Come si fa a vivere?

Come si fa a vivere? si chiede l’editoriale di Tracce di Maggio  ed è la domanda più inquietante e dolorosa per ciascuno. Ma Papa Francesco, in modo ancora sorprendente ci indica la strada. Almeno la indica ai cristiani. Chi non è cristiano credo che il problema se lo ponga e se è serio con se stesso, non trova risposta.

Ma copio il prezioso suggerimento:

Dall’Osservatore Romano:

Due uscite per il cristiano

Le piaghe di Gesù sono ancora presenti sulla terra. Per riconoscerle è necessario uscire da noi stessi e andare incontro ai fratelli bisognosi, ai malati, agli ignoranti, ai poveri, agli sfruttati. È l'”esodo” che Papa Francesco ha indicato ai cristiani nell’omelia della messa celebrata sabato mattina, 11 maggio, nella cappella della Domus Sanctae Marthae. 
Si tratta – ha spiegato il Pontefice – di “un uscire da noi stessi” reso possibile dalla preghiera “verso il Padre in nome di Gesù”. La preghiera che “ci annoia”, invece, è “sempre dentro noi stessi, come un pensiero che va e viene. Ma la vera preghiera è uscire da noi stessi verso il Padre in nome di Gesù, è un esodo da noi stessi” che si compie “con l’intercessione proprio di Gesù, che davanti al Padre gli fa vedere le sue piaghe”. Ma come riconoscere queste piaghe di Gesù? Come è possibile avere fiducia in queste piaghe se non le si conosce? E qual è “la scuola dove si impara a conoscere le piaghe di Gesù, queste piaghe sacerdotali, di intercessione?”. La risposta del Papa è stata esplicita: “Se noi non riusciamo a fare questa uscita da noi stessi verso quelle piaghe, non impareremo mai la libertà che ci porta nell’altra uscita da noi stessi, verso le piaghe di Gesù”. 
Da qui l’immagine delle due “uscite da noi stessi” indicate dal Santo Padre: la prima è “verso le piaghe di Gesù, l’altra verso le piaghe dei nostri fratelli e sorelle. E questa è la strada che Gesù vuole nella nostra preghiera”. Parole che trovano conferma nel Vangelo di Giovanni (16, 23-28) della liturgia del giorno. Un brano nel quale Gesù è di una chiarezza disarmante: “In verità, in verità io vi dico: se chiederete qualcosa al Padre nel mio nome, Egli ve la darà”. In queste parole – ha notato il Pontefice – c’è una novità nella preghiera: “Nel mio nome”. Il Padre dunque “ci darà tutto, ma sempre nel nome di Gesù”. 
Cosa significa questo chiedere nel nome di Gesù? È una novità che Gesù rivela proprio “nel momento in cui lascia la terra e torna al Padre”. Nella solennità dell’Ascensione celebrata giovedì scorso – ha ricordato il Papa – è stato letto un brano della Lettera agli Ebrei, dove si dice tra l’altro: “Poiché abbiamo la libertà di andare al Padre”. Si tratta di “una nuova libertà. Le porte sono aperte: Gesù, andando dal Padre, ha lasciato la porta aperta”. Non perché “si sia dimenticato di chiuderla”, ma perché “lui stesso è la porta”. È lui “il nostro intercessore, e per questo dice: “Nel mio nome””. Nella nostra preghiera, caratterizzata da “quel coraggio che ci dà Gesù stesso”, chiediamo allora al Padre nel nome di Gesù: “Guarda tuo Figlio e fammi questo!”.

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