“L’essenziale, il necessario, quel che attira di più”

Si parla tanto di valori o di principi non negoziabili tra cattolici e si dimentica quanto ha affermato Papa Francesco nella civiltà Cattolica:

“Non possiamo solo insistere solo sulle questioni legate ad aborto, matrimonio omosessuale e uso dei metodi contraccettivi. Questo non è possibile. Io non ho parlato molto di queste cose, e questo mi è stato rimproverato. Ma quando se ne parla, bisogna parlarne in un contesto. Il parere della Chiesa del resto lo si conosce, ed io sono figlio della Chiesa, ma non è necessario parlarne in continuazione. (…) Gli insegnamenti tanto dogmatici, quanto morali, non sono tutti equivalenti. Una pastorale missionaria non è ossessionata da una trasmissione disarticolata di una moltitudine di dottrine da imporre con insistenza. L’annuncio di tipo missionario si concentra sull’essenziale, sul necessario, che è ciò che attira e appassiona di più, ciò che fa ardere il cuore, come ai discepoli di Emmaus. Dobbiamo quindi trovare un nuovo equilibrio, altrimenti anche l’edificio morale della chiesa rischia di cadere, come un castello di carte, di perdere la freschezza e il profumo del Vangelo. La proposta evangelica deve essere semplice, essenziale irradiate.È da questa proposta che vengono poi le conseguenze morali. (“Intervista a Papa Francesco, a cura di A, Spataro, La civiltà cattolica III/2013, pp.463-464) 

Tali affermazioni mi paiono tanto più illuminanti in quanto sento alcuni intellettuali cattolici affermare con  preoccupazione e fastidio nei confronti di loro correligionari perché non si fermano a sostenere i c.d. principi non negoziabili.

In questo momento storico i soli principi pur veri e giusti non reggono davanti alle immani sfide poste dalla nostra società. Occorre seguire con più attenzione Papa Francesco che nella Evangelii Gaudium sottolinea: “Il problema maggiore si verifica quando il messaggio che annunciamo sembra allora identificato con tali aspetti secondari che, pur essendo rilevanti, per s’è soli non manifestano il cuore del messaggio di Gesù Cristo. Dunque conviene essere realisti e non dare per scontato che i nostri interlocutori conoscano lo sfondo completo di ciò che diciamo e che possano collegare il nostro discorso con il nucleo essenziale del Vangelo che gli conferisce senso, bellezza, attrattiva (34)”

Un’altra riflessione che mi ha confermato le mie perplessità è stata una frase di don Giussani citata in Pag.1 di Tracce di marzo:” Siamo andati avanti per dieci anni lavorando sui valori cristiani e dimenticando Cristo, senza conoscere Cristo” (“Uomini senza patria” pag. 88-89). Tutti avremmo potuto pensare che stavamo seguendo Cristo, ma don Giussani ci dice: attenzione! È diverso! (…) che cosa si darà ai giovani? Dei valori?(…) No!” Dar loro non solo dei valori, ma innanzitutto e soprattutto l’esigenza di un significato ultimo, perché i valori, se non sono percepiti come l’eco di un significato ultimo lasciano ancora indifferenti e servono soltanto a un progetto caso mai parziale, politico” (Non che uno non debba” fare politica”, ma se la risposta è parziale, finisce inevitabilmente col diventare politico in tutto quello che fa)

Rimando comunque a questo link per capire meglio quanto ho espresso: http://www.tracce.it/default.asp?id=411&id_n=39798http://www.tracce.it/default.asp?id=411&id_n=39798

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