La globalizzazione dell’indifferenza anche nel 1946?


Leggo in questi giorni Mondo Candido di Guareschi e vi trovo la società svuotata, insicura, smarrita, paurosa reduce dall’inutile strage della seconda guerra mondiale. Le ferite spaventose nei cuori e nelle città erano ancora aperte e sanguinanti e l’odio che aveva fornito energia per la guerra era quasi una dimensione irrinunciabile. Pochi avevano mantenuto fede alla propria umanità, come Giovannino Guareschi, che aveva saputo sopravvivere all’orrore del Lager tedesco.

Con i suoi occhi ancora limpidi, Guareschi guarda questa umanità svuotata e arida, rivelando l’orrore del tempo attraverso un’ironia discreta e rispettosa della dignità dell’uomo; anche del nemico.

Mi ha colpito un resoconto agghiacciante della cronaca di quei giorni e riporto le due paginette:

Il clima di sospetto, diffidenza e forse anche odio non mi sembra molto diverso da quello attuale. Allora però si era reduci da una guerra assurda.

Ora siamo ormai entrati nel clima terribile di quegli anni, dopo diverso tempo di apparente pace, e di nuovo viviamo quell’indifferenza globale per difenderci dal male fingendo di non vederlo.

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