Se perdessimo la carne di Dio…

Dal blog di Berlicche:

Mi hanno colpito alcuni passaggi dell’articolo che Quirico, il giornalista italiano sequestrato per alcuni mesi in Siria, ha scritto sulla sua prigionia:

È la storia di due cristiani nel mondo di Maometto e del confronto di due diverse fedi: la mia fede semplice, che è darsi, è amore, e la loro fede che è rito.

e poi

La Siria è il Paese del Male; dove il Male trionfa, lavora, inturgidisce come gli acini dell’uva sotto il sole d’Oriente. E dispiega tutti i suoi stati; l’avidità, l’odio, il fanatismo, l’assenza di ogni misericordia, dove persino i bambini e i vecchi gioiscono ad essere cattivi. I miei sequestratori pregavano il loro Dio stando accanto a me, il loro prigioniero dolente, soddisfatti, senza rimorsi e attenti al rito: cosa dicevano al loro Dio?

L’assenza di misericordia. La fede è misericordia solo se è carne e non ritualità, solo se Dio è un Dio presente, dal quale trarre esempio, e non una divinità astratta da invocare o bestemmiare. Mi ha colpito l’assoluta similarità del tipo di fede descritto dal giornalista rapito con l’antico politeismo, dove il pio non era chi credeva, ma chi compiva i rituali in maniera perfetta verso gli idoli, verso dèi senza carne.

Noi cristiani parliamo di salvezza perché ci sappiamo in pericolo. Se la fede è rito diventa un automatismo, estraneo alla persona, consiste solo in quanto sei abile, bravo, quanto paghi il tuo dio perché ti faccia avere i suoi favori. Non implica un cambiamento. Non implica una gratuità. Non implica il riconoscimento di quel pericolo dentro di noi dal quale essere salvati. Il “Dio clemente è misericordioso” non ispira l’imitazione perché non è un Cristo di carne, ma un’astrazione. E’ la carne di Dio che ci impedisce di essere animali assassini.
Così anche il desiderio di bene si dissecca, perché non si concepisce più qualcuno che sia in grado questo bene di farlo veramente. L’uomo, l’altro, non ha più nessuna importanza. E’ il male.

Non crediamo di esserne immuni, qui nel nostro Occidente sazio e arrogante. Ai tempi dei romani era così. Tornerebbe ad essere in questa maniera, se perdessimo la carne di Dio. Se la dimenticassimo.

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