Quel che fa nascere un popolo è la gratuità

Ho aperto a casa una pag. di “L’io, il potere e le opere”, pag.132 e guardate cosa ho letto:

“Se siete qui, è perché nel vostro impegno di lavoro, nel vostro impegno organizzativo, nella vostra realtà di conoscenza e nella vostra compagnia avete trovato motivo d’azione, al si là di quello che dovete fare o realizzare, in un gratuità che non ouò essere calcolata e non dà luogo a calcolo. Solo Dio è al di là di ogni possibilità di calcolo. Perciò il vostro lavoro è e deve tendere a essere imitazione di Dio o, meglio, imitazione di Cristo. Se Dio infatti non fosse diventato uomo, nessuno avrebbe potuto impostare la vita secondo questa gratuità, nessuno di noi avrebbe osato guardare la propria vita secondo questa generosità. Ma “generosità” è un termine un po’ equivoco, perché può dipendere da un impeto di carattere. Allora è meglio dire “gratuità”.

La carità è un fattore che contesta e penetra tutti gli altri fattori, la carità è più grande di tutto. Essa genera un popolo che non può sorgere se non da qualcosa di gratuito.

Calcoli ben fatti non possono erigere il fenomeno più alto dell’espressione umana che è la realtà di un popolo. Solo qualcosa di gratuito può farlo nascere”

Capisco da queste righe che quel che fa nascere un popolo e una realtà non è un programma ma una gratuità, una carità.

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