“Questo è anche un compito della Chiesa”

Sto leggendo con molto interesse e commozione l’intervista al Papa di Tornielli nel libro “Il nome di Dio è misericordia”

Mi colpisce la tenerezza e il cuore con cui questo Papa si propone al mondo intero, terremotato dalla più grande sciagura che possa colpire, cioè la mancanza di desiderio di felicità vera.

Arrivata a un punto, mi son detta: questo merita di essere letto anche dai miei amici.

Ecco il punto a pag.73:

“Il Signore della misericordia mi perdona sempre, dunque mi offre la possibilità di ricominciare sempre. Mi ama per ciò che sono, vuole risollevarmi, mi tende la Sua mano. Questo è anche un compito della Chiesa: far percepire alle persone che non ci sono situazioni dalle quali non si può riemergere, che finché siamo vivi è sempre possibile ricominciare, se soltanto permettiamo a Gesù di abbracciarci e perdonarmi”.

 

Mi pare che questo concetto cosi’ semplice e bello sia necessario sentirselo ripetere finché non diventa mentalità.

E con questo pensiero, auguro una buona Quaresima a quelli tra i miei amici che sono cattolici! E auguro di provare un desiderio di vera felicità, di una felicità che duri sempre e niente possa turbare, a tutti!

Dopo il F.Day: e ora?

Ed ora?

È stata una giornata esaltante. L’ho seguita nella diretta alla tv ed era una folla variopinta e vivace con famiglie più o meno numerose accompagnate da nonni e nonne. Un mare di teste, di colori e di bandiere le più disparate di cui non riuscivo a vedere la fine.

E poi gli interventi dei vari oratori brevi e essenziali senza troppi fronzoli e parole in politichese a cui non crede più nessuno.

Insomma una bella giornata, piena di vita e della gioia che solo i bambini sanno creare intorno a loro.

Oggi tutto è finito.

Non perché non si possa ripetere, se l’Italia si conserva democratica; ma per il fatto che la vita riprende con la stessa drammaticità di ogni giorno , con nuove difficoltà da affrontare, con i sempre nuovi e inattesi rapporti e circostanze.

E mi chiedo: come si fa a vivere? E basta la gioia e la gratitudine di una giornata eccezionale come quella di ieri, 30 gennaio 2016, per continuare o cominciare a vivere all’altezza sei nostri desideri?

Mi viene in mente il giorno stesso della mia Laurea per la quale tanto avevo lavorato. Ricordo che il giorno stesso mi dissi: e adesso?

È in situazioni simili, quando uno ottiene qualcosa di desiderato o semplicemente bello, che arriva il momento in cui tutti ci si chiede: e adesso?

Non tutti i giorni ci si ritrova in mezzo a uno, due milioni di persone festose; e non basta nemmeno per compiere il nostro desiderio di felicità.

Noi vogliamo di più, sempre di più.

Certo è doveroso contribuire a costruire un mondo più giusto.

Ma io sono destinata a vivere eternamente in questa vita spesso difficile e piena di dolore che nemmeno un Family day può alleviare?

In questo momento sento alla tv che si parla delle vittime di vari attentati e tante altre notizie simili… basta un evento grandioso come quello di ieri ad reggere avanti a tutte queste altre tragedie?

Esiste una salvezza. Esiste.

Solo che questo mondo postcristiano non riconosce più Colui che gli ha donato la vita e la libertà e da soli riusciamo a creare soltanto questo disastro mondiale.

Occorre ritrovare la cultura che ha costruito l’Europa a partire dalla diffusione del Cristianesimo fin dal primo secolo. Ma di quel Cristianesimo in gran parte si sono dimenticati anche molti battezzati.

http://www.ilsussidiario.net/News/Cultura/2016/1/31/CARRON-La-sfida-di-oggi-e-i-nostalgici-del-mondo-che-non-c-e/675066/

Family day al Circo Massimo:  manifesti, striscioni e politici(http://www.repubblica.it/politica/2016/01/30/foto/family_day_il_circo_massimo_tra_manifesti_e_striscioni)Family day al Circo Massimo:  manifesti, striscioni e politici

“È, se opera”

C’è una frase che dovrebbe essere il termometro del nostro esser cristiani: “È, se opera” (è il titolo di un libretto letto diversi anni fa e ormai non più in commercio).

Il soggetto della frase era Cristo; ma in fondo riguardava soprattutto il singolo cristiano. Perché il fatto che Cristo ci sia, dal momento che è risorto, è certezza inconfutabile.

Il problema è che spesso anche il Cristiano, il privilegiato dal fatto di aver incontrato Cristo, non lo riconosce.

Se non lo riconosce è come se non esistesse. Infatti molti cristiani vivono come se Dio non esistesse; nella loro presunzione sono convinti che Dio c’è, ma ha da fare altro che occuparsi dei loro affari. Ai propri affari provvede ciascuno come può e fa bene, ma il problema è che ci si dimentica che chi ci dà la vita, la capacità, la forza, la fantasia, la creatività… tutto, per portare a compimento un’opera è un Altro senza il quale nemmeno esisteremmo.

In questo, oltre a rendersi responsabili di una grave ingiustizia, perché si nasconde un fattore della realtà, ci si priva di quello che Gesù promette coloro che lo seguono: il centuplo. Cioè la gioia incomparabile della gratitudine al buon Dio che ha voluto renderci partecipi della bellezza di un’opera ben fatta, che esser partecipi all’opera stessa della Creazione.

In questo senso si può dire che per il Cristiano, Cristo è se opera. Ma l’opera è sempre solo del buon Dio e riconoscerne i tratti in un povero, in un conoscente, in un bel tramonto, nell’infinito del cielo stellato non solo rende giustizia alla Verità, ma ci colma di gratitudine, di gioia e di pace. Insomma il centuplo promesso.

 

 

“Usura, lussuria, potere”

Mi ha impressionato stamane la prima lettura della liturgia che copio:

 

1 Sam 8,4-7.10-22a.

Si radunarono allora tutti gli anziani d’Israele e andarono da Samuele a Rama. Gli dissero: “Tu ormai sei vecchio e i tuoi figli non ricalcano le tue orme. Ora stabilisci per noi un re che ci governi, come avviene per tutti i popoli”. Agli occhi di Samuele era cattiva la proposta perché avevano detto: “Dacci un re che ci governi”. Perciò Samuele pregò il Signore. Il Signore rispose a Samuele: “Ascolta la voce del popolo per quanto ti ha detto, perché costoro non hanno rigettato te, ma hanno rigettato me, perché io non regni più su di essi. Samuele riferì tutte le parole del Signore al popolo che gli aveva chiesto un re. Disse loro: “Queste saranno le pretese del re che regnerà su di voi: prenderà i vostri figli per destinarli ai suoi carri e ai suoi cavalli, li farà correre davanti al suo cocchio, li farà capi di migliaia e capi di cinquantine; li costringerà ad arare i suoi campi, a mietere le sue messi, ad apprestargli armi per le sue battaglie e attrezzature per i suoi carri. Prenderà anche le vostre figlie per farle sue profumiere e cuoche e fornaie. Si farà consegnare ancora i vostri campi, le vostre vigne, i vostri oliveti più belli e li regalerà ai suoi ministri. Sulle vostre sementi e sulle vostre vigne prenderà le decime e le darà ai suoi consiglieri e ai suoi ministri. Vi sequestrerà gli schiavi e le schiave, i vostri armenti migliori e i vostri asini e li adopererà nei suoi lavori. Metterà la decima sui vostri greggi e voi stessi diventerete suoi schiavi. Allora griderete a causa del re che avrete voluto eleggere, ma il Signore non vi ascolterà”. Il popolo non diede retta a Samuele e rifiutò di ascoltare la sua voce, ma gridò: “No, ci sia un re su di noi. Saremo anche noi come tutti i popoli; il nostro re ci farà da giudice, uscirà alla nostra testa e combatterà le nostre battaglie”. Samuele ascoltò tutti i discorsi del popolo e li riferì all’orecchio del Signore. Rispose il Signore a Samuele: “Ascoltali; regni pure un re su di loro”. Samuele disse agli Israeliti: “Ciascuno torni alla sua città!”.

 

Mi ha impressionato per la sua incredibile attualità.

Siamo davvero passati dalla condizione paradisiaca di un Creatore che ogni pomeriggio scendeva a parlare con i progenitori; alla scelta di un popolo che fra tutti cercasse di essergli fedele, il popolo ebreo; alla decadenza del popolo scelto per essere prediletto che dimentica del tutto il Suo Dio in mezzo agli altri popoli che non Lo conoscono.

Chi ha rotto il patto di Alleanza con Dio, crede di potersi autogestire e chiede di fare come gli altri. Dio ci lascia liberi di scegliere e noi scegliamo da millenni di autogestirci… con i risultati che sono sotto gli occhi di tutti: violenza, sopraffazione, egoismo, presunzione… “Usura, Lussuria, potere” direbbe T. S. Eliot

Senza un rapporto personale di ciascuno col Creatore che è anche misericordioso e giusto si arriva al disastro della nostra società a livello mondiale.

Le scoperte di una nonna

Non capiamo noi genitori il dono stupendo che sono i nostri figli. Proprio non lo capiamo. Troppo impegnati con il lavoro, le pulizie, la spesa e tutte le altre incombenze, non riusciamo a trovare il tempo per stupirci del miracolo che sono i nostri figli.

Me ne rendo conto guardando la meraviglia che è la mia straordinaria nipotina, che posso seguire anche attraverso i video che mio figlio mi invia.

Negli ultimi due video ho notato un particolare da cui dovremmo imparare noi cristiani, memori del monito di Gesù: “se non diventerete come bambini…”

Nel primo video M. guardava divertita un video per bambini: seduta nella sua nuova poltroncina rossa, si agitava, faceva le mossette imitando i personaggi televisivi. E, ogni tanto, girava la testa verso la mamma per scoprire la sua approvazione. E continuava a ridere.

Nel secondo, di ieri, M. era alle prese con un barattolo con del liquido. Il barattolo era coperto e aveva i manici e lei ha provato a prenderlo con una sola mano; ma era pesante e allora ha provato con le sue manine Per un po’ è riuscita a spostare con grande soddisfazione il grosso peso, con l’approvazione naturalmente dei suoi genitori. Ma la cosa più interessante è stata il fatto che ogni tanto rivolgeva lo sguardo alla mamma o al papà per scoprire la loro approvazione.

Tutto questo sembrerebbe normale, ma una nonna capisce che quel comportamento da bambini che cercano l’approvazione dei genitori può essere inserito in un modo di vita che Gesù consigliava a chi voleva entrare nel regno dei Cielo: anche noi, prima di agire, dovremmo chiedere se il buon Dio approverà o meno il nostro agire.

Noi non lo capiamo, ma i bambini, che hanno bisogno di tutto, sono degli ottimi educatori per chi li sa guardare.

Aggiornamento:

leggo ora un articolo che ci ricorda l’esortazopmne di Gesù collegandola alla preghiera come avamposto della nostra umanità in battaglia:

http://www.tracce.it/?id=338&id_n=5917http://www.tracce.it/?id=338&id_n=5917

 

 

Un po’ di speranza, un po’ di fiducia…

Da “Il mistero dei santi innocenti” di Peguy:

(Peguy immagina Dio che riflette tra se’ e se’)”

“Conosco bene l’uomo. Sono io che l’ho fatto. È uno strano essere.

Perché in lui gioca quella libertà che è il mistero dei misteri.

Gli si può ancora chiedere molto. Non è troppo cattivo

(…)

Ma quel che non gli si può chiedere, Dio buono, è un po’ di speranza,

Un po’ di fiducia, insomma, un po’ di distensione,

Un po’ di resa, un po’ di abbandono nelle mie mani,

Un po’ di desistenza. Lui si irrigidisce sempre”.

Ho letto questi versi e mi son detta che conosco poche persone che si fidino più del buon Dio che di se’ stessi. Eppure, se si vuol essere cristiani, bisognerà pure imparare a fidarci di Lui.

 

 

Il mio TE DEUM

Quest’anno voglio concludere con il mio personale Te Deum.

La prima cosa che mi viene in mente è la mia adorabile nipotina che è il dono più bello che ho ricevuto.

Il dono più bello perché segno che il Buon Dio non si è stancato ancora di noi, che spera ancora, se dona ancora vita figli agli uomini che sono creature ingrate ed egoiste. Siamo ingrati ed egoisti, ma Dio non si stanca di sperare ancora e di compiacersi dei suoi piccoli come si compiace della piccola M.

Come è dolce quando muove i suoi passetti, come è determinata quando decide qualcosa, come è docile ai suoi genitori che la custodiscono: è davvero commovente e mi ricordo il passo della Genesi quando Dio, dopo aver creato l’uomo si compiacque perché era una cosa “molto buona”.

Insieme al mio ringraziamento elevo la preghiera: che il buon Dio renda un capolavoro la vita di questa bambina.

Ma il Te Deum non può limitarsi a questo fatto che riempie l’orizzonte delle vite dei genitori e dei nonni. Diciamo che è l’apice.

Vi sono miliardi di altri motivi di gratitudine, come miliardi sono i secondi di vita che ci sono stati regalati, a me e ai miei cari.

Tutto è stato bene, anche il mio male, come direbbe Ada Negri: perché l’Onnipotente può trasformare in bene qualsiasi male e la ferita che il male inevitabilmente lascia è anch’essa un bene perché ci aiuta ad essere realisti e a non supporre troppo di noi.

Con questo cuore aggiungerò a tutta la Chiesa stasera il mio Te Deum.

BUON 2016 A TUTTI!

 

Ecco perche’ è bella la vita

Ho trovato su facebook questa strana riflessione che all’inizio proprio non capivo:

Un bambino che quando piange la mamma arriva è indipendente perché lui può decidere quando arriva e quando no. Un bambino che piange e se la mamma è in vena arriva ma se ha la luna storta non viene, è dipendente, perché dipende da come becca la mamma. Allora ecco che, curiosamente, il metodo che ci dicono che serve a creare i figli indipendenti, cioè non prenderli in braccio, no dargli retta, farli dormire da soli nella propria stanza, ecc, ecc… è tutto l’opposto, è il metodo per creare figli dipendenti che dipenderanno dalla nostra volontà, dal fatto che a noi ci venga voglia di prenderli o meno, di guardarli o meno.

 Carlos Gonzàlez

(https://www.facebook.com/LatteEcoccole/posts/1655106311416866?fref=nf&pnref=story)

Ci ho riflettuto a lungo e poi mi è stata chiara.

Basandomi sulla mia esperienza.

Come Cristiana, io mi sento totalmente libera anche di sbagliare (ma se posso cerco di evitarlo) perché so che c’è un Padre buono pronto a riabbracciarmi tutte le volte che voglio tornare a Lui. So che non è distratto da altro, ma solo teso nel desiderio di tenermi stretta a se’.

Questo per quanto riguarda il concetto stesso di libertà, che per il cristiano è consapevolezza grata di appartenere ad uno che è onnipotente e vuole solo il mio bene.

Ma c’è anche un altro aspetto che riguarda la nostra responsabilità di genitori cui il buon Dio ha fatto dono di un figlio. Ce lo ha affidato, con grande rischio, perché certo non sapremo imitarlo nella tenerezza, anche verso i nostri figli

Però Lui si fida… anche perché sa bene che sarà Lui a rimediare le mancanze di questi genitori che possono  dare solo ciò che hanno ricevuto. E spesso hanno ricevuto veramente poco.

Ecco perché è bella la vita! Perché c’è una Presenza affettuosa che ci aspetta sempre. Così come siamo.

Gli errori e pasticci che combiniamo, se ci affidiamo a Lui, si sciolgono come neve al sole.

 

 

Buon Natale (e Cappuccetto rosso)

Non amo l’arte astratta perchè non la capisco. Nè mai mi sarei aspettata che il nostro tradizionale volantone natalizio, oltre al messaggio che spalanca il cuore alla venuta di un Dio che decide la cosa più inaspettata dalla nostra meschina mentalità, mostrasse un quadro di Kandiski. All’inizio mi sono astenuta dal dare un giudizio sul quadro anche perchè non si può giudicare ciò che non si capisce, ma poi mi è stato chiaro.

Grazie una favola appena raccontata alla mia nipotina, la favola di Cappuccetto Rosso.

La favola la conosciamo tutti; ma a me ha sempre colpito il fatto che la bambina , invece di obbedire alla mamma, si è trattenuta in sentieri adiacenti, ma non lontani, alla strada maestra che l’avrebbero portata al sicuro, dalla nonna. Ma i fiorellini l’attirano e la bimba si ferma a raccoglierli; e cosi’ oltre che ritardare la meta, finisce nella bocca grande  del Lupo.

Grazie al buon Dio anche la nostra è una storia a lieto fine, e cosi’, benchè con qualche ritardo, riusciamo anche noi ad arrivare al punto infuocato della questione che è quel punto verso cui converge la bella linea con decisione.

Quel punto che simboleggia il fatto più incredibile per l’uomo: la venuta nella carne di Colui che ha fatto il cielo, il mare, i monti, le stelle e tutto, e vuole condividere la nostra condizione umana.

E finalmente anche un mio amico architetto, fautore del razionalismo in architettura, capirà che l’arte astratta è espressione di una nostalgia di unità e armonia che da soli non riusciamo nemmeno ad immaginare.

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