Quando l’amicizia diventa una virtù

Una compagnia diventa amicizia e una amicizia diventa virtù in quanto sostiene la fragilità a vedere e riconoscere il volto dell’essere, del vero e del bello, in quanto sostiene il cuore nella  sua fragilità di fronte al compimento,  all’operare giusto, alla giustizia, al bene, e in quanto sostiene la speranza: «Quanto coraggio occorre per sostenere la speranza negli uomini!».
Speranza di fronte alla promessa che è la vita: sete di  felicità, promessa di felicità.
Questi santi, che abbiamo nominati  come simbolo e segno di migliaia e  migliaia di altri grandi uomini, ci diano la grazia, compiano il miracolo che tutti  insieme, noi, abbiamo a realizzare l’esperienza di questa incomparabile amicizia: un’amicizia che è virtù, cioè strumento per il destino.
Ma provate a pensare: l’amicizia,  strumento per il destino ! Se non lo è per  un ragazzo che si innamora di una  ragazza! Perché quel rapporto si chiama amicizia, è la formula più acuta di  amicizia.
Se non desideri il destino per  la tua ragazza, se non desideri il destino per il tuo ragazzo… ma che fate?
cosa  siete?
Allora – capite – si apre il varco,  si spalanca quel vuoto che le parole di stamattina riempiono, perché non siete  degni di altre parole! Ma cosa fate insieme?
Perché vi mettete insieme?
Che parola dici quando dici «tu»?
quando  pronunci il nome della tua compagna,  del tuo compagno? quando ci pensi,  quando l’immagini, quando immagini  il domani?
Cosa siete? Niente!
Se non  è niente l’uomo in rapporto con la  donna, allora capisco che tutto  è niente!
Ma non ha ragione, non ha  ragione il nichilista!
Perché è  grande – Dio, come è grande!  – l’uomo, il giovane, il ragazzo quando guarda la sua ragazza, mentre lei non lo vede, perché sta andando via, la guarda  e sente il meglio di sé venire a  galla: gli viene la commozione, gli viene – dicevamo una  volta questa estate – un’adorazione.
Giusto !
Perché quel volto  è il simbolo di Colui che ci ha fatti per Sé, cioè per la felicità,  è simbolo del nostro destino,  che è la nostra felicità, che è la  bellezza, come ha capito Leopardi nell’inno Alla sua donna,  che è la verità, come aveva capito  sant’Agostino, e si è convertito per questo: Quid est veritas ? Che cosa è la verità?  Un uomo! Vir qui adest. Un uomo che  è qui presente, sperimentabile: direttamente o nell’uomo che Egli cambia, nel santo, nell’uomo che cambia e, ti auguro, nell’amico che hai di fianco.
Auguro a te di essere amico così, innanzitutto a colei con la quale intendi passare la vita.
DON LUIGI GIUSSANI 1996
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