La coerenza e la conversione

Il 13 settembre 1973, alla diaconia diocesana di CL a Milano don Giussani si riferisce al rischio di una riduzione associazionistica dell’esperienza di CL…. E osserva: “per la stragrandissima maggioranza della gente del Movimento, la comunione si identifica con la somma di iniziative e con la somma di rapporti. Non è questa la comunione. La comunione è una natura nuova mia, una natura nuova che è entrata nel mondo e che fa una natura nuova in me e perciò il rapporto con te deve essere diverso”

La caratteristica peculiare del Movimento … è “la prevalenza del fatto sulla dialettica, e quindi dell’esperienza sul discorso” …. “Se il movimento non recepisce questa indicazione, l’anno venturo noi saremo disastrata, l’anno venturo noi saremo fracassati. Perché è di un’urgenza atroce: proprio la fioritura delle iniziative, la potenza stessa degli impegni che ci siamo assunti, tutto si collasserà” … “Proprio a questo punto Domine Iddio ci fa capire che non è quella la conversione, ne’ la conversione è dire: “Bisogna essere coerenti moralmente”, perché l’essere coerenti moralmente trae la sua forza e la sua possibilità stessa da una mentalità nuova, da un’autocoscienza nuova”. (Da “La vita di don Giussani”, pag.437)

 

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