisa e dei suoi genitori che vivono separati nella più totale assurdità e solitudine.
Proprio in quella occasione mi è stato chiaro quanto ho letto stamane negli Esercizi di Rimini 2017 a pag.45:
“Che cosa introduce nella vita la presenza di Cristo quando uno vi cede?
Una tensione, il desiderio di Lui, la domanda.
La domanda è il limite umano della nostra libertà. Nella domanda la nostra libertà si gioca.
L’uomo cristiano non è indifferente al bene o al male morale, ma, nella percezione del proprio niente, chiede, mendica.
La vera e fondamentale pratica ascetica è domandare. E non si può a lungo domandare senza veramente desiderare che accada ciò che si domanda.
La domanda è tale se veramente si desidera che accada quel che si domanda. (…)
Sant’Agostino dice:”Il tuo desiderio è la tua preghiera: se continuo è il tuo desiderio, continua pure è la tua preghiera”
E Gregorio di Nissa scrive:”L’anima è colpita e ferita dalla disperazione di non ottenere mai quel che desidera, ma questo velo di tristezza le vien tolto quando impara che il vero possesso di Colui che essa ama sta nel non cessare mai di desiderarlo”.
Non cessare mai di desiderarlo: questo è l’avvenimento del rapporto tra l’uomo e Cristo'(… )
Desiderarlo continuamente, nella umiltà chiara e realistica della nostra debolezza.”

Se questa è la posisione del nostro cuore, diventa chiaro almeno per me, che tutto il male del mondo c’è perchè non si desidera Lui, il Suo regno, la sua volontà e perciò occorre affrontare tutto con quella abissale consapevolezza.