L’urlo e la luce: Caravaggio a Settimo San Pietro

SETTIMO-SAN-PIETRO-CaravaggioNon eravamo più abituati alla bellezza. La bellezza che ovunque nel creato si nasconde agli  occhi ormai abituati alla mediocrità e alla mancanza di armonia. Eppure, se è vero che la bellezza salverà il mondo come diceva il grande Dostevskji, sarà necessario che la vera Bellezza, che sazia occhi e cuore di chi guarda e percepisce, venga rivalutata per riportare consolazione e speranza in un mondo che ormai vive per lo più  di mediocrità, bassezze, brutture.

Se uno non ha mai conosciuto la vera bellezza, non sospetta nemmeno che essa esista, anche se una nostalgia profonda, spesso censurata in mezzo alle meschinità della nostra quotidianità, si nasconde nel cuore. Eppure esiste e i pochi che ancora ne hanno coscienza hanno il dovere di fare riemergere ciò che è in grado di riempire di gusto ogni aspetto della vita .

E’ questa nostalgia di bellezza e di redenzione che caratterizza la potente produzione pittorica di Michelangelo Merisi da Caravaggio, le cui opere contengono un anelito segreto, capace di ferire il cuore di chi contempla i suoi soggetti, alla ricerca del significato misterioso sotteso a tanta bellezza.

Ma qual è il segreto di questa sofferta bellezza? Il nostro parroco  – che ha iniziato l’anno della fede proposto da Benedetto XVI con la Mostra sulla Fede (il primo a farlo in tutta Italia!) e per tutto l’anno ha curato in modo ininterrotto e affascinante la nostra formazione, impregnandola della Parola di Dio che è la sola capace di far presagire e gustare  tutta la bellezza di una vita di fede -, ha voluto, con la Mostra su Caravaggio, concludere questo periodo di intensa educazione.

Così il 3 Novembre si aprirà a Settimo la Mostra “L’urlo e la luce“: essa ci fa intuire il percorso spirituale ed umano che ebbe a fare il nostro pittore nella sua breve e travagliatissima vita  e, poiché tutta la sua vicenda umana fu un alternarsi di angoscia e di anelito alla salvezza, la mostra ci si offre con la presentazione di 31 pannelli, la cui sistemazione non sarà cronologica, ma tematica, e si svolgerà in cinque stanze che mettono in rilievo i motivi ricorrenti nell’arte caravaggesca.

La prima stanza, dal titolo Le pitture etichae (o comiche) è così chiamata perché la commedia suscita il sorriso e insieme contiene un insegnamento morale. Si tratta dei primi dipinti del Caravaggio, dipinti che, pur non essendo  di soggetto devozionale, esercitano una funzione morale esortando alla virtù.  Il tutto con una leggerezza nella comunicazione che vela l’insegnamento morale con una assoluta  potenza pittorica, quasi rivoluzionaria per il tempo in cui il nostro operava.

La seconda stanza ha come titolo L’urlo e sembra davvero urlare lo spasimo dell’anima inquieta dell’artista in quei forti chiaroscuri, teste mozzate, occhi sbarrati, bocche che si aprono a dismisura, e sangue, tanto sangue.

La madre e l Bambino è il titolo della terza stanza e, a partire da questa fase, la luce entra prepotentemente con assoluta novità nei dipinti. In questa terza stanza  l’artista si confronta col Mistero dell’Incarnazione, sfidando col suo realismo la mentalità del tempo – in cui si era un po’ annacquata la consapevolezza che Dio si è fatto carne nel seno di una donna umile e semplice, una popolana -, e suscitando lo scandalo di alcuni suoi contemporanei.

La quarta stanza è dedicata al Redentore: in essa Caravaggio racconta il culmine della missione di Cristo, il Triduo Pasquale. Poco dopo la resurrezione di Lazzaro, Cristo viene tradito, catturato e flagellato: il suo corpo morto viene deposto nel sepolcro ma al terzo giorno risorge e si fa riconoscere dai discepoli di Emmaus.

La quinta stanza è dedicata ai testimoni, cioè a coloro che hanno vissuto con Lui e hanno poggiato su di Lui  la propria certezza e per testimoniarlo non hanno esitato a dare la vita; e la luce comincia ad avere, anche nella coscienza dell’autore, la fondamentale funzione di illuminare con la Grazia l’espressività dei personaggi. L’epilogo ci presenta il famosissimo quadro dell’incredulità di san Tommaso che documenta, in un realismo quasi disturbante, il quietismo di chi considera astratto e non profondamente legato alla carnalità il mistero della Salvezza.

[articolo pubblicato su “Il Portico“, settimanale diocesano]

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2 commenti

  1. giovanni p

     /  novembre 1, 2013

    Ciao Maria Vittoria
    Sabato ero a Settimo per godere del concerto del coro di Russia Cristiana.
    Ho potuto vivere un vero percorso di meditazione che tocca il cuore , fatto di parole, immagini e canti.
    Adesso ci proponete un’ altra occasione di meditazione con la mostra su Caravaggio!!
    Grazie al coro, a te, a don Elenio e a tutti coloro che collaborano per queste belle proposte.
    giovanni

    Rispondi
    • Stiamo vivendo un momento di grazia fantastico! Stiamo scoprendo come è bello essere cristiani e il parroco ce lo vuole mostrare in tutti i modi. Domenica prossima su “Il Portico” ci sarà un resoconto delle die giornate incredibili vissute con il Coro di Russia Cristiana e anche il contributo di Alfredo, un corista e il Capocoro Claudio. Sai che abbiamo ricevuto anche una telefonata da P. Scalfi?
      Se puoi vieni domenica alle 17 per l’inaugurazione: sarà davvero molto interessante! E poi potrai capire e gustare meglio la mostra stessa. I pannelli sono di due metri per un metro e cinquanta e sono bellissimi!
      MV

      Rispondi

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