“Ci sono pezzi di un mistero, come tessere di un mosaico, che incontriamo e vediamo”

A volte, perdiamo coloro che non ci capiscono perché abbiamo disimparato la semplicità, importando dal di fuori anche una razionalità aliena alla nostra gente. Senza la grammatica della semplicità, la Chiesa si priva delle condizioni che rendono possibile ‘pescare’ Dio nelle acque profonde del suo Mistero”.

Dalla Radio Vaticana

Papa Francesco ai vescovi brasiliani: “Siamo ancora una Chiesa capace di riscaldare il cuore?

2013-07-27

Ultimo appuntamento del Papa prima della Veglia con i giovani: l’incontro e il pranzo con la presidenza della Conferenza nazionale dei vescovi del Brasile, che conta 275 circoscrizioni ecclesiastiche, e con i cardinali e i vescovi brasiliani presso l’arcivescovado di Rio de Janeiro. La forza della Chiesa “non abita in se stessa” ma “si nasconde nelle acque profonde di Dio, nelle quali essa è chiamata a gettare le reti”, dice il Papa riprendendo nel suo discorso la storia stessa della Madonna di Aparecida. (…)

All’origine della storia di Aparecida ci sono tre poveri pescatori che gettano le reti ma non riescono a prendere nulla fin quando non pescano una figura in ceramica, prima il corpo e poi la testa: è l’immagine di Nostra Signora della Concezione. Solo allora riescono a prendere una gran quantità di pesci. Papa Francesco fa riferimento a questa storia per sottolineare che Dio è arrivato di sorpresa. I pescatori da parte loro non disprezzano il mistero incontrato nel fiume:
“Hay algo sabio que hemos de aprender…
C’è qualcosa di saggio che dobbiamo imparare. Ci sono pezzi di un mistero, come tessere di un mosaico, che incontriamo e vediamo. Noi vogliamo vedere troppo in fretta il tutto e Dio invece si fa vedere pian piano. Anche la Chiesa deve imparare questa attesa”.
I pescatori, poi, portano a casa il mistero, affidano alla Vergine le loro cause e “consentono così che le intenzioni di Dio si possano attuare: una grazia, poi l’altra”. Il Signore risveglia nell’uomo il desiderio di custodirlo nel proprio cuore e in noi il desiderio di chiamare i vicini per far conoscere la sua bellezza. Ma senza la semplicità del loro atteggiamento, “la nostra missione è destinata al fallimento”:
“La barca de la Iglesia no tiene la potencia de los grandes transatlánticos…
La barca della Chiesa non ha la potenza dei grandi transatlantici che varcano gli oceani. E tuttavia Dio vuole manifestarsi proprio attraverso i nostri mezzi, mezzi poveri, perché è sempre Lui che agisce”.
Per Papa Francesco, dunque, il risultato del lavoro pastorale non si appoggia sulla ricchezza delle risorse, ma sulla creatività dell’amore. Servono tenacia e organizzazione, ma prima di tutto “bisogna sapere che la forza della Chiesa non abita in se stessa, bensì si nasconde nelle acque profonde di Dio, nelle quali essa è chiamata a gettare le reti”. La Chiesa, poi, non può allontanarsi dalla semplicità:
“A veces perdemos a quienes no nos entienden porque hemos olvidado …
A volte, perdiamo coloro che non ci capiscono perché abbiamo disimparato la semplicità, importando dal di fuori anche una razionalità aliena alla nostra gente. Senza la grammatica della semplicità, la Chiesa si priva delle condizioni che rendono possibile ‘pescare’ Dio nelle acque profonde del suo Mistero”.
Papa Francesco ricorda poi che la Chiesa in Brasile ha applicato “con originalità il Concilio Vaticano II e il percorso realizzato, pur avendo dovuto superare certe malattie infantili, ha portato ad una Chiesa gradualmente più matura, aperta, generosa, missionaria”.
Quindi il Papa si concentra sui discepoli di Emmaus, scandalizzati dall’apparente sconfitta del Messia. Il pensiero va a quanti lasciano la Chiesa che è apparsa forse troppo fredda, forse troppo autoreferenziale, forse troppo prigioniera dei propri rigidi linguaggi. Di fronte a questa situazione, “serve una Chiesa che non abbia paura di uscire nella loro notte”, dice Papa Francesco:
“Necesitamos una Iglesia capaz de encontrarse en su camino….
Serve una Chiesa capace di intercettare la loro strada. Serve una Chiesa in grado di inserirsi nella loro conversazione. Serve una Chiesa che sappia dialogare con quei discepoli, i quali, scappando da Gerusalemme, vagano senza meta, da soli, con il proprio disincanto, con la delusione di un Cristianesimo ritenuto ormai terreno sterile, infecondo, incapace di generare senso”.
Tanti si sono innamorati della globalizzazione che ha in sé qualcosa di veramente positivo, nota il Papa, ma a tanti sfugge il lato oscuro come la perdita dell’esperienza di appartenenza a qualsivoglia nido, la frattura nelle famiglie, l’incapacità di amare e perdonare. Apparendo troppo alta la misura della Grande Chiesa, molti sono dunque andati alla ricerca di qualcuno che illuda ancora una volta. C’è quindi una domanda centrale:
“¿Somos aún una Iglesia capaz de inflamar el corazón? …
Siamo ancora una Chiesa capace di riscaldare il cuore? Una Chiesa capace di ricondurre a Gerusalemme?”.
In un mondo dove attira tutto quello che è veloce come Internet, ma si avverte allo stesso tempo una disperata necessità di calma, il Papa si chiede se siamo ancora in grado di mostrare l’altezza dell’amore nell’abbassamento della Croce. Serve dunque una Chiesa capace di far sentire che essa è “nostra Madre”.
Quindi, Papa Francesco ricorda alcune sfide per la Chiesa del Brasile. Prima di tutto bisogna formare ministri capaci di riscaldare il cuore della gente, di scendere nella notte senza essere invasi dal buio, serve “solidità umana, culturale, affettiva, spirituale, dottrinale”. Per questo serve una “revisione profonda delle strutture di formazione” e “una formazione qualificata a tutti i livelli”. Il Papa evidenzia la necessità di una valorizzazione crescente dell’elemento locale e regionale, assicurando la vera unità nella ricchezza della diversità. Il Pontefice parla quindi della missione e della necessità di una Chiesa capace di riscoprire le viscere materne della misericordia per “inserirsi in un mondo di ‘feriti’, che hanno bisogno di comprensione, di perdono, di amore”. E’ importante poi “rinforzare la famiglia, che rimane cellula essenziale per la società e per la Chiesa”, i giovani e le donne. “Non riduciamo – sottolinea il Papa – l’impegno delle donne nella Chiesa, bensì promuoviamo il loro ruolo attivo nella comunità ecclesiale. Perdendo le donne la Chiesa rischia la sterilità”.
Nell’ambito della società la Chiesa chiede una sola cosa: la libertà di annunciare il Vangelo in modo integrale, anche quando si pone in contrasto con il mondo:
“La Iglesia quiere hacer presente ese patrimonio inmaterial sin el cual …
La Chiesa desidera rendere presente quel patrimonio immateriale senza il quale la società si sfalda, le città sarebbero travolte dai propri muri, abissi, barriere. La Chiesa ha il diritto e il dovere di mantenere accesa la fiamma della liberta e dell’unità dell’uomo”.
Educazione, salute, pace sociale sono le urgenze brasiliane. Su questi temi la Chiesa ha una parola da dire, perché per rispondere adeguatamente a tali sfide non sono sufficienti soluzioni meramente tecniche, ma bisogna avere una sottostante visione dell’uomo, della sua libertà, del suo valore, della sua apertura al trascendente.
Infine ricorda l’Amazzonia. Papa Francesco richiama alla custodia della creazione e ringrazia per quello che sta facendo la Chiesa lì, dove servono formatori qualificati per consolidare la formazione di un clero autoctono e il “volto amazzonico” della Chiesa. Infine il Papa auspica che la Vergine di Aparecida sia la stella “che illumina il vostro impegno e il vostro cammino per portare come Lei ha fatto – conclude – il Cristo ad ogni uomo e ad ogni donna del vostro immenso Paese”. “Sarà lui – assicura – a scaldare il cuore e donare nuova e sicura speranza”.
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1 Commento

  1. I cattolici? Sono diventati una minoranza. Per questo le comunità di credenti devono uscire, andare per le strade del mondo, non chiudersi in sé stesse, non restare dentro le parrocchie. Questo concetto, espresso lunedì dal Papa nel corso del Convengo diocesano di Roma, rappresenta una svolta nella definizione della Chiesa in rapporto alla modernità. In sostanza Francesco, a cento giorni dall’inizio del pontificato, ha compiuto una rivoluzione anti-retorica mettendo in crisi quella “chiesa di popolo, maggioritaria” proposta negli ultimi vent’anni dalle alte gerarchie cattoliche del nostro Paese. Per il Pontefice la Chiesa può ripartire, cioè uscire dalla marginalità e tornare ad essere protagonista nel mondo, se ha coscienza della realtà delle cose, se la “parola” cessa di essere ripetizione vuota e riconquista significato attraverso la testimonianza personale, per questo l’annuncio del Vangelo deve uscire fuori dal chiuso delle stanze.

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