” Il banale infatti non è ciò che è piccolo o abitudinario, ma ciò che nega l’infinito”

Alla ricerca del volto umanoE il criterio di ogni rapporto non è all’interno dei fattori del rapporto, ma è determinato da ciò a cui i fattori stessi appartengono: il disegno di Dio che è «per» l’uomo.
Perché la bontà misericordiosa del nostro Dio è per la verità della vita quotidiana di ognuno, e questa verità è sempre nuova, acqua di fonte che scaturisce dalle origini del mondo, esodo nuovo dalla meschinità dei nostri limiti, via d’uscita dall’angustia degli errori per incontrare Colui cui apparteniamo.
La vita dell’uomo in cammino verso l’eterno è un continuo affiorare dai propri limiti.
C’è infatti un modo di vivere il limite che è una tomba, una prigione, ma c’è un modo che sfonda il limite, non nel tentativo impossibile di eliminarlo, ma nel rapporto con Colui che solo può superarlo. Allora anche le cose più minute della vita quotidiana acquistano dignità, hanno un loro orizzonte vasto, non sono più fonte di noia e soffocamento e diventano soprattutto una responsabilità pacificante, nesso apparentemente fragile, ma poderoso con quel disegno che ci restituisce uomini alla storia. Il banale infatti non è ciò che è piccolo o abitudinario, ma ciò che nega l’infinito, la dimenticanza di quel Dio di cui siamo.
 
 
Giussani Luigi, Alla ricerca del volto umano, Rizzoli, 1995
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