O trasfigurati o tristi..

…La gioia della fede fa scaturire un desiderio di cambiamento. Ma non si tratta di nulla di automatico. Per Zacheo, come per tutti coloro che Gesù chiamò e coinvolse con sè, non lo fu. Zaccheo, dice don Giussani, era pieno di quello sguardo, e dopo, come comseguenza, pensa : “Ecco, io do via titto quello che ho preso”. Ma è una conseguenza che è durata tutta la vita, perchè non è automatico”. Il desiderio di appartenergli è totale fin dall’inizio. Ma il suo svolgimento non è automatico, e infatti continua per tutta la vita. Ma quello che rende ormai la nostra vita trasfigurabile è diventato un fatto”.

Abbiamo già il “virus” – un virus benefico evidentemente – dentro di noi. La sua presenza ha già fatto breccia nella nostra vita .
È il contrario dell’episodio del giovane ricco, uno a cui Cristo dice:”vieni con me”, cioè voglio stare vicino a te. E il Vangelo dice: “E quello se ne andò triste”: il giovane ricco , triste.
Ecco allora l’alternativa che emerge da tutto questo e che vediamo spesso nel nostro mondo: “O trasfigurati, o tristi, perchè non si può rimanere al posto di prima quando Cristo ha chiamato, ci è venuto incontro, non possiamo rimanere come prima: “O trasfigurati, o tristi…. o si diventa più tristi o ci si trasfigura” per quella novità che Cristo ha introdotto nella vita.
(Esercizi di Rimini 2017, pag. 61)

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Il punto sorgivo

“Da che cosa capiamo che è arrivata la salvezza?
Da ciò che è scaturito in Zaccheo per quella visita imprevedibile:”Ecco
Signore, io do la metà di ciò che possiedo ai poveri e, se ho rubato a qualcuno, retituisco quattro volte tanto”. Come vedete, tutto è collegat o. Immaginate tutti i tentativi che avranno fatto i farisei per costringerlo a cambiare, sbattendogli in faccia tutti gli errori che aveva commesso. Non lo avevano spostato di un millimetro.

Gesù ci è riuscito con quello sguardo di misericordia, che andava alla radice del suo cuore, e questo è il Cristianesimo.
Quando manca il punto sorgivo, non è più cristianesimo, anche se usiamo parole cristiane.
(Ecco perchè non tutti i teologi sono san, ma tutti i santi sono teologi.ndr),
Solo dall’esperienza della misericordia può nascere una letizia che cambia tutto.
(pag.51,52 degli Esercizi della Fraternità a Rimini)

Quarantasei anni di matrimonio

Era il 4 settembre del 1971, alle 18 del pomeriggio.
Cosi’ è iniziata la nostra avventura di sposi. Incredibile! 46 anni trascorsi insieme e, volati! Oggi sento solo un grande gratitudine per questo dono bellissimo che il buon Dio ci ha fatto regalando l’una all’altro per un destino misterioso che ci condurrà da Lui.
Se dovessi enumerare tutti i doni ricevuti… ci vorrebbe “Il libro della vita”.
Mi limito a quelli più preziosi: due figli, la moglie di uno dei due e una splendida nipotina.(l’altro figlio non è sposato)
Dolori?
Certo, non sono mancati, come non sono mancate e non mancano le prove e le malattie, ma son nulla rispetto alla straordinaria avventura che ci porterà presto o tardi alla sorprendente destinazione preparata per noi.
Perciò l’ultima e unica parola che vale è “grazie!”, grazie alla vita, grazie per la vita, dono totalmente e assolutamente gratuito.

Gigio e Dina

Pochi giorni fa mi è venuta in mente una favola che mi piacerebbe raccontare a mia nipotina:

Dialogo tra due granellini di sabbia
Fu la risacca di un mare azzurro e tiepido a farli incontrare.
Era estate e all’alba era tanto dolce farsi trascinare in mezzo a infiniti granelliini, così,
senza meta, fiduciosi nella sagacia di quel mare cangiante , nelle prime ore del giorno.
Più tardi sarebbero venuti i bagnanti a tentare di allontanarli con i passi pesanti, ma ai primi bagliori dell’alba si ritrovavano sempre vicini, l’uno di un colore scuro e idefinito, l’altro era verde e quasi trasparente.. Erano tra quei granellini un po’ più grossi che precedono nellla riva quelli finissimi.
All’inizio nessuno dei due si era accorto dell’altro, ma quell’estate il mare li aveva ancora avvicinati con le sue placide onde dell’alba.
Fu il granellino verde che cominciò con un sospiro indefinibile: “OH… come è bello! come è bello la mattina, nel silenzio rotto solo dal rumore della risacca, farsi trasportare così… e poi … assistere al miracolo dell’aurora che tinge di tutti questi colori l’acqua che ci trasporta! Sembra una festa… la festa deoilla nascita di un nuovo giorno.”
“Già” continuava quasi senza rendersene conto il granellino grigio. “Siamo proprio fortunati di essere qui. in questo punto della spiaggia: abbiamo una vista magnifica e serena sia all’alba che al tramonto: sempre in un trionfo di meravigliose luci cangianti, all’inizio e alla fine del giorno.
E poi durante il giorno vediamo tanta gente! da noi si avvicinano spesso dei bambini con il loro costumino, con paletta, secchiello e formine, a giocare… fanno castelli altissimi… una volta mi sono trovato proprio in cima. Da li’ vedevo tante altre cose, c’era anche un gruppo di bambini che, lontani dalla riva, giocavano con il pallone… poi un bolide di bambino che si lanciava in acqua, ha inciampato nel castello ed io sono tornato giù. Che avventura! In un attimo dalla cima del mondo, tornare al tuo solito posto. Certo che all’inizio mi è dispiaciuto….
Ma si sta bene qui. Spesso vediamo i gabbiani volteggiare nel sole o tuffarsi all’improvviso nell’acqua. Ma, durante le ore di luce ci godiamo al fresco i raggi tiepidi o cocenti del sole…
La sera poi… che meraviglia vedere la prima stella, e poi accendersi ad una ad una tutte le altre… e la luna? Che meraviglia assistere al suo trasformarsi da un sottilissimo spicchio in quella grande palla che pare illumini la notte con il suo sorriso…
Ma … stiamo parlando da un po’ e non ci conosciamo. Io mi chiamo Gigio e tu?
“Mi chiamo Smeraldina, per gli amici Dina”
“Che bel nome!”
“E sai, un tempo ero una bella bottiglia di vetro verde-azzurro trasparente. Conteneva ora acqua, ora vino, ora olio.. Poi un giorno, mentre durante la cena versavano l’olio sull’insalata, nella nave, un bimbetto con passi ancora incerti passò e, nella sua piccola corsa, urtò il braccio del commensale e la bottiglia andò in frantumi Allora il cameriere raccolse i cocci e li buttò in mare.
Da quel giorno quante peripezie!
i pezzetti di vetro si sparpagliarono in acqua e ben presto fui divisa dai miei fratellini verdi.
Mi trovai sola. Mi guardai intorno. C’erano enormi pietre ricoperte di filamenti multicoolori che ondeggiavano nell’acqua, c’erano le stelle marine, c’erano cavallucci marini che danzavano felici, c’erano persino i coralli… quanti colori e che festa continua!
C’erano poi tanti pesci di mille dimensioni e colori. mi incuiosi’ uno tutto a strisce di tutti i colori; si comportava in modo regale… pensai che dovesse essere un principino o un re. Lui mi adocchiò e, interessato, mi si avvicinò.
“Pietà,gli dissi, sono solo un pezzetto di vetro! mi chiamo… mi chiamo Smeralbina (dissi il primo nome che mi passò per la testa…… e da allora divenne il mio nome). Ma il pesce non capiva il mio linguaggio, nè io compresi cosa mi rspose. Sta di fatto che… spalancò la bocca e… mi mangiò credendomi un cibo nuovo e succulento. Poco dopo il pesce fu pescato : cadde dentro una rete colma di tanti altri sventurati come lui.
Finii in una pentola di zuppa di pesce; i resti furono buttati in mare proprio vicino a degli scogli grigio verdi. Ed io, che diventavo sempre più piccola incominciai il mio viaggio nel profondo mare, spinta qua e la’ dalle correnti… ed ora sono qua…
ma quante avventure mi son capitate!!!

(continua…forse)

Nella domanda il limite umano della nostra libertà si gioca

Lo so che questi sono i decenni più drammatici della mia vita iniziata ai tempi del cosiddetto miracolo economico, di cui ho solo sentiro parlare.
Lo so che ci sono guerre in atto e imminenti, persecuzioni, malvagità inaudite. Anche la natura ha scatenato il suo enorme potenziale di morte.
Però c’è una conditio sine qua non che rende possibile lo stare di fronte e accogliere con coraggio e spirito di iniziativa tutto questo disastro.
Ne ho avuto la netta percezione l’altro giorno in cui un’amica, non credente, mi parlava della sua famiglia divisa e dei suoi genitori che vivono separati nella più totale assurdità e solitudine.
Proprio in quella occasione mi è stato chiaro quanto ho letto stamane negli Esercizi di Rimini 2017 a pag.45:
“Che cosa introduce nella vita la presenza di Cristo quando uno vi cede?
Una tensione, il desiderio di Lui, la domanda.
La domanda è il limite umano della nostra libertà. Nella domanda la nostra libertà si gioca.
L’uomo cristiano non è indifferente al bene o al male morale, ma, nella percezione del proprio niente, chiede, mendica.
La vera e fondamentale pratica ascetica è domandare. E non si può a lungo domandare senza veramente desiderare che accada ciò che si domanda.
La domanda è tale se veramente si desidera che accada quel che si domanda. (…)
Sant’Agostino dice:”Il tuo desiderio è la tua preghiera: se continuo è il tuo desiderio, continua pure è la tua preghiera”
E Gregorio di Nissa scrive:”L’anima è colpita e ferita dalla disperazione di non ottenere mai quel che desidera, ma questo velo di tristezza le vien tolto quando impara che il vero possesso di Colui che essa ama sta nel non cessare mai di desiderarlo”.
Non cessare mai di desiderarlo: questo è l’avvenimento del rapporto tra l’uomo e Cristo'(… )
Desiderarlo continuamente, nella umiltà chiara e realistica della nostra debolezza.”

Se questa è la posisione del nostro cuore, diventa chiaro almeno per me, che tutto il male del mondo c’è perchè non si desidera Lui, il Suo regno, la sua volontà e perciò occorre affrontare tutto con quella abissale consapevolezza.

Il confine misterioso della nostra libertà

dagli Esercizi di Rimini 2017 pag.45:
“Che cosa introduce nelle vita la Presenza di Cristo quando uno se ne accorge?
Una tensione, un desiderio di Lui, una domanda.
“La domanda è il limite ultimo, il confine misterioso della nostra libertà. Nella domanda la nostra libertà si gioca. L’uomo cristiano non è indifferente al bene o al male, ma, nella percezione del proprio niente, chiede, mendica.
La vera fondamentale pratica ascetica è domandare e non si può a lungo domandare, senza veramente desiderare che accada ciò che si domanda”

Alla lettura di tali parole mi è venuta in mente una santa che per lungo tempo non riuscì a dire “sia fatta la tua volontà” del Padre Nostro.
Perchè il problema non è lo stato d’animo o il sentimento, ma la fedeltà a un gesto di preghiera imparata magari da bambini, che, ripetuta nel tempo, compie ciò per cui ci è stata donata, come ” ogni parola che esce dalla bocca di Dio, che non torna a Lui, senza aver compiuto ciò per cui è stata mandata”.

Per sperare, occorre essere molto felici

Per sperare occorre essere molto felici…
…Bisogna avere ottenuto, ricevuto,una grande grazia, dice Peguy.
La speranza che la nostra vita quotidiana sia investita in ogni sua piega da Cristo viene dall’essere molto felici. Viene dall’aver ricevuto questa vrande grazia.
Siamo cristiani perchè a un certo momento c’è stato qualcosa di inesprimibile, c’è stata una percezione, un presentimento, un’emozione, c’è stato un accento persuasivo: questa è la grande grazia che abbiamo ottenuto, secondo tutta la discrezione con cui normalmente Dio si muove nella vita dell’uomo, secondo la discrezione con cui la libertà di Dio rispetta la nostra libertà. Ci è stato fatto il dono della fede. Occorre essere molto felici di questo!
La nostra speranza consiste sempre nel fatto che, avendo Egli iniziato, porti sino in fondo la Sua opera in noi.
Soltanto che bisogna lasciarlo entrare per un pertugio, una spaccatura del nostro cuore memore di quel primo incontro e della sua grazia.
Ma come si fa ad avere sempre coscienza di quella Presenza da cui ci aspettiamo quel tutto , quella pienezza presentita nel primo incontro?
Ripetendo gesti di coscienza. E di ricordare questo il più possibile. stando attenti al luogo in cui Cristo stesso ci desta la coscienza.
La prima indicazione per il cammino è dunque ripetere gesti di consapevolezza. Innanzitutto la preghiera, cioè il domandare, il mendicare e il ricordare, il riprendere continua coscienza di quello che si è, una sola cosa con Cristo.
Rendermi cosciente di questo; ricordare questo il più possibile nella giornata. È questa la preghiera.
È così che l’uomo diventa uomo: ripetendo continuamente gesti di consapevolezza.
(liberamente tratto dagli Essrcizi di Rimini)

 

“Sei primavera o autunno?”

Sei primavera o autunno?
Ieri il Papa, durante l’udienza del mercoledi’ ci ha posto questa domanda sulla quale meditare e, simpaticamente, ha riproposto i temperamenti autunnali come quelli al peperoncino sotto aceto.
Non è facile rispondere per un cristiano, anche perchè i due atteggiameni, primaverile e autunnale, spesso a me pare, convivono … ma non sto qui lambiccarmi e lambiccarvi il cervello con elucubrazioni .
Preferisco riportare un passaggio degli Esercizi di Rimini che a me pare descrivere l’atteggiamento… primaverile.
È a pag. 61
“…Quanto più matura, quanto più diventa abituale la certezza che Dio compie e quanto più siamo liberi dalle cose, tanto più diventiamo lieti.(,,,)
La nostra letizia non dipende da quel che possediamo, perchè siamo stati liberati da Colui che ci è accaduto, L’origine della nostra letizia è il riconoscimento che c’è Cristo, che Lui è presente. (…) Ma questa scoperta (riconoscimento) è solo per audaci, cioè per chi accetta il rischio di verificare che Dio vive”
(…)”Sono lieto” vuol dire: “il mio cuore è lieto perché Dio esiste”.

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” …Poi guardai…”

Spesso siamo ripiegati su noi stessi e sui nostri problemi più o meno gravi e non ci guardiamo intorno e non vediamo il dolore, la delusione e la tristezza degli altri.
Questo ho pensato ricordando la poesia che un amico ricordava di aver appreso alle elementari. La trascrivo:

“Quando nacqui mi disse una voce.
“tu nascesti a portar la tua croce”.
Io piangendo la croce abbracciai
che dal Cielo donata mi fu.
Poi guardai, guardai, guardai:
tutti portan la croce quaggiù

 

I miracoli esistono e noi abbiamo le prove

Merita di essere letto:

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