“persone risentite, scontente, senza vita”

I. Gioia che si rinnova e si comunica
2. Il grande rischio del mondo attuale, con la sua molteplice ed opprimente offerta di consumo, è una tristezza individualista che scaturisce dal cuore comodo e avaro, dalla ricerca malata di piaceri superficiali, dalla coscienza isolata. Quando la vita interiore si chiude nei propri interessi non vi è più spazio per gli altri, non entrano più i poveri, non si ascolta più la voce di Dio, non si gode più della dolce gioia del suo amore, non palpita l’entusiasmo di fare il bene. Anche i credenti corrono questo rischio, certo e permanente. Molti vi cadono e si trasformano in persone risentite, scontente, senza vita. Questa non è la scelta di una vita degna e piena, questo non è il desiderio di Dio per noi, questa non è la vita nello Spirito che sgorga dal cuore di Cristo risorto.

Leggi tutta l’Esortazione QUI

Al leggere queste parole mi sono chiesta: ma… quante persone liete, che comunicano gioia, serenità, che sostengono la speranza conosco?

Forse quelle che rispondono a questo requisito sono Monica e Giangi, reduci da Olbia dove hanno visto il dramma del fango e sono accorsi appena hanno trovato un mezzo che li aiutasse a raggiungere la città sconvolta dal ciclone. Gli occhi di Monica brillavano mentre raccontavano dell’accoglienza che riservavano loro le persone che, avendo in casa solo il bagno i cui sanitari non si potevano staccare perché ben incollati, si preoccupavano degli angeli del fango ingegnandosi a preparare i panini con salsiccia perché non avevano ancora mangiato nulla. Non solo: pur non avendo più nulla, li invitavano per Capodanno.

Ecco, forse le persone gioiose sono proprio queste che partendo da un naturale bisogno di solidarietà, vi obbediscono sicuri che quello è ciò che di meglio si possa fare per mantenere la propria gioia di persone che hanno incontrato Cristo.

Monica e Giangi erano entusiasti di aver sperimentato questa solidarietà con persone sconosciute, ma diventate subito familiari e in particolare si stupivano di una signora di una certa età, rimasta in tuta da ginnastica che rifiutava qualsiasi giubbotto o indumento dicendo: “Portatelo a qualcun altro che ne ha più bisogno!”

Davanti a tutto questo uno scopre come da un male così grande come la distruzione di tutto, possa nascere un bene, cioè la solidarietà e la fratellanza tra persone sconosciute.

Chi non vorrebbe vivere così? Chi non vorrebbe che tali dimensioni caratterizzino la vita, perché più umane e dignitose?

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