“La politica è un bene”

Le cose non sono buone o cattive. È la nostra libertà malata che le trasforma in male. È sempre la nostra libera volontà che le trasforma in bene o in male.

Tutto dipende dalla nostra libertà. Non ci sono scuse.

Perciò si può affermare che la politica è un bene:

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Meglio leggere l’originale …

Ho avuto modo di leggere l’inizio e alcuni passi dell’esortazione apostolica “Amoris laetitia” e ho rilevato alcune cose:

La prima è che c’è una prima parte introduttiva che illustra le varie posizioni espresse durante i due sinodi . A questa introduzione segue una descrizione del matrimonio, così come Dio l’ha pensato che ho trovato entusiasmante e mi è venuto il rimpianto di non aver mai saputo di questo progetto bello del buon Dio sulla nostra vita.

Mi ha poi commosso l’attenzione ai vari problemi del rapporto fra marito e moglie o con i figli, che dopo quasi 45 anni di matrimonio, ho affrontato… abbiamo affrontato da soli.  Certo, se avessimo avuto qualcuno che ci indicasse questo progetto entusiasmante destinato a durare sempre, avremmo avuto meno difficoltà.

Mi ha commosso l’analisi della situazione attuale della società, l’attenzione ai giovani, all’educazione dei figli di cui sono responsabili i genitori… insomma ci ho trovato un approfondimento serio e conforme alla fede di ciò che la società incristiana in cui siamo immersi.

Quel che mi stupisce è il fatto assolutamente marginale rispetto alla corposità del documento della comunione ai divorziati, che pure viene affrontata secondo le indicazioni del catechismo della Chiesa Cattolica. E mi è venuto il sospetto che si voglia enfatizzare un particolare per oscurare la bellezza e la profondità di questo documento che invito a leggere nella sua interezza.

http://w2.vatican.va/content/francesco/it/apost_exhortations/documents/papa-francesco_esortazione-ap_20160319_amoris-laetitia.html

“Cose che nessuno sa”

Mi ero commossa per “Bianca come il latte, rossa come il sangue” e stentavo a credere che Alessandro D’avena potesse superare in un altro romanzo la struggente storia che mi aveva conquistato.

In questi giorni però ho letto non solo con struggimento, ma anche con un’inquietudine strana “Cose che nessuno sa”

In genere se un libro mi piace desidero farlo leggere o regalarlo a più gente possibile. Ma stavolta l’inquietudine ha generato in me una sorta di pudore.

Si’, perché quando il tuo cuore viene messo a nudo, non è facile mostrare il proprio segreto.

Ecco: questo romanzo narra la vita, con i suoi desideri, con l’ardore della felicità, con il dolore dell’ingiustizia, con tutti i sentimenti che caratterizzano il cuore di ciascun uomo. Ed uno si sente letto nel profondo, sente che l’autore giunge alla settima stanza e la rivela con pudore e tenerezza, per cui ti senti scoperto e disarmato.

Non fa sconti: ti dice come sei e ti aiuta a comprendenti meglio anche se hai diversi lustri sul groppone.

E tutto a partire dai testi classici della letteratura che la maggior parte di noi conosce. Ma, almeno io, ne conoscevo il contenuto, non il significato profondo e affascinante che rivela il cuore dell’uomo di ogni tempo. Almeno dell’amata Odissea che anch’io ai miei tempi avevo spezzettato per poterla affrontare insieme ad altri testi dell’epica che mi erano cari.

Ma, non approfondendola, come ha fatto D’Avena, ho perso veramente molte perle preziose, che si possono gustare solo quando si deve insegnarle a un gruppo di quattordicenni in piena crisi adolescenziale.

Devo dire grazie al fantastico autore perché è riuscito a rivelarmi quello che anch’io non avevo capito di me stessa e ancora ci sto meditando su.

Una scuola di vita: quella prima pietra non la posso proprio scagliare

Ieri era domenica della Palme e la festosità dell’ingresso di Gesù in Gerusalemme si è trasformata subito nella tristezza del racconto della Passione di Gesù durante la Messa.

Mi era insopportabile tutta quella umiliazione e quel dolore indicibile che hanno trafitto quelle carni innocenti, tanto che per non impazzire vigliaccamente ho distolto il pensiero.

La sera però, incontrando degli amici con i quali abbiamo parlato appunto di questo argomento, mi è stato chiaro che in questo episodio cosi’ drammatico della vita di Gesù, c’era tutta una scuola di vita.

Ci dicevamo che vogliamo seguire Gesù, ma ho percepito come qualcosa di astratto… non so perché… allora mi è venuto in mente tutto lo sfacelo che molti di noi cristiani viviamo in una società senza Dio. E seguire Gesù vuol dire proprio guardarlo, vedere i suoi occhi miti e ardenti, il suo tacere davanti all’ingiustizia più crudele, il suo perdono perché chi lo trattava in quel modo non sapeva veramente quello che faceva.

E mi chiedevo: ma noi cristiani… io che mi professo Cristiana lo so cosa significa seguire un Gesù che sconvolge con il suo comportamento incomprensibile tutte le nostre categorie, le nostre certezze, i nostri pregiudizi, la nostra presunzione? Ma sono davvero cosciente che quello che sto scrivendo è esattamente la verità di me, anche se non mi piace?

E allora capisco che quella prima pietra non la posso proprio scagliare.

Chissà quanto tempo mi ci vorrà per capirlo appieno!

Un regalo per la mia nipotina (anteprima)

È ancora piccola ; lunedi’ compirà un anno e mezzo e le mostrerò questo splendido Angelo appena ultimato.

Sono al secondo anno di studio di iconografia e ho voluto regalarle l’Arcangelo più bello che il buon Dio ha voluto mandare a Maria per il più grande annuncio che ha cambiato la storia dell’umanità.

Spero che anche M. dica si’ all’annuncio che il buon Dio vorrà farle regalandole la vocazione per la quale l’ha chiamata alla vita.

Ma voglio raccontare la storia di questa icona; di tutto il tempo che le ho dedicato, dapprima copiando una bellissima icona di scuola macedone … quante volte ho preso le misure dell’originale, quante volte ho copiato gli occhi… poi dopo circa un mese di studio dell’originale, ho preso la tavola gessata e ho rifatto il disegno. Poi dovevo colorare le vesti e intanto non sapevo come sarebbe stato il volto definitivo dell’Angelo.

Quindi si trattava di mettere il substrato verde che mostravo a mio figlio. Lui, scettico, mi diceva che sembrava Hulk. Ma io sapevo che ci sarebbero voluti tanti passaggi di colore, di schiarimenti, di velature, di correzioni del maestro…

Ma sinceramente non sapevo che il risultato sarebbe stato questo.

Forse non sapete che l’iconografia è soprattutto un cammino di fede e chi si avvia in questa strada affascinante sa che il Protagonista è lo Spirito Santo che con i colori comunica la gioia di Dio, la Sua tenerezza, la Sua Misericordia.

Mi sono fidata, ho pregato prima, durante e dopo la scrittura dell’icona ed ora non vedo l’ora di mostrarla alla mia adorata nipotina.

Per chi arriva fin qui nella lettura è un’anteprima!

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Tutto è unito da un misterioso disegno

Sono tra i pochi che non amano il Festival di Sanremo che non ho mai guardato se non per qualche immagine facendo zapping. Sono ben consapevole che rischio di perdere qualche cosa buona … ma, sorbirsi una decina di ore per qualcosa che il giorno dopo vedrò nei giornali mi pare un po’ troppo pesante.

Oggi però ho letto una riflessione molto bella, perché collega in un misterioso intreccio di unità gli eventi di questi giorni, desidero invitarvi a leggerla.

Ecco il link: https://sharethesharing.wordpress.com/2016/02/13/ezio-bosso-laereo-e-le-stelle/

“Questo è anche un compito della Chiesa”

Sto leggendo con molto interesse e commozione l’intervista al Papa di Tornielli nel libro “Il nome di Dio è misericordia”

Mi colpisce la tenerezza e il cuore con cui questo Papa si propone al mondo intero, terremotato dalla più grande sciagura che possa colpire, cioè la mancanza di desiderio di felicità vera.

Arrivata a un punto, mi son detta: questo merita di essere letto anche dai miei amici.

Ecco il punto a pag.73:

“Il Signore della misericordia mi perdona sempre, dunque mi offre la possibilità di ricominciare sempre. Mi ama per ciò che sono, vuole risollevarmi, mi tende la Sua mano. Questo è anche un compito della Chiesa: far percepire alle persone che non ci sono situazioni dalle quali non si può riemergere, che finché siamo vivi è sempre possibile ricominciare, se soltanto permettiamo a Gesù di abbracciarci e perdonarmi”.

 

Mi pare che questo concetto cosi’ semplice e bello sia necessario sentirselo ripetere finché non diventa mentalità.

E con questo pensiero, auguro una buona Quaresima a quelli tra i miei amici che sono cattolici! E auguro di provare un desiderio di vera felicità, di una felicità che duri sempre e niente possa turbare, a tutti!

Dopo il F.Day: e ora?

Ed ora?

È stata una giornata esaltante. L’ho seguita nella diretta alla tv ed era una folla variopinta e vivace con famiglie più o meno numerose accompagnate da nonni e nonne. Un mare di teste, di colori e di bandiere le più disparate di cui non riuscivo a vedere la fine.

E poi gli interventi dei vari oratori brevi e essenziali senza troppi fronzoli e parole in politichese a cui non crede più nessuno.

Insomma una bella giornata, piena di vita e della gioia che solo i bambini sanno creare intorno a loro.

Oggi tutto è finito.

Non perché non si possa ripetere, se l’Italia si conserva democratica; ma per il fatto che la vita riprende con la stessa drammaticità di ogni giorno , con nuove difficoltà da affrontare, con i sempre nuovi e inattesi rapporti e circostanze.

E mi chiedo: come si fa a vivere? E basta la gioia e la gratitudine di una giornata eccezionale come quella di ieri, 30 gennaio 2016, per continuare o cominciare a vivere all’altezza sei nostri desideri?

Mi viene in mente il giorno stesso della mia Laurea per la quale tanto avevo lavorato. Ricordo che il giorno stesso mi dissi: e adesso?

È in situazioni simili, quando uno ottiene qualcosa di desiderato o semplicemente bello, che arriva il momento in cui tutti ci si chiede: e adesso?

Non tutti i giorni ci si ritrova in mezzo a uno, due milioni di persone festose; e non basta nemmeno per compiere il nostro desiderio di felicità.

Noi vogliamo di più, sempre di più.

Certo è doveroso contribuire a costruire un mondo più giusto.

Ma io sono destinata a vivere eternamente in questa vita spesso difficile e piena di dolore che nemmeno un Family day può alleviare?

In questo momento sento alla tv che si parla delle vittime di vari attentati e tante altre notizie simili… basta un evento grandioso come quello di ieri ad reggere avanti a tutte queste altre tragedie?

Esiste una salvezza. Esiste.

Solo che questo mondo postcristiano non riconosce più Colui che gli ha donato la vita e la libertà e da soli riusciamo a creare soltanto questo disastro mondiale.

Occorre ritrovare la cultura che ha costruito l’Europa a partire dalla diffusione del Cristianesimo fin dal primo secolo. Ma di quel Cristianesimo in gran parte si sono dimenticati anche molti battezzati.

http://www.ilsussidiario.net/News/Cultura/2016/1/31/CARRON-La-sfida-di-oggi-e-i-nostalgici-del-mondo-che-non-c-e/675066/

Family day al Circo Massimo:  manifesti, striscioni e politici(http://www.repubblica.it/politica/2016/01/30/foto/family_day_il_circo_massimo_tra_manifesti_e_striscioni)Family day al Circo Massimo:  manifesti, striscioni e politici

“È, se opera”

C’è una frase che dovrebbe essere il termometro del nostro esser cristiani: “È, se opera” (è il titolo di un libretto letto diversi anni fa e ormai non più in commercio).

Il soggetto della frase era Cristo; ma in fondo riguardava soprattutto il singolo cristiano. Perché il fatto che Cristo ci sia, dal momento che è risorto, è certezza inconfutabile.

Il problema è che spesso anche il Cristiano, il privilegiato dal fatto di aver incontrato Cristo, non lo riconosce.

Se non lo riconosce è come se non esistesse. Infatti molti cristiani vivono come se Dio non esistesse; nella loro presunzione sono convinti che Dio c’è, ma ha da fare altro che occuparsi dei loro affari. Ai propri affari provvede ciascuno come può e fa bene, ma il problema è che ci si dimentica che chi ci dà la vita, la capacità, la forza, la fantasia, la creatività… tutto, per portare a compimento un’opera è un Altro senza il quale nemmeno esisteremmo.

In questo, oltre a rendersi responsabili di una grave ingiustizia, perché si nasconde un fattore della realtà, ci si priva di quello che Gesù promette coloro che lo seguono: il centuplo. Cioè la gioia incomparabile della gratitudine al buon Dio che ha voluto renderci partecipi della bellezza di un’opera ben fatta, che esser partecipi all’opera stessa della Creazione.

In questo senso si può dire che per il Cristiano, Cristo è se opera. Ma l’opera è sempre solo del buon Dio e riconoscerne i tratti in un povero, in un conoscente, in un bel tramonto, nell’infinito del cielo stellato non solo rende giustizia alla Verità, ma ci colma di gratitudine, di gioia e di pace. Insomma il centuplo promesso.

 

 

“Usura, lussuria, potere”

Mi ha impressionato stamane la prima lettura della liturgia che copio:

 

1 Sam 8,4-7.10-22a.

Si radunarono allora tutti gli anziani d’Israele e andarono da Samuele a Rama. Gli dissero: “Tu ormai sei vecchio e i tuoi figli non ricalcano le tue orme. Ora stabilisci per noi un re che ci governi, come avviene per tutti i popoli”. Agli occhi di Samuele era cattiva la proposta perché avevano detto: “Dacci un re che ci governi”. Perciò Samuele pregò il Signore. Il Signore rispose a Samuele: “Ascolta la voce del popolo per quanto ti ha detto, perché costoro non hanno rigettato te, ma hanno rigettato me, perché io non regni più su di essi. Samuele riferì tutte le parole del Signore al popolo che gli aveva chiesto un re. Disse loro: “Queste saranno le pretese del re che regnerà su di voi: prenderà i vostri figli per destinarli ai suoi carri e ai suoi cavalli, li farà correre davanti al suo cocchio, li farà capi di migliaia e capi di cinquantine; li costringerà ad arare i suoi campi, a mietere le sue messi, ad apprestargli armi per le sue battaglie e attrezzature per i suoi carri. Prenderà anche le vostre figlie per farle sue profumiere e cuoche e fornaie. Si farà consegnare ancora i vostri campi, le vostre vigne, i vostri oliveti più belli e li regalerà ai suoi ministri. Sulle vostre sementi e sulle vostre vigne prenderà le decime e le darà ai suoi consiglieri e ai suoi ministri. Vi sequestrerà gli schiavi e le schiave, i vostri armenti migliori e i vostri asini e li adopererà nei suoi lavori. Metterà la decima sui vostri greggi e voi stessi diventerete suoi schiavi. Allora griderete a causa del re che avrete voluto eleggere, ma il Signore non vi ascolterà”. Il popolo non diede retta a Samuele e rifiutò di ascoltare la sua voce, ma gridò: “No, ci sia un re su di noi. Saremo anche noi come tutti i popoli; il nostro re ci farà da giudice, uscirà alla nostra testa e combatterà le nostre battaglie”. Samuele ascoltò tutti i discorsi del popolo e li riferì all’orecchio del Signore. Rispose il Signore a Samuele: “Ascoltali; regni pure un re su di loro”. Samuele disse agli Israeliti: “Ciascuno torni alla sua città!”.

 

Mi ha impressionato per la sua incredibile attualità.

Siamo davvero passati dalla condizione paradisiaca di un Creatore che ogni pomeriggio scendeva a parlare con i progenitori; alla scelta di un popolo che fra tutti cercasse di essergli fedele, il popolo ebreo; alla decadenza del popolo scelto per essere prediletto che dimentica del tutto il Suo Dio in mezzo agli altri popoli che non Lo conoscono.

Chi ha rotto il patto di Alleanza con Dio, crede di potersi autogestire e chiede di fare come gli altri. Dio ci lascia liberi di scegliere e noi scegliamo da millenni di autogestirci… con i risultati che sono sotto gli occhi di tutti: violenza, sopraffazione, egoismo, presunzione… “Usura, Lussuria, potere” direbbe T. S. Eliot

Senza un rapporto personale di ciascuno col Creatore che è anche misericordioso e giusto si arriva al disastro della nostra società a livello mondiale.

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