Le lacrime non riescono a dare speranza

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Ogni parola è superflua. c’è posto solo per il dolore e le lacrime. Ma il cuore desidera poter sperare ancora.

Personalmente non credo ci sia spazio per dar senso a questo misterioso male che sta divorando il mondo.

Eppure, l’unica spiegazione che può dare speranza e possibilità di riscatto l’ho trovata leggendo  questo link.

“…La maggior parte di noi non cerca Cristo”

Un’altra passo importante da “La vita di don Giussani” di Savorana. Pag. 996 e seg.:

“… la maggior parte di noi non cerca Cristo. Con tutto il rispetto, con tutta la devozione, con tutta, addirittura, l’emozionabilità possibile, con certa tenerezza che a volte si può provare… ma ciò che prevale è quello che dovrebbe essere provvisorio anticipo analogico”. [don Giussani] Confessa che da tempo aveva in animo di dirlo. Ecco, allora, il suo avvertimento: “Stiamo attenti che Gesù tra noi può essere l’origine di tutto il mondo di umanità, pieno di letizia e di amicizie, di ragioni formalmente ineccepibili e di aiuto, formalmente, ma anche materialmente concreto che è pronto a darci (…), però Gesù potrebbe essere ridotto al “ritratto di una bella donna scolpito nel monumento sepolcrale della medesima”. Continua: “Se Gesù venisse qui in silenzio (…) e si sedesse su una sedia li’ vicino a costei, e tutti a un certo punto ce ne accorgessimo, non so in quanti di noi lo stupore, la gratitudine, la gioia… non so in quanti di noi l’affezione sarebbe veramente spontanea, pur conservando una certa coscienza di sè. Potrebbe essere spontanea, un’enfasi entusiasta, se davanti a Gesù uno ritornasse come bambino. Ma se uno portasse con se’ il contenuto della coscienza di tutti i giorni passati (…) Non so se non ci sentiremo coperti da una coltre di vergogna (…) , se ci accorgessimo che non abbiamo mai detto TU (cosi’ come lo diciamo tra noi…), se tentassimo di vivere seriamente il nostro non totale naufragio nel nostro io collettivo del suo Io personale.

“Il Mistero e il segno di esso sono la stessa cosa”

Un’altra frase dal significato incerto per me ha trovato una spiegazione nella biografia di don Giussani a cura di Savorana a pag. 950:

È importante rilevare come Giussani non tollera alcuna riduzione della fede a una dimensione meramente spiritualistica o moralistica: “Cristo non è nel Cielo tra legioni degli angeli e sulla terra indice di valori morali da rispettare! Cristo è dentro il mio rapporto con qualunque cosa, con qualunque persona, in qualunque caso; Cristo è dentro come criterio ultimo, come sole che deve riflettersi nel rapporto stesso. Il rapporto con le cose e le persone è una lente che riflette la presenza, una presenza!”. In questo senso” il Mistero e il segno sono la stessa cosa; l’azione, il momento umano ed esistenziale è segno dell’eterno, dice il rapporto con l’eterno, rimanda all’eterno ”. Infatti, tutto ciò che il cristiano fa ”attinge al grande pozzo della presenza di Cristo. Guardo in faccia Cristo, allora guardo in faccia te veramente”, È il trionfo di uno sguardo che ama, per cui” è lo sguardo alla faccia di Cristo che mi permette di guardare la tua faccia con rispetto amoroso come non avrei mai pensato di fare. E per quanto riesca, so che sarà imperfetto l’esito, ma tutto in me è teso alla perfezione”. In che senso? “Mentre tratto con te, amico mio, ti tratto e tratto con te chiedendo nel cuore, senza dirlo, senza farlo sentire da te con parole espresse: chiedo a Cristo di riuscire, chiedo a Cristo la perfezione”.

“Io della vostra compagnia me ne infischio”

Ho aperto a caso dopo qualche anno la biografia di don Giussani di Alberto Savorana e ho trovato un paragrafo che mi particolarmente colpito. È a pag. 899 e ss.:

…gli universitari gli avevano domandato come mai li stava mettendo in guardia dal pericolo dell’utopia: “Dov’è che noi adesso affermiamo un’utopia? Dopo il ’68 era l’utopia marxista, adesso che utopia abbiamo?”. Giussani ricorda di avere risposto: “L’utopia della vostra compagnia o – nel migliore dei casi – di amicizia, come laicamente si parla di Stato, si parla di sindacato… Adesso sembra, tante volte, che noi mettiamo la nostra speranza nella compagnia, in una compagnia”.

A questo punto ha esclamato:” Non è affatto per creare compagnia che noi siamo qui!! Noi creiamo compagnia per affermare una Presenza, una Presenza che è in questa compagnia, perché [siccome l’ora era finita e dovevo andare via, no terminato dicendo in modo brutale] della vostra compagnia io me ne infischio”.

 

Io credo che la nostra compagnia (e chi la guida) spesso ha rischiato di diventare quasi un idolo. Ma quando l’ho incontrata per la prima volta ho avuto l’impressione che fossimo come quei settantadue discepoli che tornavano dopo la missione da Gesù e raccontavano le meraviglie che avevano compiuto o (lo immagino io) anche le difficoltà incontrate.

Tutt’ora, se la compagnia o l’amicizia non è per affermare Cristo credo che potrei fare la stessa affermazione di don Giussani

Femminicidio, un neologismo che non aiuta a capire

È il neologismo per me molto sgradevole che sento quasi quotidianamente al tg. Oggi per l’ennesima volta un uomo respinto uccide la convivente che l’aveva lasciato. Sprezzante della piccola testimone, la figlioletta di dodici anni.

Non ho potuto fare a meno di pensare ai motivi che vengono portati a spiegazione di questa violenza. Sono tutti credibili, ma mi paiono parziali.

E pensavo alla deriva della nostra società a partire dal femminismo storico, che era legittimo, ma fondato su una visione ridotta della realtà umana.

La liberazione della donna, come di ogni persona, non sta nel poter disporre con libertà male intesa del proprio corpo, ma nel realizzare interamente la propria umanità.

Fino a qualche decennio fa ero profondamente convinta che la pienezza della vita fosse nel poter fare quel che mi pareva e nel sistemarmi, senza alcuna preoccupazione. Una concezione assolutamente utopica, oltreché ingenua. Insomma una situazione da elettroencefalogramma piatto, un’esistenza da morti viventi. Una vita senza i rischi dell’avventura.

Ora, alla vigilia del mio quarantacinquesimo di matrimonio (a settembre), posso dire che l’indissolubilità del matrimonio, introdotta dal Cristianesimo, è una scelta pienamente umana.

Cerco di spiegare.

Non ci si sposa per poter avere una sistemazione(eh… le favole ingannevoli che finivano con “ e vissero felici e contenti”), ma per imparare a vivere la vita, con tutti i problemi e le difficoltà, insieme ad un altro. Tra i problemi e le difficoltà possono esserci delle situazione estremamente sgradevoli, ma – lo pensavo anche prima – è già abbastanza un uomo con i suoi difetti o una donna con i suoi difetti con cui convivere e conosciamo, piuttosto che illuderci che si possa diversamente, con un altro uomo o donna, o in solitudine, riuscire ad essere pienamente se stessi…. Ricominciando la trafila perché, è inutile che ci illudiamo, non esiste l’uomo o la donna perfetta. Ma perfettibile si’. E allora conviene tenersi quello o quella che si ha già.

In fondo l’indissolubilità di un rapporto ti costringe a confrontarti continuamente con una persona diversa da te che in qualche modo condiziona il tuo desiderio di essere lasciato in pace o di farti una bella esperienza insieme ad altri. L’altro, nel nostro caso il marito o la moglie, è sempre un dono perché ti costringe a prendere coscienza della tua umanità, nella ricerca comune di un bene per entrambi.

Attualmente tale prospettiva di eternità spaventa chiunque perché la mentalità corrente esalta l’individualismo e l’egoismo.

Ma è per questo che il cosiddetto femminicidio  è cosi’ frequente: il più forte non pensa alla possibilità di una crescita e destino comune, ma solo a possedere e dominare.

Perché   nessuno ha mai spiegato a questa generazione che la vita non è che un periodo di passaggio concessoci perché diventiamo pienamente umani.

 

 

 

 

“Sposala e muori per lei”

Da ” Sposala e muori per lei” di Costanza Miriano, la simpaticissima autrice di “Sposati e sii sottomessa”, pag. 89:

“… lo abbiamo sposato, e accettare la differenza è l’unica via per far funzionare, e molto bene, le  cose. Il punto dell’amore, infatti, è amare gratis, amare fino a perder tutto, perdere così tanto da perdere se stessi. L ‘amore vero è a forma di croce”.

Sto leggendo molto divertita e grata per la saggezza di molti dei suggerimenti e ho messo su facebook il passaggio sopra riportato.

La mia sorpresa è stata scoprire i diversi “mi piace” di amici giovani sposati; ma soprattutto mi ha colpito l’obiezione di un’amica che definiva certi atteggiamenti puro masochismo. Ma suppongo sia atea o agnostica.

Mi ha colpito ma non mi ha sorpreso perché ormai le parole cristiane come dono di sè o perdere la propria vita per guadagnarla sono obsolete e incomprensibili. Visto che i valori imposti oggi dalla mentalità dominante non sono assolutamente cristiani.

Il cristiano non è una persona triste, un masochista, ma ama la vita in tutta la sua bellezza consapevole del fatto che Dio sì ha dato la sua vita nel modo più ignominioso, ma l’ha fatto perché avessimo la gioia e l’avessimo in abbondanza.

Prima di “Sposala e muori per lei” avevo letto ” Sposati e sii sottomessa” e ho scoperto la grandissima sintonia soprattutto per le disavventure di una sposa, madre di famiglia, lavoratrice come sono stata anch’io e mi ha trovato totalmente solidale e divertita.

Tra una disavventura e l’altra compaiono, anche nel primo libro, delle affermazioni come quella con cui ho esordito che aiutano a capire la bellezza del matrimonio cristiano. Parlo di matrimonio cristiano perché solo il matrimonio cristiano ha quella marcia in più che è la grazia (ma solo chi è cristiano, non solo per il battesimo, sa cosa sia l’esperienza della grazia). Con la grazia che è l’aiuto concesso dal buon Dio tutte le volte che glielo chiediamo, il matrimonio regge nonostante e attraverso tutto. Almeno il mio ha retto e questo è il quarantacinquesimo anno.

Tutte le altre unioni non sono matrimoni cristiani e non possono avere la garanzia certa della durata per sempre che solo l’aiuto richiesto al buon Dio, e da Lui concesso, può garantire.

 

“La politica è un bene”

Le cose non sono buone o cattive. È la nostra libertà malata che le trasforma in male. È sempre la nostra libera volontà che le trasforma in bene o in male.

Tutto dipende dalla nostra libertà. Non ci sono scuse.

Perciò si può affermare che la politica è un bene:

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Meglio leggere l’originale …

Ho avuto modo di leggere l’inizio e alcuni passi dell’esortazione apostolica “Amoris laetitia” e ho rilevato alcune cose:

La prima è che c’è una prima parte introduttiva che illustra le varie posizioni espresse durante i due sinodi . A questa introduzione segue una descrizione del matrimonio, così come Dio l’ha pensato che ho trovato entusiasmante e mi è venuto il rimpianto di non aver mai saputo di questo progetto bello del buon Dio sulla nostra vita.

Mi ha poi commosso l’attenzione ai vari problemi del rapporto fra marito e moglie o con i figli, che dopo quasi 45 anni di matrimonio, ho affrontato… abbiamo affrontato da soli.  Certo, se avessimo avuto qualcuno che ci indicasse questo progetto entusiasmante destinato a durare sempre, avremmo avuto meno difficoltà.

Mi ha commosso l’analisi della situazione attuale della società, l’attenzione ai giovani, all’educazione dei figli di cui sono responsabili i genitori… insomma ci ho trovato un approfondimento serio e conforme alla fede di ciò che la società incristiana in cui siamo immersi.

Quel che mi stupisce è il fatto assolutamente marginale rispetto alla corposità del documento della comunione ai divorziati, che pure viene affrontata secondo le indicazioni del catechismo della Chiesa Cattolica. E mi è venuto il sospetto che si voglia enfatizzare un particolare per oscurare la bellezza e la profondità di questo documento che invito a leggere nella sua interezza.

http://w2.vatican.va/content/francesco/it/apost_exhortations/documents/papa-francesco_esortazione-ap_20160319_amoris-laetitia.html

“Cose che nessuno sa”

Mi ero commossa per “Bianca come il latte, rossa come il sangue” e stentavo a credere che Alessandro D’avena potesse superare in un altro romanzo la struggente storia che mi aveva conquistato.

In questi giorni però ho letto non solo con struggimento, ma anche con un’inquietudine strana “Cose che nessuno sa”

In genere se un libro mi piace desidero farlo leggere o regalarlo a più gente possibile. Ma stavolta l’inquietudine ha generato in me una sorta di pudore.

Si’, perché quando il tuo cuore viene messo a nudo, non è facile mostrare il proprio segreto.

Ecco: questo romanzo narra la vita, con i suoi desideri, con l’ardore della felicità, con il dolore dell’ingiustizia, con tutti i sentimenti che caratterizzano il cuore di ciascun uomo. Ed uno si sente letto nel profondo, sente che l’autore giunge alla settima stanza e la rivela con pudore e tenerezza, per cui ti senti scoperto e disarmato.

Non fa sconti: ti dice come sei e ti aiuta a comprendenti meglio anche se hai diversi lustri sul groppone.

E tutto a partire dai testi classici della letteratura che la maggior parte di noi conosce. Ma, almeno io, ne conoscevo il contenuto, non il significato profondo e affascinante che rivela il cuore dell’uomo di ogni tempo. Almeno dell’amata Odissea che anch’io ai miei tempi avevo spezzettato per poterla affrontare insieme ad altri testi dell’epica che mi erano cari.

Ma, non approfondendola, come ha fatto D’Avena, ho perso veramente molte perle preziose, che si possono gustare solo quando si deve insegnarle a un gruppo di quattordicenni in piena crisi adolescenziale.

Devo dire grazie al fantastico autore perché è riuscito a rivelarmi quello che anch’io non avevo capito di me stessa e ancora ci sto meditando su.

Una scuola di vita: quella prima pietra non la posso proprio scagliare

Ieri era domenica della Palme e la festosità dell’ingresso di Gesù in Gerusalemme si è trasformata subito nella tristezza del racconto della Passione di Gesù durante la Messa.

Mi era insopportabile tutta quella umiliazione e quel dolore indicibile che hanno trafitto quelle carni innocenti, tanto che per non impazzire vigliaccamente ho distolto il pensiero.

La sera però, incontrando degli amici con i quali abbiamo parlato appunto di questo argomento, mi è stato chiaro che in questo episodio cosi’ drammatico della vita di Gesù, c’era tutta una scuola di vita.

Ci dicevamo che vogliamo seguire Gesù, ma ho percepito come qualcosa di astratto… non so perché… allora mi è venuto in mente tutto lo sfacelo che molti di noi cristiani viviamo in una società senza Dio. E seguire Gesù vuol dire proprio guardarlo, vedere i suoi occhi miti e ardenti, il suo tacere davanti all’ingiustizia più crudele, il suo perdono perché chi lo trattava in quel modo non sapeva veramente quello che faceva.

E mi chiedevo: ma noi cristiani… io che mi professo Cristiana lo so cosa significa seguire un Gesù che sconvolge con il suo comportamento incomprensibile tutte le nostre categorie, le nostre certezze, i nostri pregiudizi, la nostra presunzione? Ma sono davvero cosciente che quello che sto scrivendo è esattamente la verità di me, anche se non mi piace?

E allora capisco che quella prima pietra non la posso proprio scagliare.

Chissà quanto tempo mi ci vorrà per capirlo appieno!

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