L’uomo e la donna devono parlarsi di più, ascoltarsi di più, conoscersi di più, volersi bene di più

Dalla catechesi di Papa Francesco:

“… Sì, rischiamo di fare un passo indietro. La rimozione della differenza, infatti, è il problema, non la soluzione. Per risolvere i loro problemi di relazione, l’uomo e la donna devono invece parlarsi di più, ascoltarsi di più, conoscersi di più, volersi bene di più. Devono trattarsi con rispetto e cooperare con amicizia. Con queste basi umane, sostenute dalla grazia di Dio, è possibile progettare l’unione matrimoniale e familiare per tutta la vita. Il legame matrimoniale e familiare è una cosa seria, lo è per tutti, non solo per i credenti. Vorrei esortare gli intellettuali a non disertare questo tema, come se fosse diventato secondario per l’impegno a favore di una società più libera e più giusta.”

Ecco il link

http://w2.vatican.va/content/francesco/it/audiences/2015/documents/papa-francesco_20150415_udienza-generale.html

Mistero e ignoto

Non bastava la follia del pilota tedesco che ha voluto coinvolgere nel suo suicidio tutti i passeggeri di un aereo di linea tedesco.

Follia, follia, follia.

Non avevamo altra spiegazione.

E giù indagini accurate sul suo stato di salute mentale con annessi e connessi.

Ora c’è il gravissimo fatto del tribunale di Milano. Un anziano signore ingannando la sorveglianza si introduce armato nel tribunale di Milano e fa una carneficina. Nessuno riesce a fermarlo. Solo dopo in una vicina località riusciranno ad arrestarlo perché nella sua ”follia” aveva ancora intenzione di uccidere.

Ci si spaventa per la lucida follia che spinge culture estranee alla nostra a tagliar gole o trucidare bambini. Ma quando la “follia” esplode nel civilizzato Occidente? È la stessa follia?? O converrà fare una riflessione più seria?

Su quel che accade nel mondo che si riferisce ali’Isis s’è detto di tutto e di più e in questo oceano di parole uno non sa più quale sia quella che contiene la verità.

Ma la “follia” occidentale?

Più che follia verrebbe da definirla malattia dell’anima. Se l’Isis fa stragi in nome di un’ideologia o di un presunto Dio sanguinario, da noi, in Occidente abbiamo queste esplosioni di violenza cieca su di sè e sugli altri che nulla della vita precedente dei protagonisti aveva fatto sospettare. Erano persone tranquille, forse anche stimate, gentili…. Fino a ieri. Oggi esplodono in un odio contro sè e contro tutti che fa paura. Come fa paura l’ignoto, l’imprevisto, l’insondabile, l’incontrollabile.

Si’, abbiamo bisogno di dare un nome a ciò che ci spaventa, di catalogare ciò che ci fa paura. Ma l’ignoto è proprio angoscioso.

Ecco che il Mistero, che ci circonda da ogni parte ma è negato, si ripropone come ignoto. Il Mistero* che fa tutte le cose e le ama, diventa l’ignoto** che non ama e vuole distruggere tutto.

Siamo davanti ad una scelta: il Mistero o l’ignoto, l’abbraccio della misericordia o il ghiaccio del potere ignoto e i cieco che colpisce a tradimento. Il nostro grande vantaggio è che possiamo scegliere, perché l’uomo, l’essere umano è l’unico che ha questa libertà di scelta. Può riconoscere, amare, servire il Mistero oppure lasciarsi schiacciare dall’angoscia dell’ignoto.

Il problema è, a mio avviso, l’impossibilità di conoscere il mistero se Lui non si fa conoscere, perché non si può scegliere ciò che non si conosce. Ma il Mistero fa di tutto per farsi conoscere e se veramente lo vogliamo, prima o poi lo incontriamo. Occorre però essere affamati di Verità. Di Verità sul Mistero dell’esistenza.

L’importante è sapere che davanti alla tragedia di questi giorni terribili di malvagità e cattiveria, noi possiamo essere non succubi e angosciati, ma protagonisti perché possiamo scegliere tra la fiducia nel Mistero e l’angoscia dell’ignoto, Possiamo così agire di conseguenza con speranza o lasciarci dominare dalla disperazione.

_______

*Mistero è un termine che uso con una connotazione religiosa: il Mistero che fa tutte le cose potrei anche chiamarlo Dio e, poiché sono Cristiana, posso definirlo con il suo attributo più peculiare che è la misericordia. Il mistero della Misericordia che si vela ma si lascia conoscere gradatamente da chi lo accoglie e l’avventura della conoscenza del Mistero buono non finisce mai perché è i finito.

*Ignoto invece è sempre il mistero che risulta inconoscibile, minaccioso, imprevedibile. Angosciante per chi non conosce o riconosce il Mistero come Misericordia

“Accarezzati dalla tenerezza della Misericordia”: Buona Pasqua!

Tutto, nella nostra vita, oggi come al tempo di Gesù, incomincia con un incontro. Un incontro con quest’Uomo, il falegname di Nazaret, un uomo come tutti e allo stesso tempo diverso. Pensiamo al Vangelo di Giovanni, là dove racconta del primo incontro dei discepoli con Gesù (cfr 1,35-42). Andrea, Giovanni, Simone: si sentirono guardati fin nel profondo, conosciuti intimamente, e questo generò in loro una sorpresa, uno stupore che, immediatamente, li fece sentire legati a Lui… O quando, dopo la Risurrezione, Gesù chiede a Pietro: «Mi ami?» (Gv 21,15), e Pietro risponde: «Sì»; quel sì non era l’esito di una forza di volontà, non veniva solo dalla decisione dell’uomo Simone: veniva prima ancora dalla Grazia, era quel “primerear”, quel precedere della Grazia. Questa fu la scoperta decisiva per san Paolo, per sant’Agostino, e tanti altri santi: Gesù Cristo sempre è primo, ci primerea, ci aspetta, Gesù Cristo ci precede sempre; e quando noi arriviamo, Lui stava già aspettando. Lui è come il fiore del mandorlo: è quello che fiorisce per primo, e annuncia la primavera. E non si può capire questa dinamica dell’incontro che suscita lo stupore e l’adesione senza la misericordia. Solo chi è stato accarezzato dalla tenerezza della misericordia, conosce veramente il Signore. Il luogo privilegiato dell’incontro è la carezza della misericordia di Gesù Cristo verso il mio peccato. (Papa Francesco)

BUONA PASQUA!

Titolo dell'immagine : Michelangelo Caravaggio - La vocazione di San Matteo

“Vedi, Madre, io faccio nuove tutte le cose”

Il pianto della Madonna

 Icona dello Sposo

Il pianto della Madonna

Nunzio

Donna del paradiso, lo tuo figliolo è priso, Jesu Cristo beato.

Accurre, donna, e vide che la gente l allide!

credo che ‘llo s occide tanto l on flagellato

  Madonna

Como esser porrìa che non fece mai follia,

Cristo, la speme mia, om’ l’avesse pigliato ?

Nunzio

Madonna, egli è traduto,

Juda sì l’ha venduto

trenta denar n’ha ‘vuto, fatto n’ha gran mercato.

Madonna

Succurri, Magdalena, gionta m’è adosso piena!

Cristo figlio se mena, como m’è annunziato.

Nunzio

Succurri, Donna, aiuta! ch’al tuo figlio se sputa

e la gente lo muta, hanlo dato a Pilato.

Madonna

O Pilato, non fare lo figlio mio tormentare,

ch’io te posso mostrare como a torto è accusato.

Popolo

Crucifige, crucifige! Omo che se fa rege,

secondo nostra lege, contradice al senato.

Madonna

Priego che m’entendàti, nel mio dolor pensàti;

forsa mò ve mutati de quel ch’avete pensato.

Nunzio

Tragon fuor li ladroni che sian suoi compagnoni.

Popolo

De spine se coroni! ché rege s’è chiamato.

Madonna

O figlio, figlio, figlio! figlio, amoroso giglio,

figlio, chi dà consiglio al cor mio angustiato?

Figlio, occhi giocondi, figlio, co’ non respondi?

figlio, perché t’ascondi dal petto o’ se’ lattato?

Nunzio

Madonna, ecco la cruce, che la gente l’aduce,

ove la vera luce dèi essere levato.

Madonna

O croce, que farai? el figlio mio torrai?

e che ce aponerai ché non ha en sé peccato ?

Nunzio

Succurri, piena de doglia, ché ‘l tuo figliol se spoglia;

e la gente par che voglia che sia en croce chiavato.

Madonna

Se glie tollete ‘l vestire, lassàtelme vedire

come ‘l crudel ferire tutto l’ha ‘nsanguinato.

Nunzio

Donna, la man gli è presa e nella croce è stesa,

con un bollon gli è fesa, tanto ci l’on ficcato!

L’altra mano se prende, nella croce se stende,

e lo dolor s’accende, che più è multiplicato.

Donna, li piè se prenno e chiavèllanse al lenno,

onne iontura aprenno tutto l’han desnodato.

Madonna

Ed io comencio el corrotto. Figliolo, mio deporto,

figlio, chi me t’ha morto, figlio mio delicato ?

Meglio averìen fatto che ‘l cor m’avesser tratto,

che, nella croce tratto, starce descilïato.

Cristo

Mamma, o’ sei venuta? mortal me dài feruta,

ché ‘l tuo pianger me stuta, ché ‘l veggio sì afferrato.

Madonna

Figlio, che m’agio anvito, figlio, patre e marito,

figlio, chi t’ha ferito? figlio, chi t’ha spogliato?

Cristo

Mamma, perché te lagni? voglio che tu remagni,

che serve i miei compagni ch’al mondo agio acquistato.

Madonna

Figlio, questo non dire, voglio teco morire,

non me voglio partire, fin che mò m’esce il fiato.

Ch’una agiam sepultura, figlio de mamma scura,

trovarse en affrantura mate e figlio affogato.

Cristo

Mamma col core affetto, entro a le man te metto

de Joanne, mio eletto; sia il tuo figlio appellato.

Cristo

Joanne, esta mia mate tollela en caritate

aggine pietate ca lo core ha forato.

Madonna

Figlio, l’alma t’è uscita, figlio de la smarrita,

figlio de la sparita, figlio attossicato!

Figlio bianco e vermiglio, figlio senza simiglio

figlio a chi m’appiglio? figlio, pur m’hai lassato.

Figlio bianco e biondo, figlio, volto iocondo,

figlio, perché t’ha el mondo, figlio, così sprezato?

Figlio, dolce e piacente, figlio de la dolente,

figlio, hatte la gente malamente trattato!

O Joanne, figlio novello, morto è lo tuo fratello,

sentito aggio ‘l coltello che fo profetizzato.

Che morto ha figlio e mate de dura morte afferrate,

trovarse abracciate mate e figlio a un cruciato.

Jacopone Da Todi

 

L’avventura dell’iconografia sacra

È bellissimo questo mosaico di Sant’Apollinare in Classe e il solo vederlo ristora lo sguardo e il cuore. Ma pochi ne conoscono il significato simbolico, perché  ormai dei dipinti prendiamo in considerazione solo l’aspetto estetico.

L’altro giorno il maestro iconografo ci ha svelato alcuni dei numerosissimi significati che dovevano essere chiarissimi ai contemporanei del pittore che ha fatto questa meraviglia. In realtà l’apparato iconografico delle Chiese sin dalle origini aveva una funzione ben precisa tanto che veniva chiamato Bibbia a colori.

La definizione, Bibbia a colori, che sembra paradossale la si capisce se si esaminano alcuni dei particolari di questo splendido mosaico.

Se ben ricordo, la Croce gemmata è il simbolo di Cristo che illumina ogni uomo. Il cerchio azzurro con le  novantanove stelle fa riferimento alla parabola della pecorella smarrita per cercare la quale Gesù lascia le novantanove pecorelle  al sicuro.

Sotto c’è la rappresentazione di Sant’Apollinare e la lunga teoria di pecorelle rivolte verso la luce della Croce sono i fedeli.

L’avventura dell’accademia di iconografia, che prevede anche la teologia, la storia dell’iconografia e conferenze varie di approfondimento  è davvero un dono che assolutamente non avevo previsto.

Ogni tessera della nostra vita

Ogni momento della nostra vita è come la tessera di un mosaico che nessuno potrà mai cambiare, né in bene , ne’ in male…

Speriamo che alla fine rimanga per sempre il mosaico della nostra vita  personale e unica, paragonabile a un capolavoro come questo mosaico di Sant’Apollinare in classe a Ravenna.

Alcune citazioni dalle parole di don Giussani sul matrimonio e rapporto di coppia

Ho trovato tra le mie carte un vecchio file nel quale avevo raccolto le frasi di don Giussani sul rapporto di coppia e sul matrimonio. Ieri un amico me l’ha ricordato e ho pensato, visto che tanto si parla di famiglia e si dà per scontato che il matrimonio è una cosa seria, forse è il caso che abbiamo chiaro cosa è e come può essere bello il rapporto tra un uomo e una donna in vista del matrimonio.

Ecco il file:

https://annavercors.files.wordpress.com/2015/03/sul-rapporto-di-coppia.docx

Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno

Quegli sguardi dei martiri copti…

C’è una serenità, una pace…

Sono morti decapitati in riva al mare.

Alla fine, il grido che urlava dentro è scoppiato:

Aiutami, Gesù.

(ricordo che erano quelle le parole che, nei momenti più difficili dopo l’intervento chirurgico, urlavo sottovoce)

E, subito dopo, mi son ricordata una delle sette parole di Gesù in croce.

“Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno”

 

Serve la nascita di un “io”

Non è che voglia sminuire la testimonianza eroica e vera contenuta nell’articolo,  che riporto tratto da Tracce.it; anzi proprio non vorrei distrarre i lettori eventuali dal contenuto fondamentale che è la “rinascita dell’io” , però c’è una frase a conclusione del tutto che mi fa riflettere.

Mi chiedo: ma i governi, più o meno democraticamente eletti, ci tengono al popolo o vogliono tutelare gli interessi dei venditori di armi?

Le armi che hanno in mano queste persone assetate di sangue, mica si trovano per strada o si raccolgono come funghi.

Certo è meglio, molto meglio, che rinasca l’io, ma se le armi non sono disponibili, c’è un minimo di facilitazione perché ciò avvenga.

 

Ecco l’articolo:

«Ciò che serve è la nascita di un “io”»

di Alessandro Caprio

Wael Farouq aveva deciso di non partecipare più all’incontro in programma ieri sera, a Rimini, sui fatti di Parigi. Troppo grande la tristezza per quanto accaduto in Libia in questi giorni, con l’assassinio di 21 cristiani egiziani copti, suoi connazionali, per mano dei terroristi dell’Isis. A fargli cambiare idea è stata, però, l’immagine di uno dei condannati (qui a fianco) che, proprio nel momento prima di morire, «ha avuto uno sguardo di speranza, senza paura. Io sono qui per questa speranza», ha esordito. Perché il problema non è «cosa facciamo con l’Isis, ma cosa facciamo qui dove siamo. Dobbiamo aiutare il bene a venire fuori da ciascuno di noi». Come ha fatto quella insegnante, racconta Farouq, di fronte alla decisione del preside di non fare il presepe vivente a scuola, per non “offendere” 18 alunni musulmani: «Mi è venuta a chiedere cosa dice l’islam su questo. E io: “Non ti preoccupare di cosa dice l’islam, ma di cosa dicono i loro genitori”. Hanno detto tutti di sì. Anzi, le hanno detto: “Se tu ci vuoi così bene grazie a questo, vogliamo partecipare anche noi”». Alla fine il Bambino Gesù l’ha fatto un musulmano. «Non esistono musulmani buoni o cattivi, esistono dei protagonisti: questa insegnante è stata una protagonista nella storia perché ha dato spazio ai genitori per vivere la loro umanità. Se non avesse lasciato questo spazio sarebbe rimasto solo il pregiudizio sui musulmani cattivi. Puoi discutere anni sulla religione, ma non puoi discutere sul fatto di uno che ti vuole bene». Tutti crediamo nei valori, anche l’Isis. Ma questi valori sono quasi sempre staccati dalla realtà. «La stessa parola “Islam” significa “pace”, “bene”. Crediamo in questo, ma chi lo vive? Tutti i leader islamici hanno condannato i fatti di Parigi, ma la condanna può essere un modo per lavarsi la coscienza e basta». Manca un giudizio. «Tanti musulmani devono chiedere tutto ai propri imam. Ma Dio dice che l’ultimo riferimento è il tuo cuore, solo che il cuore è in vacanza!». E lo stesso accade in Occidente: «Come posso dare un giudizio sui musulmani senza conoscerne uno? Il problema è questo vuoto di significato. Tutti adesso vogliono fare guerra all’Isis ma per combatterlo non servono bombe ma valori vissuti. Servono persone, come quell’insegnante. La nascita di un “io” in una esperienza. Di una fede come quella del ragazzo decapitato». O come quella di Ahmed, il poliziotto musulmano francese ucciso dai terroristi islamici per difendere la libertà di giornalisti satirici di prendere in giro la sua religione. «Caspita se c’è ancora qualcosa di vero nella nostra Europa!», incalza Alessandro Banfi, direttore di TgCom: «Oggi si uccide in nome di Dio, ma la mostruosità è che nessuno è più davvero religioso. Perché il senso religioso è il contrario di una fede che possiedo». E cita lo storico incontro, contemporaneo alle crociate, tra san Francesco e il sultano. «Cosa si sono detti? La cosa certa è che si sono stimati: Francesco ha visto un uomo che aveva il senso di Dio, ed è stato visto per quello che era: un grandissimo uomo che amava il Signore. Ecco, in quel momento, il cuore non era andato in vacanza, ma era diventato una fortuna, per i cristiani era diventato una grazia». Com’è possibile, oggi, un incontro tra questi due mondi? Per Farouq, al centro c’è l’amore: non il “peace and love“, ma un amore realista, che porta al discernimento. «Non è vero che l’amore è cieco. Anzi, l’amore ti permette di vedere oltre i difetti dell’altro. Con questo sguardo possiamo capire anche quanti falsi messaggi riceviamo di continuo. L’Isis non potrebbe continuare un solo giorno senza gli aiuti di chi compra il petrolio e vende le armi. Centinaia di migliaia di persone in Iraq hanno scelto di non rinnegare la propria fede e di morire per questo, ma per i mass media tutto ciò non fa notizia. Occorre, allora, trasformare l’informazione in conoscenza. C’è tanta informazione, ma poca conoscenza. Abbiamo lo spazio per esistere ma non per essere: ed essere è un rapporto. Chiediamo allo spazio pubblico di poter far entrare la nostra identità. E la verità, come dice Papa Francesco, è un rapporto».

 

 

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