È Cristo che “primerea”, sempre.

Da Tracce.it

Uno che ti aspetta, e ti guarda negli occhi

 

20/05/2013

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Come si può tradurre primerea? Qualcosa che «viene prima», e che ci guida? Oppure, meglio, che «è primo» e «ci sta aspettando», come ha detto papa Francesco? Difficile renderla nelle sue sfumature piene. Eppure l’abbiamo visto tutti in piazza San Pietro, sabato sera, che cosa è quella parola, cosa indica. Che cosa vuol dire che Cristo è prima. Di qualsiasi nostra incertezza, fragilità, ansia. Lui viene prima. E ci accompagna.

È stato il filo conduttore di tutte le risposte del Papa alle domande che gli sono state fatte nella veglia di Pentecoste, davanti ai duecentomila dei movimenti. È l’incontro con «Uno che ti sta aspettando» a generare la fede. È la Sua presenza, ed è perché siamo accompagnati «dalla mano del Signore», che questa stessa fede cresce e si fortifica. È «Gesù» la prima parola dell’evangelizzazione, dell’annuncio. È Lui a guardarci per primo mentre preghiamo. È «lasciarsi guidare da Gesù» che «ti porta alle sorprese di Gesù». È la Sua carne quella che tocchiamo nella carne del povero. È «confidando in Gesù, affidandosi a Gesù» che possiamo testimoniare fino al martirio o aiutare chi testimonia, fino al martirio.

È Cristo che primerea, sempre. È su questa roccia che possiamo appoggiarci, infinitamente più solida di tutte le nostre riduzioni. Irriducibile, appunto, alle nostre idee. Ed è a Lui che possiamo sempre – sempre! – dire il nostro «sì», la parola – o meglio: il gesto – che esprime tutto di noi stessi.

Ma chi era in piazza non l’ha solo sentito dire dal Papa, con questa insistenza affettuosa e tenace: l’ha vista accadere. Proprio lì, tra i duecentomila. In quel giro lungo e festoso del Santo Padre che ha preceduto il suo intervento. Nei mille e mille sguardi che hanno incrociato il suo sguardo. Nel modo in cui il Papa guardava chi gli rivolgeva la parola. Nella sua stessa presenza. «Un punto storico, oggettivo, non prodotto dalla nostra immaginazione, un punto reale che ci salva dal festival delle interpretazioni», ha scritto Julián Carrón alla vigilia di questo gesto. Uno che ti aspetta, sta con te, ti stringe la mano, ti parla. Ti guarda negli occhi. E così facendo, interpella la tua libertà. Provoca, chiede il tuo «sì».

Ci sarà tempo e modo di approfondire le parole che ci ha rivolto il Papa, tra sabato e domenica. Ma di sicuro da quella piazza siamo usciti più certi. Perché è accaduto qualcosa. È accaduto Lui.

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