“L’importante è che tutto venga raccolto e perdonato nel Suo abbraccio paterno”

Da poco tempo ho avuto modo di conoscere tramite Facebook un amico che vive in Sassonia dove si sono verificate le terribili alluvioni che stanno caratterizzando questa strana vigilia dell’estate. Non ero riuscita a leggerla, ma avevo messo il mio “mi piace” col proposito di leggerla in un secondo momento, perché so che Roberto scrive sempre delle cose bellissime. Poco fa sono finalmente riuscita a leggerla e mi ha commosso. La trascrivo qui per gli amici del blog, perché mi pare una testimonianza semplice, ma bella, di come si possa affrontare la durezza degli eventi con la certezzza di essere nelle mani di Uno più grande di noi che ci sostiene e ci accompagna con la sua tenerezza, senza abbandonarci mai:

PUBBLICO QUI UNA LETTERA CHE HO SCRITTO AD UN AMICO PER INFORMARE ANCHE GLI ALTRI SULL’ALLUVIONE

Carissimo Adrian,
dopo aver dormito un po’ ho la forza di scriverti un po’ più a lungo – mi sono raffreddato ieri portando molti sacchi di sabbia sotto la pioggia torrenziale. La nostra casa è stata la prima che già da Venerdì non aveva più corrente ed acqua calda; abbiamo dormito ancora una notte in essa e poi siamo andati dalla famiglia Schmitt – una volta ci sei stato anche tu – che ci ospiterà nei prossimi giorni. Qualche raggio di sole oggi c’é stato, ma non so se la situazione sia veramente in via di miglioramento, sebbene lo speriamo. L’acqua non è arrivata al nostro appartamento che è al primo piano, ma credo che in questo modo Gesù ha voluto vedere la nostra disponibilità, come “piccola Chiesa” (Ouellet), al consiglio evangelico della “povertà”. Con più radicalità al momento della morte dovremmo lasciare tutto qui; molte famiglie in Germania sono state colpite in modo più severo, in modo particolare quelle che possedevano la casa stessa. Ma come mi ha detto un signore saggio, che ha la casa direttamente alla diga che ieri non ha retto: l’acqua a differenza del fuoco, viene e va.
Per adesso non possiamo andare nell’alloggio, perché come hai visto dalla foto, che ho messo anche in fb, ci sarebbe bisogno di una barca.
Spero che tutto serva “ad maiorem Dei gloriam”: certo molti non si accorgono che ci vuole una certa forza a prendere questo sacrificio del ritmo quotidiano come un dono – ma questo è il dramma dell’evangelizzazione in un paese come la Germania: il sistema non ha bisogno di niente e per tutto c’è una “specializzazione” anche per le “catastrofi naturali”. Giussani spiega molto bene quale è l’influenza del potere su tutti in suo impressionante libro: “L’io,il potere e le opere”: il potere più che attaccare, a reso impossibile che la Sua opera diventi “storia”. Comunque l’importante è che se ne accorga LUI, come si è accorto in quale situazione relativamente estrema abbiamo agito negli ultimi dieci anni.
Ma più che della reazione dei “pagani”, sono a volte scoraggiato della reazione di “fratelli”, che non vedono come la “piccola famiglia” (come ci chiama il padre Servais), pur in tutte le contraddizioni, ha cercato e cerca di servire Gesù!
L’importante è che tutto venga raccolto e perdonato nel Suo abbraccio paterno (Rembrandt lo ha pitturato in modo impressionante). In questo abbraccio del Padre c’è tutto ciò che è necessario – gli altri tre personaggi che guardano, anche se ricoprono una parte notevole della tela, non aggiungono nulla all’intimità della accoglienza del Padre, che perdona i nostri peccati concretissimi, come ci ha ricordato papa Francesco ieri o oggi: per me una mancanza di semplice gioia quotidiana, che grazie a Dio viene vista solamente da chi un occhio attentissimo. Tuo, Roberto
PS Uso questa lettera per informare anche gli altri amici, visto che non ho la forza di scrivere a tutti. Noi quattro stiamo tutti bene!

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