P. Aldo: “solo questa amicizia fa fare certe pazzie”

Cari amici, sono molto contento per questi fatti che sono la prova di quanto mi ama il buon Gesú.

1-      É venuto a trovarmi don Gigio, un santo sacerdote marchigiano di quasi 80 anni. Si é fermato un giorno, che grazia!

2-      Oggi é venuto da Paulo Alfonso (Stato di Bolivia Brasile) a farci visita il vescovo Mons. Guido Zendron e 23 dei suoi 30 sacerdoti. In aéreo fino a Foz de Iguazú dove si sono fermati due giorni per vedere le cascate e poi… quasi 800 km di corriera per venire a S.Rafael dove hanno dormito e il giorno seguente hanno voluto conoscere ció che la Divina Provvidenza ha fatto e sta facendo. Alle 14 poi sono  ripartiti per Foz de Iguazú. Abbiamo cenato e pranzato assieme nella nostra pizzería. Immaginatevi: da Paulo Alfonso fino a qui! Quanto affetto! E per di piú ha portato, perché loro l’han chiesto, il 90% dei suoi preti. E tutto per quella amicizia che nasce da Gesú. Solo questa amicizia fa fare certe pazzie.

Mons. Guido mentre cenavamo mi ha detto: “P.Aldo, sai che dopo aver letto le prime righe della Giornata di Inizio anno, sentendo con quale vibrazione parlava Julian Carrón ha sentito l’urgenza di andare a confessarmi?” CHE UOMO!

3-      Vi allego una lettera che José, ammalato di questa bestia che mi molesta un po’, ha dettato alla bravissima Caterina Rizza di Milano, che da due mesi vive qui con noi. Una ragazza eccezionale di 19 anni che finita la maturitá quest’anno si é fatta il biglietto dell’aereo sorprendendo tutta la sua familia, é venuta qui commuovendo tutti. Lei l’ha poi tradotta in italiano per tutti voi.

 

Caro Padre Aldo,

Sono internato nella clinica della Divina Provvidenza da un anno e cinque mesi, afflitto dalla e spondilite. Senza possibilità di muovermi e senza poter vedere. Nonostante questo, con molte speranze e molto grato a nostro Signore Gesù, e ti racconto perchè.

Soffrivo di questa terribile malattia, con molte ferite nella pelle e senza potermi muovere, mentre stavo nella mia casa nella città di Santa Elena. Vivendo in una tale precarietà le mie ferite non cicatrizzavano e iniziavano a mandare cattivo odore. Perciò mi portarono ad Asunciòn e attraversando la mia città passai davanti alla chiesa di San Roque. In quel momento supplicai al Santo che sanasse le mie ferite e promisi che nel giorno della sua festa sarei venuto a ringraziarlo nella messa principale e a portare regali ai bambini del paese in ringraziamento per la grazia che domandavo.

Passò un anno, e anche se le mie ferite migliorarono molto, all’avvicinarsi della festa di San Roque iniziarono a discomporsi di nuovo, perciò mi fu impossibile persino pensare alla possibilità di viaggiare fin lì.

Poi giunse il mese di Maggio del 2013, con le mie ferite asciutte e pulite; sono davvero grato al Signore, a Padre Aldo, agli infermieri e ai volontari della clinica che resero possibile il mio progressivo miglioramento di giorno in giorno. Nonostante non possa camminare nè vedere, sono ricco di un immenso amore che vorrei donare e di molta speranza che mi permette di seguire nella fede in Gesù.

A partire dal mese di Maggio mi preparai per compiere la promessa a San Roque, e con l’aiuto di Padre Aldo, la dottoressa che mi visita e una volontaria, ci organizzammo per assistere alla festa patronale del Santo nella città di Santa Elena.

Fu così che il 16 di Agosto 2013, grazie alla disponibilità di Padre Aldo e all’autorizzazione del mio medico mi misi in viaggio per compiere la mia promessa. Viaggiai in una ambulanza con un conducente, un aiutante, l’assistente sociale della clinica, un fisioterapeuta e una volontaria mia amica. È stata un’esperienza meravigliosa in cui abbiamo condiviso gesti molto belli, dalla preghiera iniziale, l’incontro con la mia famiglia, lo splendido giorno di sole e il rientro nelle ore del pomeriggio. Mi sento molto contento per aver compiuto la mia promessa e tanto grato al Signore che rese possibile che queste persone mi diedero questa possibilità. Al termine della cerimonia religiosa e della distribuzione dei regalini ai bambini del paese, andammo a visitare mio fratello che abita poco distante dalla chiesa. Pranzammo insieme e godemmo di momenti molto piacevoli in compagnia di tutta la sua famiglia. Subito dopo ci trasferimmo a casa di mio padre, che pure si trovava ammalato da tempo.

Anche lui soffriva per una ferita che con il passare dei mesi peggiorò tanto da immobilizzarlo a letto senza possibilità di alzarsi. Così lo trovai quel pomeriggio, e nonostante la sua condizione potemmo abbracciarci, raccontare e condividere ricordi comuni. In quel momento chiesi all’assistente sociale che mi aiutasse e aiutasse mio padre, così che potesse essere internato nella Clinica Divina Provvidenza perchè si curassero le sue ferite e i dolori che lo affliggevano (era molto magro e tossiva molto).

Non passò una settimana che mi chiamò mia sorella per raccontarmi che aveva ricevuto una telefonata dalla Clinica per avvisarla che potevano ospitare mio padre, e lo aspettavano il giorno seguente per le otto del mattino. Che grande è il Signore che ascoltò le mie preghiere! Il giorno dopo arrivò mio padre. Lo ricevettero nella Clinica con le migliori attenzioni: lo lavarono, gli fecero la barba, gli disinfettarono le ferite, gli diedero la colazione e molto altro…

Dopo poche ore mi trasferirono nella sua stessa camera. Abbiamo potuto parlare e stare insieme fino a che arrivarono i risultati delle analisi. Risultò che mio padre aveva la tubercolosi e perciò dovettero separarci di nuovo. Nonostante ciò, dopo alcune settimane di cure si recuperò e potemmo tornare a stare nella stessa stanza.

Trascorsero i giorni e parlando con mio padre ebbi la possibilità di capire molte questioni e situazioni di cui non avevamo mai parlato prima. Perciò pensai di fargli una sorpresa, visto che si avvicinava il giorno del suo anniversario di matrimonio, e mi rendevo conto che gli mancava molto sua moglie che si era fermata a Santa Elena senza poterlo accompagnare. Stando così le cose, con l’aiuto di alcune persone riuscii a far venire qui la mia madrina (sua moglie) per il giorno del loro anniversario. Lei portò una teglia di sopa paraguaya e condividemmo un pranzo con la mia famiglia e gli altri malati.Tutto questo avvenne un mese fa. Mio padre è molto migliorato, ora ha speranza e voglia di vivere. È tornato a casa sua a Santa Elena, per seguire le cure insieme a sua moglie. Da parte mia, rendo grazia a Dio per questa malattia, perchè senza di essa non mi sarei neppure accorto del bisogno che aveva mio padre e forse non avrei mai fatto niente per lui. 

Josè Domingo Ocampo

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2 commenti

  1. antonella

     /  novembre 11, 2013

    veramente bello questo scritto che mi arricchisce l’anima… grazie

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