Non avevo ancora capito

Non sono mai stata particolarmente religiosa o fedele alla Chiesa Cattolica cui appartengo perché battezzata, ma quello che sta succedendo in quesii ultimi anni nel mio paese mi sta facendo innamorare della vita Cristiana.

 E oggi, a conclusione della settimana Biblica che ha visto un’intera comunità parrocchiale coinvolta mattina e sera nella lettura e meditazione del Vangelo di San Matteo (ma per capire in cosa consisteva occorreva partecipare… non si può proprio descrivere) ho buttato giù alcune riflessioni che in parte rendono la grandiosità di quello che è accaduto

Non avevo ancora capito. Da poco più di due anni il nuovo parroco è con noi e non passa settimana che non ci riservi una sorpresa sulle svariate possibilità offerta di una vita Cristiana vissuta con intensità e con gusto: dalle gioie delle belle feste della tradizione, spesso dimenticate negli anni, ma poi sapientemente recuperate, al significato profondo e doloroso degli eventi più tragici, compresa la morte. Perché tutto ha un senso nella vita Cristiana, nulla accade per caso. E i seguaci di Cristo, i suoi discepoli, sanno di non dovere avere paura poiché Lui ha promesso che non ci lascerà soli mai!

Ora comincio a intuire che sotto una sapientissima regia di cui siamo gli umili servitori, il Buon Dio ci ha scelto per sperimentare la ricchezza e la bellezza dell’esperienza Cristiana. Certo non comprendevamo due anni fa perché mai don Elenio avesse deciso di ripristinare in tutta la sua bellezza il tradizionale pellegrinaggio alla fonte miracolosa de ”Is Dolus”; non capivano la sua attenzione nel curare ogni minimo particolare in funzione Cristiana e quindi religiosa , delle tradizioni ormai consolidate;  ci destava stupore l’idea di ripristinare con un tempo di maestrale violento la tradizione del fuoco di san Sebastiano con la benedizione delle arance; ci entusiasmava la possibilità di avere tra noi per primi in Italia la Mostra sulla Fede voluta dalla CEI o la mostra su Caravaggio che hanno attirato migliaia di spettatori stupiti (ma che sono stati un prezioso strumento di evangelizzazione attraverso l’arte e la cultura contemporanea); ci divertivano “le Castagnata” o “le tombolate” o “le sfilate di carnevale” con le famiglie  e i bambini e tantissime altre cose che sembravano l’autooccupazione di una parrocchia per sentirsi viva. Quasi che il “fare” qualcosa fosse segno di vitalità. No, la vitalità era ed è offerta con autorità, pazienza e semplicità da un giovane parroco che è il primo a chiedere al Buon Dio: “parla Signore, il tuo servo ti ascolta”. Una volta l’ho sentito dire che la parrocchia non era sua ma di Gesù…

Insomma don Elenio vuole condurre ciascuno di noi parrocchiani all’incontro personale reale dolcissimo e commovente con il Regista di tutte le meraviglie. E la settimana Biblica appena conclusa è stata davvero il culmine, è stata un’esperienza sconvolgente che ha visto ogni giorno mattina e sera centinaia di fedeli pronti ad ascoltare e lasciarsi mettere in crisi dal Vangelo di Matteo.

Ma la tentazione più grande è sempre quella di pensare che l’ultima in ordine di tempo sia l’esperienza conclusiva, per la sua bellezza travolgente o per la sua profondità. In realtà la vita riprende sempre, con una nuova consapevolezza che sempre, finché dura, ha bisogno di conferme.

Così il prossimo appuntamento, dopo i festeggiamenti carnevaleschi che immancabilmente la parrocchia propone, ecco arrivare, per un aiuto ad introdurci nella Quaresima, Pietro Sarubbi, il famoso Barabba del capolavoro The Passioni di Mel Gibson. È già venuto in Sardegna due anni fa a raccontarci la sua travagliatissima vita e l’incredibile conversione iniziata, durante la lavorazione sul film, sul set, davanti allo sguardo misterioso e unico dell’attore che faceva la parte di Gesù martoriato e insanguinato, pronto alla crocifissione. Ed ora aspettiamo che ci aiuti a conoscere meglio ed amare il santo patrono del nostro paese, San Pietro Apostolo.

 

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  1. Parteciperò anch’io | Anna Vercors

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