Un ideale per cui vivere e per cui morire

Mi ha colpito l’immagine diffusa su facebook che ripropongo alla fine della breve riflessione.

Non mi piacciono le grandi manifestazioni che soddisfano il desiderio, in genere superficiale ed effimero, di mostrare solidarietà molto teorica e soprattutto impaurita.

Perché  quel che domina qui in Occidente è la paura, il terrore davanti alla ferocia demoniaca dei tagliatori di gole.

Purtroppo siamo incapaci di tener testa davanti a tanta barbarie non dico con le armi, – visto che, a quanto pare, siamo noi occidentali a fornire gran parte delle armi agli aguzzini -, ma con una motivazione convinta he spinga all’azione. Siamo smarriti perché abbiamo perso la coscienza della nostra identità.

È proprio vero che se non si ha un ideale per cui vivere, non si ha nemmeno un ideale per cui morire cioè dare la vita, fino all’effusione del sangue, come i nostri cari amici copti.

Cosi’ resterà un vago sentimento di solidarietà, un rimpianto, ma al fondo solo tanta, tanta paura.

Siamo solo come canne sbattute dal vento.

A meno che non recuperiamo, con il lavoro quotidiano su di noi, la nostra vera identità che è quella che ha spinto ad accogliere il martirio i nostri fratelli nella fede

foto di Associazione Nazionale Papaboys.

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