“Non si può essere nipoti di Dio, ma figli”

D. Bonvegna mi ha inviato un contributo  di cui pubblico la seconda parte che ritengo interessante :

(…)

Il mio amico GesùRecentemente mi è capitato di leggere l’ottimo volumetto di un noto calciatore, Nicola Legrottaglie, “Il mio amico Gesù”: “Perché il Vangelo ha cambiato la mia vita”, pubblicato da Piemme (2013), è il 4° che scrive dopo la sua conversione. In pratica Legrottaglie racconta la sua esperienza di conversione, iniziata sette anni fa, proprio quando è iniziata la mia nuova esperienza lavorativa a Milano (2006). Certo vivere il cristianesimo per un ragazzo che vive in un mondo non facile per certi valori è una testimonianza da apprezzare e sottolineare. Nicola come tanti altri ragazzi del suo mondo, poteva fare altre scelte più semplici; scegliendo Cristo ha fatto la scelta di andare controcorrente, tra l’altro è l’esortazione più frequente di Papa Francesco.

“Non si può essere nipoti di Dio, ma figli”, scrive Legrottaglie  nell’introduzione.“Oggi mi rendo conto che il cristianesimo vero è anche uno stile di vita. La mattina mi sveglio e ho questa relazione bellissima con Gesù, il Signore della mia vita, il Padrone della mia vita”. Nei libri scritti dal calciatore si parla proprio della sua esperienza con “Lui”. Infatti il calciatore che attualmente milita nel Catania calcio si confessa: “Posso dire che da quando ho incontrato Gesù è iniziata la mia vita, tutto il resto non ha nessun valore. Ed è proprio questo che voglio mettere in evidenza con questa nuova testimonianza”.

 Nel 1 capitolo si interroga: “Chi è Gesù per me?” Risponde: Tutto e confessa: “Sto imparando veramente a vivere, grazie a Gesù. E’ lui il modello, è il punto di riferimento in ogni cosa che faccio, in ogni cosa che dico”. Legrottaglie ci invita a metterci in discussione e soprattutto a non pensare secondo il nostro io, ma chiedersi sempre cosa pensa Gesù su un determinato argomento, in pratica,“che cosa farebbe Gesù al posto mio?”

 Nel libro del calciatore catanese ci sono tratti di velata polemica come quello dove riflette sulla donna sorpresa in adulterio: Gesù la perdona, ma gli ordina di non peccare più. “Gesù non ha avuto un atteggiamento buonista. Di fronte al peccato non si piegava di certo”. Legrottaglie non è morbido sulla questione del giudicare le altre religioni, lui che spesso si ritrova magari a confrontarsi con altri colleghi calciatori di altre fedi.”Gesù dimostra di essere Dio con la sua affermazione ‘Io Sono’, quindi. E’ l’unico che afferma di essere Dio e che poi ha dimostrato il suo Amore dando la propria vita per le sue creature”.

 Con la Grazia, che è un tesoro, si diventa creature “nuove”, che superano quell’appartenenza riduttiva, stagnante e sterile esteriorità di certi falsi cristiani che vivono in certe chiese. Nicola Legrottaglie nel suo libro dà lezione di conoscenza della Bibbia, il suo libro preferito, che legge meditandolo con attenzione e che sta sempre vicino al suo letto. Il mio amico Gesù è scritto con uno stile semplice e colloquiale, alla scoperta della figura di Gesù di Nazareth. Leggendo il Vangelo si trova la verità, scrive Legrottaglie e per cambiare vita bisogna ravvedersi: il ravvedimento è l’inizio. Per uscire dal peccato bisogna innanzitutto cambiare la propria mente e mettere in discussione il vecchio modo di pensare. Occorre saper pregare, non tante con le formule, ma con un atteggiamento del cuore, bisogna iniziare la giornata pensando a Colui che amo. “Un pensiero che può esserci tutto il giorno, anzi deve esserci tutto il giorno perché l’amore di Dio per me non viene mai meno…”

 Alla fine del testo Legrottaglie cerca di ipotizzare il proprio futuro dopo quello di calciatore, che tra l’altro non vuole abbandonare il suo mondo, auspica un futuro di ambasciatore di Cristo nel mondo del calcio, per promuovere certi valori come la lealtà, il rispetto, la tolleranza, il sacrificio, l’impegno. Da buon calciatore Nicola Legrottaglie conclude la sua opera proponendo la figura di Gesù come un leader straordinario di una squadra che è la Chiesa, dove tutti devono interpretare il proprio ruolo, chi in difesa, chi in attacco.

Del resto,“Nel calcio ci sono i difensori, gli attaccanti, le punte, i portieri, i centrocampisti, eccetera, così nella Chiesa ci sono i predicatori, gli evangelisti, i pastori…”E tutti sono guidati dal leader, dal sommo leader, Gesù”.

 

Rozzano MI, 7 giugno 2013

Sacro Cuore di Gesù.                                                                                                     DOMENICO BONVEGNA                                                                                    domenicobonvegna@alice.it

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