Il dono di Pasqua

Ci muoviamo in mezzo a mille contraddizioni.

Non capiamo più dove sia il bene il male.

Eppure l’ingiustizia la sentiamo bruciare sulla pelle.

Ma cosa è giustizia? Dov’è la giustizia?

È come quando siamo a disagio e non sappiamo perché : il disagio il dolore c’è, è facilissimo riconoscerlo… ma la felicità, la piena soddisfazione? dove stanno? E se qualche volta ci siamo sentiti felici, perché  la cosa è durata così poco?

Questi pensieri mi mulinavano nel cervello ma forse a livello molto profondo perché sono emersi solo ora, dopo aver letto la sera della Veglia Pasquale la prima lettura (Gen. 1-2,2)

Mi colpiva il fatto che dopo ogni nuova creazione il buon Dio guardasse quasi stupito, come un bambino guarda i piccoli capolavori che riesce a dare, e dicesse: “È proprio una cosa buona”. Quando poi è giunto al capolavoro della Creazione, l’uomo, si è addirittura compiaciuto: “vide che era una cosa MOLTO buona”.

Ieri ho poi ricevuto dall’amica più cara una confidenza che completa la mia intuizione e che mi autorizza a citare:

 

Il dono di Pasqua

(…)

Ecco Tu stesso ti sei stupito della bontà e bellezza della tua creazione. Tu fai ogni cosa bene. Tutto nasce dalle tue adorabili mani, buono, bello e degno di stupore.

Ma poi tutto si sfalda nelle nostre mani che sanno solo ghermire e rovinare. Mentre dovremmo trattare ogni cosa come un vaso di preziosissimo, bellissimo e fragilissimo cristallo. Pensavo a tutte le idee buone e belle della nostra storia umana, a tutte le iniziative buone e belle che prendiamo…. Tutto si corrompe se affidato alle nostre persone. Perché ci stacchiamo da Te. E senza di Te nulla ha senso e tutto si deforma.

Mi chiedevo il perché di questo limite umano così drammatico: il desiderio di bene ma l’incapacità di reggere alla perfezione della bellezza originaria… c’è come una forza di gravità che ci attira verso giù e ci rende tale decadenza quasi impercepibile… No, non ce ne accorgiamo. L’intuizione originale decade lentamente e inesorabilmente.

Ecco perché hai deciso di venire tra noi e condividere la nostra umana debolezza. Solo Tu potevi ridarci il volto d’uomo che noi avevamo deturpato e continuamente deturpiamo per questa debolezza connaturata, dopo la catastrofe operata dai nostri progenitori.

Tu ci hai mostrato l’uomo: “Ecco Homo”.

L’uomo può vincere il suo limite umano e la sia drammatica fragilità a costo della Croce

La Croce…

Tutto diventa croce per essere da Te trasformato in Resurrezione.

Ma non esiste alcun atto perfetto in me se non nasce da Te.

 

Mi colpisce questa meditazione-preghiera perché se la applico alla umana convivenza così avida di giustizia e così ingiusta, se penso alla mia stessa vita, mi accorgo che raramente posso affermare di essere soddisfatta perché ho fatto una cosa veramente buona, bella, utile, vera…

Non trovo altrove una spiegazione a questo disagio connaturato co la nostra esistenza.

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