Proprio come dovrebbe essere per ciascuno…

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Sono anni che rimpiango e cerco quell’immaginetta sacra che rappresentava una fanciulla distesa su un fianco lungo la croce, con le mani intrecciate in preghiera e gli occhi chiusi in una pace profondissima che mi affascinava. Cercavo di copiare l’incrocio delle mani, ma l’espressione di pace del viso mi era inaccessibile… proprio non riuscivo a copiare quel volto.

Ieri ho voluto copiare una foto della mia nipotina in braccio alla mamma. 

Incredibile!

Il volto della piccola mi ricorda la pace di quell’immaginetta della mia fanciullezza. Ma esprime anche la sicurezza di chi sa di poter riposare sicura tra le braccia della mamma.

Proprio come dovremmo essere tutti: sentirci sicuri tra le braccia del buon Dio.

 

“ti offendi se ti chiamiamo papà?”

Carissimi amici,
i miei bambini sono davvero un miracolo dell’appartenenza. Dopo mesi di affetto, di pazienza, hanno incominciato a sorridere. Finalmente si sono sentiti amati. Alcuni giorni fa le adolescenti mi hanno chiesto: “ti offendi se ti chiamiamo papà?”  Lascio a voi immaginare la mia gioia, la mia commozione, perché in questa domanda sta tutto il valore della mia vocazione alla verginità che, se è vissuta come coscienza di essere tutto di Cristo, suscita in chi ti è vicino quella domanda. Si sono accorte della mia commozione per cui, dopo alcune ore, mi cercano per consegnarmi un invito a cena che vi allego. Il motivo è la prossima nascita del figlio di Laura che a soli 14 anni ha un pancione di 9 mesi e che avrà un parto naturale.  Questa sera mi hanno detto: “abbiamo preparato una cassettina in cui, chi viene a trovarci, deve depositare il cellulare perché o sta con noi o è meglio che non venga. Però il motivo principale sei tu, perché noi ti vogliamo qui solo per noi. Non possiamo stare bene con te se ogni 5 minuti ti chiamano e poi te ne vai”. Che bisogno di appartenenza! “Padre Aldo, ci educhi al bello, allora perché hai le scarpe sporche? O perché ci hai portato il gelato su un vassoio di legno i cui angoli erano sporchi di polvere e di briciole? Sabato c’è una grande festa a cui parteciperà il Presidente della Repubblica ed altre personalità. Le mie bambine hanno subito messo le mani avanti “non ci lascerai, come spesso capita, laggiù in fondo, con gente che non conosciamo, e tu a mangiare davanti con i tuoi amici?” Le ho guardate con tanta tenerezza e ho detto: “assolutamente no, voi starete con me nella stessa tavola e davanti a noi il Presidente della Repubblica con cui già abbiamo passato la notte di Natale, mangiando di tutto”. Tutta la violenza che hanno sofferto è come sfrattata di casa sentendosi tanto amate. Ogni sera mi aspettano per il bacino della buona notte. È proprio bella questa esperienza di paternità che ti fa gustare come la verginità sia l’unico cammino educativo perché ti porta nel cuore di questi piccoli “io”. Domani ci portano altri due bebè e così cominciamo l’anno con il pieno.
Pregate per questi piccoli Gesù bambino.
Cari saluti,
P. Aldo
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Amare l’altro

Ricevo questo contributo da Gianni Mereghetti e mi pare molto bello:

“Amare veramente l’altro incomincia solo a questo punto: quando tu accetti che l’altro è altro; ma non solo accetti che l’altro è altro, l’accetti veramente: vale a dire, accetti veramente che abbia il suo destino e il suo disegno.
Allora si capisce che se il suo disegno deve incontrare il tuo disegno, se la sua strada deve incontrare la tua strada, non è per l’opera né tua né sua, ma di un Altro: di chi origina il disegno dell’uno e dell’altro, vale a dire è il destino dell’uno e dell’altro.
Comunque, incominciando a percepire la consistenza irreversibile e ineludibile, inevitabile del tu, solo incominciando a capire questa alterità, uno incomincia a percepire la consistenza di se stesso, incomincia a percepire che anche lui ha una consistenza”

Il dono di Morosini a tutti noi

Da Il Sussidiario

Pubblichiamo la lettera che Luca Rossettini, difensore del Siena, ha scritto a ilsussidiario.net in occasione della morte di Piermario Morosini, il 25enne calciatore del Livorno colpito da infarto e morto sul campo sabato scorso.

Caro direttore,

quando ieri ho appreso della morte di Piermario, pur non conoscendolo bene (ci siamo infatti affrontati da avversari sul campo e giocato insieme un paio di partite nella rappresentative nazionali) mi sono trovato a piangere come un bambino come si piange per un parente o un amico che ci lascia. E mi sono sorpreso di questo perché come temperamento normalmente tendo a tenere tutto dentro. Ieri però è accaduto qualcosa.

Perché Piermario è un ragazzo come me che ama la famiglia (a maggior ragione per la sua travagliata storia) e ama la sua passione: il calcio. E allora come fai a non immedesimarti con un ragazzo così, buono a pelle, per chi ha avuto la possibilità di conoscerlo o di incrociarlo semplicemente come me. Ma solo oggi mi rendo conto di cosa veramente è accaduto ieri ripensando al dialogo col mio compagno di stanza quando davanti alla tv abbiamo appreso la tragica notizia. Mi ha detto: «una cosa così non può lasciare indifferenti, ma ti fa riflettere sulla vita e su Dio».

Piermario con la sua morte ha avuto pietà di tutti noi che lo piangiamo perchè ci ha messo violentemente di fronte all’eterno e a noi stessi, nudi da tutte le distrazioni che il mondo ci mette davanti e riducendo a zero tutte le nostre inutili preoccupazioni e contese.

Se vogliamo essere uomini fino in fondo e per rispetto al sacrificio di Piermario, non possiamo far tacere quelle domande che sorgono spontanee dentro di noi in questi momenti: vale davvero la pena vivere? E se si per che cosa? Finisce tutto con la morte? Siamo davvero padroni della nostra vita o siamo voluti e amati ogni istante che passiamo quaggiù?

Queste domande che Piermario ci mette nel cuore oggi e a cui dobbiamo cercare di dare una risposta, possano essere per ognuno di noi compagni, colleghi, amici e tifosi un passo in avanti verso quel Disegno di salvezza che misteriosamente ci comprende tutti, ognuno con la sua strada e la sua storia.

Piermario ha fatto l’ultimo passo della sua e sono certo che ora ci guarda da lassù in compagnia di quegli angeli a cui tanto voleva bene, il fratello e i genitori. PAG. SUCC. >


La morte di Giacomo

Dal Paraguay l’amica di un amico scrive:

Cari amici,
Vi scrivo qualche riga prima di finire questa giornata così lunga e piena di avvenimenti.
Questa mattina a messa avevo in mente la nostra Anna XXX, della casa di XXXX, che dopo – credo – soli 3 mesi di malattia “misteriosamente” giunta nella sua vita è morta ieri. Sentendo il Vangelo della Risurrezione, mi son detta “solo la resurrezione di Gesù fa in modo che io possa guardare la morte dell’Anna senza sentirmi tradita”. Ho domandato di capire tutta la profondità di questa “intuizione”
… Non pensavo che il Signore mi mettesse alla prova tanto presto! Aprendo la posta cinque minuti prima di entrare in classe mi è arrivata la frustata della notizia della morte del Giacomo. Non ho avuto neanche il tempo di capire cosa era successo e ho dovuto entrare in classe perché avevamo un esame di italiano e non potevano sostituirmi.
Tutta la giornata è stata un fiorire: di lacrime, lacrime e ancora lacrime, di dolore e di domanda di capire, di non scappare davanti a questo fatto. E un fiorire di consolazione: dai 30 nani di quarta elementare che, capitanati dalla mitica Sol Nuñez al grido di “venite a consolare la prof!” mi si sono stretti alle gambe, mi hanno tirato per i vestiti per sbaciucchiarmi e abbracciarmi con le loro manine tozze. E mentre interrogavo i compagni mi portavano i loro kleenex e disegnavano cuori, animali e valanghe di fiori per me! E poi i colleghi, che “conoscevano” Giacomo per un esempio che Eugenio ha fatto al collegio docenti di inizio anno e ora sanno chi è il ragazzo che il Preside amava così tanto che poteva prenderlo a calci nel sedere!
E di tanti di voi, di cui ho letto mail e messaggi. Giacomo stesso mi ha consolato, con le sue parole, che mai avevo sentito, con la sua bella testimonianza di fede!
Fino alle ore 15 nostre -che per voi erano le 21- e mentre cercavo un angolino a scuola per dire il rosario “insieme” a voi, sono stata raggiunta da due amiche e colleghe che passavano a salutarmi e si sono fermate a pregare con me.
Di TUTTO sono grata, dalla prima all’ultima cosa.
Meno di 24 ore fa, all’assemblea di SDC avevo cantato “mi corazón no está perdido” proprio quella che credo abbiate cantato per il Giacomo. Di niente abbiamo paura, nemmeno della morte, nemmeno di una morte così inaspettata. Non siamo pazzi a dircelo. In queste ore sto mendicando questo per me, e se volete, lo farò volentieri anche per voi.
Vi abbraccio tutti.
M

Il paradosso dell’amore fra l’uomo e la donna

Mi hanno pubblicato una riflessione su “L’ECO di Bonaria” e la ripropongo per gli amici del blog:

 ”Questo è il paradosso dell’amore fra l’uomo e la donna: due infiniti si incontrano con due limiti;due bisogni infiniti di essere amati si incontrano con due fragili e limitate capacità di amare…..” (J. Carron)

Quarant’anni insieme… sembra solo ieri che ci scambiavamo quella impegnativa e solenne promessa davanti a Dio (prometto di esserti fedele, di amarti ed onorarti fino a che morte non ci separi) e guardo con stupore il trascorrere dei mesi, degli anni insieme..

Ora mi paiono come un soffio, ma sono stati vissuti tutti giorno per giorno, spesso con difficoltà che sembravano insormontabili, ma che ci hanno visto sempre come compagni fedeli.

Ora gli anni  trascorrono più veloci per l’approssimarsi del traguardo finale e le difficoltà non mancano perché ogni giorno è sempre diverso dall’altro.

 L’ aspetto fondamentale e che più ci sta a cuore  è che non smettiamo di essere genitori che pregano insieme per la felicità dei loro figli. Anche se adulti e sposati.

Pensavo che il regalo che il buon Dio fa a ciascuna creatura è quello di una mamma e di un papà che si prendono cura di loro. Ma se ne prendono cura, cercando di imitare Dio stesso che ha una stima sconfinata per la nostra libertà e soffre quando la nostra libertà fa scelte sbagliate, quando la nostra libertà crede di utilizzare facili scorciatoie che non fanno altro che rendere più lungo e faticoso il recupero della strada smarrita. E tale recupero non è mai privo dello sguardo sollecito del Padre che attende il rientro nella via maestra.

La via maestra. Già. Ma come si può conoscerla se non c’è qualcuno che già la viva e la voglia e sappia comunicare alle persone amate?

Ecco il rimpianto segreto che rischia di rendere amaro il ricordo: il non aver saputo o potuto dare ai figli ciò che col trascorrere degli anni si riconosce come essenziale. Ma poi si pensa che uno non può dare ciò che non ha e nella giovinezza spesso si è inconsapevoli del compito straordinario che il buon Dio affida ai genitori e si impara ad esserlo sperimentandolo con i propri figli.

Quel che ci consola è l’esperienza quarantennale di un Dio che non ci abbandona mai … ed è Lui che ha detto che se anche ci fosse una mamma che si dimentica del figlio, Lui non lo farà mai! E poi sappiamo che Lui sa accompagnare con altrettanta trepidazione che per la nostra vita, anche l’avventura umana dei nostri figli.

 Quel che un po’ ci preoccupa è il prezzo che dovranno pagare, per imparare quello che devono ancora imparare. Come tutti. Ma rimane la fiducia in Chi ci ha dato tutto, anche i figli da custodire. E saprà sfruttare ogni cosa a loro vantaggio, anche se non lo capiranno subito. E forse non lo capiremo nemmeno noi. Ma cercheremo di esser sempre loro vicini.

Ma  se l’aspetto più impegnativo è la felicità dei nostri figli da accompagnare, resta un altro impegno ancor più grande e forse più difficile: reimparare ogni giorno a vivere insieme al coniuge che non è perfetto, che ha i suoi limiti e che è altrettanto impegnato a sopportarci ed accoglierci come il primo giorno.

E sì, perché l’amore del primo giorno o si rafforza con gli anni – per cui talvolta mi son sentita di dire che ci vogliamo bene, 30, 35, 40 anni  di più rispetto a quel giorno di settembre  del 1971 – oppure regredisce perché non alimentato. Fermi non si sta. Perché la vita continua e ogni giorno è diverso e propone nuove sfide che ci rendono desti. E ogni giorno richiede l’impegno per dare il meglio di sé davanti alle solite circostanze che altrimenti ci soffocherebbero. Ecco: se non ci fosse questa provocazione continua della realtà quotidiana, saremmo come delle statue insensibili e incapaci di gioia. La gioia della sfida superata possibilmente insieme. Ecco il segreto della giovinezza che non muore: esser sempre pronti ad accogliere e ringraziare davanti alle circostanze liete o tristi con cui il buon Dio vuole condurre la nostra vita. Perché in fondo l’unico motivo per cui gioire è quella promessa straordinaria di Gesù:  «Non rallegratevi perché i demòni vi obbediscono, ma perché i vostri nomi sono scritti nel Cielo. Non rallegratevi del successo perché non vi basta, è poco per l’animo vostro, rallegratevi perché siete stati scelti da Me»( http://www.clonline.org/articoli/ita/JC_SdC_141211.pdf)

Ragazzi, l’amore «per sempre» si trova soltanto in Paradiso

Da Il giornale:

Ragazzi, l’amore «per sempre» si trova soltanto in Paradiso

di Angelo Scola 
 
Dalla simpatia per un coetaneo al rapporto fra mamma e papà fino al magistero di Gesù. Così l’arcivescovo di Milano Angelo Scola si rivolge ai giovanissimi

Chi è Gesù? È il Figlio di Dio che è venuto e si è abbassato a diventare uno come noi per essere la via, la verità e la vita, cioè per insegnarci ad amare e a lavorare, perché noi, da soli, ci confondiamo spesso. Per esempio, riguardo all’amore voi, guardando noi adulti, vi rendete conto di come spesso siamo confusi o contraddittori. Ci teniamo ad essere fedeli, poi non siamo capaci di essere fedeli. Oppure, non siamo capaci di mantenere un giusto equilibrio tra il desiderio di voler bene e la modalità con cui ci comportiamo verso il ragazzo o la ragazza per cui proviamo una simpatia. In questo nostro tempo si è molto superficiali, per esempio, con uno degli aspetti più importanti della nostra vita per capire che cos’è l’amore: la sessualità. Siamo molto superficiali nel parlare e nel praticare queste cose. E questo è molto grave. Per questo abbiamo bisogno di qualcuno per il quale l’amore è stato tutto. Gesù è uno per il quale l’amore ha rappresentato tutto. Perché? Perché ha amato per primo, senza pretendere nulla in cambio. E ha amato con una fedeltà assoluta, per sempre.

Mettetevi bene in testa questa parola: dove non c’è il per sempre non ci può essere l’amore. È questa la ragione per cui non dovete giocare con l’amore, alla vostra età. E i vostri genitori e i vostri educatori vi devono aiutare a capire che cosa vuol dire che là dove non c’è il per sempre, non c’è l’amore, ma soltanto una maschera dell’amore, cioè un amore deturpato, che diventa uno sgorbio. […]

Essere preoccupati del futuro in una società come la nostra, in cui le trasformazioni sono enormi, è comprensibile. Voi vivete in un momento della storia davvero affascinante, però anche pieno di fatica, di travaglio, a causa di grandissimi e rapidissimi cambiamenti. Quando io avevo la vostra età, era tutto molto più facile… Perciò è normale essere preoccupati del futuro, come essere preoccupati della morte perché la morte è un’esperienza brutta. Il dolore che si prova per il rischio della separazione dei propri genitori, altroché se è un dolore grande! Io non ho avuto questa prova nella mia vita perché i miei genitori sono stati insieme sessant’anni, si sono voluti bene e questo è certamente un grande dono. Però voi dovete essere sempre comprensivi verso i vostri genitori, al di là delle loro fatiche. Dovete essere sicuri che il papà e la mamma, anche quando hanno dei problemi tra loro, non li hanno verso di voi. Anche se fanno fatica tra loro due, il papà è il vostro papà e la mamma è la vostra mamma. E voi dovete rispondere a questo bene col vostro bene perché così li aiutate a stare insieme. Dunque queste paure le ho avute e le ho anch’io, salvo l’ultima perché i miei genitori sono già in Paradiso, quindi sono uniti. Ma è normale avere la paura della morte o la paura del futuro. E Gesù è venuto proprio per questo.

[…] Nel Nuovo Testamento… Sapete cos’è il Nuovo Testamento?… I quattro vangeli più altri libri di San Paolo e di alcuni Apostoli. Dicevo, nel Nuovo Testamento il Paradiso è definito come il luogo del riposo in Dio. Quindi è un luogo di pace, di riposo, di bellezza, in cui tutti faremo l’esperienza dell’amore. E lì vivremo con questo nostro corpo trasformato. Non sappiamo come, perché per imparare come sarà trasformato dobbiamo prima passare attraverso la morte. Però sappiamo che vivremo nel nostro corpo risorto, trasformato – la parola giusta è trasfigurato -, non moriremo più, ci vorremo tutti bene, non ci sarà nessuna invidia, nessuna gelosia. Pensate! Adesso, quando vediamo che uno preferisce un altro a noi, ci dà fastidio o, non appena uno ci sfiora, ci sentiamo feriti. In Paradiso non ci offenderemo più. Saremo in una situazione di pace e, soprattutto, vedremo Dio faccia a faccia. Non avremo più solo un’intuizione vaga come io (che non ci vedo benissimo) ho di quel quadro di girasoli là in fondo, ma lo vedremo così come Egli è. Saremo sempre con il Signore. E saremo in compagnia degli angeli, perché ci sono già adesso gli angeli. Ognuno di noi ha il suo angelo… custode… che è un modo delicato con cui Dio è presente a te, a me, ad ognuno di noi.