La via della Bellezza

Come avrete intuito, mi sto cimentando con l’iconografia sacra. È un’avventura affascinante perché sono continuamente invitata a confrontarmi con la via pulchritudinis (la via della Bellezza) e, come per tutte la cose belle, ritengo sia addirittura doveroso condividerne la ricchezza. Non è necessario essere dei pittori per imparare questa tecnica antichissima e bella, però, davanti al problema su come trattare un’autentica icona, come sarà la mia dopo che la finisco, il maestro iconografo ha messo una nota su Facebook  che mi pare giusto riproporre anche dal blog.

Provo a copiare la nota “Come si tratta un’icona”:

Solitamente, quando consegno un’icona, insieme alla preghiera di benedizione, metto la garanzia di autenticità che certifica il fatto di esser stata dipinta a mano, secondo i canoni della tradizione, di aver utilizzato una tavola di legno cessata, pigmenti naturali. Minerali e pietre preziose, utilizzando il mortaio, foglia oro 24Kt con doratura a bolo  o a missione e anche alcune regole e consigli per una o corretta conservazione.

Molto spesso gli allievi o i committenti mi chiedono come si deve gestire un’icona. La richiesta nasce nel momento in cui devono sistemare in casa l’icona; spesso non sanno come o dove metterla e in che modo relazionarsi con essa. Allora è importante sapere che:

Si deve sempre guardar da una distanza che misura tre volte tanto la lunghezza della tavola per coglierne in pienezza tutta la bellezza, l’espressività, l’armonia delle forme e dei colori.

Il luogo più adatto dove collocare l’icona è in un angolo della casa più riservato dove sia possibile sostare in preghiera, ponendo accanto ad essa il Libro della Sacra Scrittura, perché la Parola e l’Immagine si illuminano a vicenda.

Si possono utilizzare diversi tipi di supporti, l’ideale sarebbe tenerla sopra una mensola, su un cavalletto da tavolo, ma si può anche appendere, l’importante è che sia posizionata in modo decoroso.

La tavola su cui è stata dipinta è cessata, per cui si consiglia molta cautela nel mangiarla e si raccomanda di prenderla sempre dai lati e di non mettere le mani sulla parte dipinta o sull’oro.

Non tenerla in luoghi umidi, in quanto avendo usato l’antica tecnica della tempera all’uovo (tuorlo e vino bianco) e vernici naturali, come l’oliva, i tempi di asciugatura sono molto lenti; ci possono volere  anche mesi e l’umidità di certo non favorisce.

Le luci sono molto importanti, l’ideale sarebbe la luce naturale della candela o una luce gialla, ma mai direttamente sula tavola: in questo modo si può cogliere la luce Taborica che irradia dell’icona.

L’icona deve essere guardata prima di tutto con gli occhi del cuore , si contempla con il rispetto   e la venerazione che si hanno davanti alla presenza di Dio. Bisogna anche ricordarsi che è un sacramentale, che non è un quadro e che la sua funzione è liturgica, perciò davanti a un’icona si sta in silenzio e in preghiera.

L’aspetto  artistico deve lasciare posto a quello spirituale, si deve andare oltre. Non bisogna fermarsi all’aspetto estetico che può riempire gli occhi, ma lasciar vuoto il cuore…

 

 

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