Dopo i «cristiani da salotto», i «cristiani chiacchieroni» …

Ricevo ora da Gianni Mereghetti questa contributo che non so se sia già in rete (lo cercherò per aggiungere il link, se c’è) e lo condivido con i miei lettori perché mi pare prezioso!

 

Buone maniere e cattive abitudini

Dopo i «cristiani da salotto», sono  i «cristiani chiacchieroni» l’oggetto del nuovo richiamo di Papa Francesco nei confronti di quanti hanno smarrito il senso della loro appartenenza alla Chiesa, al popolo di Dio.  

Questa mattina, sabato 18 maggio, durante la celebrazione mattutina nella cappella della Domus Sanctae Marthae,  Papa Bergoglio  ha sottolineato le «cattive abitudini» che si contrappongono alle «buone maniere» di cui fan mostra tanti cristiani. E tra le cattive abitudini c’è proprio quella di «spellarsi» l’un l’altro con le parole, con la disinformazione e con la 

calunnia.  «Le chiacchiere — ha affermato — sono distruttive nella Chiesa». E sì che  Gesù parlava tanto con Pietro e con tutti gli altri, così come gli apostoli parlavano tra loro e con gli altri; ma era «un dialogo d’amore».

 

Gesù, ha ricordato il Pontefice all’omelia, aveva chiesto più volte a Pietro «se gli voleva bene, se lo amava, più degli altri. Pietro aveva detto di sì e il Signore gli ha dato la missione: Pascola il mio gregge». Questo è stato  «proprio un dialogo d’amore». Ma a un certo punto, ha spiegato il Santo Padre,  Pietro ha avuto la tentazione di immischiarsi nella vita di un altro, Giuda. E dopo aver saputo che avrebbe tradito, ha chiesto a Gesù perchè gli permettesse di seguirlo ancora. «Gesù, un’altra volta, deve rimproverarlo: A te che importa? È forte questa parola: A te che importa? Non ti immischiare nella vita dell’altro. A te che importa se io voglio questo?» ha ribadito il Pontefice riferendosi al brano evangelico di Giovanni (21, 20-25).

Pietro, ha spiegato il vescovo di Roma,  è un uomo e dunque anche lui subisce  la tentazione di immischiarsi nella vita degli altri,  cioè, «come si dice volgarmente, di fare il ficcanaso».    Anche nella nostra vita cristiana succede questo: «quante volte — si è domandato Papa Francesco  — siamo tentati di fare questo? Il dialogo, quel dialogo con Gesù, è deviato su altro binario. E questo mischiarsi nella vita degli altri ha tante modalità». Il Pontefice ne ha sottolineate due: il paragonarsi  sempre agli altri  e le chiacchiere.

Il paragone, ha puntualizzato, è il chiedersi sempre:  «Perché questo a me e non a questo? Dio non è giusto!». Per rendere più chiaro il concetto, ha portato a esempio  santa Teresina, la quale «quando era bambina, ha avuto la curiosità di capire perché Gesù sembrasse non giusto: a uno gli dava tanto e all’altro tanto poco. Era bambina e ha fatto la domanda alla sua sorella più grande e lei — saggia questa sorella! — ha preso un ditale e un bicchiere. Li ha riempiti di acqua, tutti e due, e poi gli ha fatto la domanda: Dimmi Teresina, quale di questi due è più pieno?. Ma tutti e due sono pieni! E così è Gesù con noi: non interessa se tu sei grande, sei piccolo. Interessa se tu sei pieno dell’amore di Gesù e della grazia di Gesù! Gesù con noi fa così».

Quando invece  si fanno paragoni, «si finisce nell’amarezza e nell’invidia. Cosa che il diavolo vuole. Si comincia lodando Gesù e poi, per questa strada della comparazione, finiamo nella amarezza e anche nell’invidia». Ma l’invidia «arrugginisce la comunità cristiana» e  «fa tanto male, tanto male alla comunità cristiana».

 La seconda modalità a cui si è riferito il Santo Padre  è costituita dalle chiacchiere. Si comincia con un fare  tanto educato: «Ma, io non voglio parlare male di nessuno ma mi sembra che…» e poi si finisce «spellando il prossimo. È proprio così! Quanto si chiacchiera nella Chiesa! Quanto chiacchieriamo noi cristiani!». E la chiacchiera «è proprio spellarsi, farsi male uno all’altro», come se si volesse sminuire  l’altro per farsi grande.  Per il Papa questo «non va! Sembra bello chiacchierare… Non so perché, ma sembra bello. Come le caramelle di miele, no? Tu ne prendi una  e dici: Ah che bello!  E poi un’altra, un’altra, un’altra e alla fine ti viene il mal di pancia». La chiacchiera è così: «è dolce all’inizio e poi ti rovina, ti rovina l’anima! Le chiacchiere sono distruttive nella Chiesa, sono distruttive. È un po’ lo spirito di Caino: ammazzare il fratello, con la lingua». E lo si fa «con maniere buone. Ma su questa strada diventiamo cristiani di buone maniere e di cattive abitudini! Cristiani educati, ma cattivi».

Quindi il Santo Padre ha elencato altri tre comportamenti negativi. Anzitutto la  disinformazione, quando cioè  diciamo «soltanto la metà che ci conviene e non l’altra metà; l’altra metà non la diciamo perché non è conveniente per noi». Poi la diffamazione: allorché  «una persona davvero ha un difetto, ne ha fatta una grossa», bisogna raccontarla, «fare il giornalista, no?  E la fama di questa persona è rovinata»! E la terza è la calunnia: «dire cose che non sono vere. Quello è proprio ammazzare il fratello!».

Disinformazione, diffamazione e calunnia  «sono peccato! Questo è peccato! Questo è dare uno schiaffo a Gesù» attraverso i suoi figli, i suoi fratelli. E «il Signore sa questo, perché ci conosce come siamo»;  per questo  «dice a Pietro: A te che importa? Tu segui me! Proprio segnala la strada: non guardare di qua né di là». Il paragone con gli altri  «non ti farà bene, ma ti porterà l’invidia e l’amarezza. Segui me! Le chiacchiere non ti faranno bene, perché ti porteranno proprio a questo spirito di distruzione nella Chiesa. Segui me! È bella questa parola di Gesù, è tanto chiara, è tanto amorosa per noi». È come se ci dicesse: non fantasticate «pensando che la salvezza è nella comparazione con gli altri o nelle chiacchiere. La salvezza è andare dietro di me. Seguire Gesù! Chiediamo oggi al Signore Gesù che ci dia questa grazia di non immischiarci mai nella vita degli altri, di non diventare cristiani di buone maniere e cattive abitudini».

Con il Papa ha concelebrato, tra gli altri, il vescovo Enrico Dal Covolo, il quale ha accompagnato il personale della Pontificia Università Lateranense.

 Grazie Gianni!
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