“non siamo batuffolosi Panda e neppure misteriosi lupi italiani”

Lettera della preside di una scuola paritaria

Caro direttore

È la prima volta che scrivo ad un giornale e lo faccio nella speranza che possiate e vogliate aiutarci a continuare ad esistere.

Purtroppo non siamo batuffolosi Panda e neppure misteriosi lupi italiani. Siamo soltanto un vituperato istituto scolastico paritario. Posso assicurarle però che contrariamente a quanto credono i più, non siamo parassiti. Non so dove siano scomparsi i fondi che non arrivano più alle scuole statali, ma so per certo che non arrivano a noi. Mai visto un euro.

Noi esistiamo per i fatti nostri da prima della scuola statale, siamo in via Faentina dal 1891 e per il nostro pubblico servizio la città ci ha, forse distrattamente, riconosciuto il Fiorino d’oro nel 2005.

Ora il nostro Istituto è fiorente, per quanto riguarda la scuola dell’obbligo, ma è per la scuola secondaria di II grado che rivolgo ai giornali e alla cittadinanza il mio appello. Da 26 anni, dopo la chiusura dell’Istituto Magistrale, gestiamo un Liceo linguistico tra i primi nati in Firenze, e l’unico, prima dell’ultima riforma, a non essere sperimentale.

Il nostro problema è questo: non abbiamo studenti.

Eppure molti ragazzi scelgono il linguistico, tanto che le scuole statali (tre anni fa il Capponi, quest’anno il Pascoli) spesso fanno fatica ad accoglierli tutti.

Perché dunque la nostra crisi?

Forse che il nostro Liceo non svolge altrettanto bene la sua funzione ?

I nostri ex alunni potrebbero ben testimoniare che non è così, ma non voglio vantarmi di loro. Dirò solo che all’Esame di Stato la nostra media è sempre stata circa un punto percentuale sopra la media regionale (e quindi nazionale) e alle prove INVALSI, che come saprà si svolgono in seconda liceo, abbiamo risultati superiori alla media in competenza linguistica; la matematica non è ovviamente la materia preferita di chi sceglie il linguistico e quindi siamo moderatamente orgogliosi di arrivare “quasi” alla media delle altre scuole.

Quindi mi sento di dire che da noi si studia e si studia bene.

Forse il problema è che la scuola “delle suore” è soffocante, asfittica, poco aperta?

Facciamo l’assemblea d’Istituto quasi ogni mese: all’ultima dello scorso anno abbiamo accolto, in collaborazione con “leggere per non dimenticare”, Sergio Staino, un po’ sorpreso anche lui di finire a braccetto con una suora.
Quest’anno abbiamo incontrato il mondo del volontariato internazionale, degli imprenditori, del carcere (con gli operatori della Caritas), l’associazione Lorenzo Guarnieri. Abbiamo ascoltato la testimonianza della figlia di Grasso e partecipato alla marcia di Libera. Facciamo tutti gli anni una settimana di stage linguistico all’estero per tutte le classi. I nostri alunni visitano almeno due musei cittadini all’anno e una grande mostra in qualche altra città italiana. Andremo a studiare la fisica (che ci piace generalmente poco) sulle giostre a Mirabilandia (sperando ci riesca così più simpatica). Partecipiamo regolarmente al Concorso Giovani Idee e a molti altri (sperando sempre di vincere qualche euro per comprarci la LIM). Andiamo a vedere spettacoli teatrali in inglese, francese, spagnolo. Abbiamo accolto coro della Lassiter School di Marietta, Georgia, per un concerto e una mattinata di reciproca conoscenza. Alcune nostre docenti accompagnano gli alunni ad appuntamenti culturali cittadini pomeridiani e serali: i percorsi della Strozzina, i seminari del Gabinetto Vieusseux, convegni dell’Università europea, concerti e spettacoli teatrali serali. Invitiamo tutti gli anni i nostri studenti a cimentarsi nella Gymnaestrada a Carrara e in una due giorni sugli sci all’Abetone.

I nostri docenti sono tutti laici, a parte me, diversissimi tra loro, giovani e meno giovani, più o meno severi, ma con una caratteristica in comune: la passione per l’insegnamento. Io credo capiti a poche presidi ciò che capita a me: i docenti si lamentano dei ponti, perché impediscono loro di fare lezione! Si litigano le ore di supplenza, quando manca un collega!

Sinceramente io potrei rassegnarmi alla chiusura, signor direttore, anche se quindici posti di lavoro in meno di questi tempi sono un danno per tutti. In fondo l’Istituto vivrebbe lo stesso, gli altri gradi di scuola funzionano bene. Potrei se solo non fosse che vedo i miei alunni venire a scuola contenti. Perché devono essere gli ultimi? Questo è il mio assillo.

Se dunque facciamo scuola, e la facciamo bene, come risultati e come stile, perché allora non abbiamo alunni per aprire la classe I l’anno prossimo?

La risposta dovrebbe essere ovvia, anche per una “dalla testa fasciata” come io sono, non è vero, direttore? Gli alunni non ci sono perché la nostra scuola costa. Non ha fondi statali e dunque deve chiedere una retta. Qui si aprirebbe un discorso lungo e molto semplice, ma non è tempo nè luogo di farlo.

A noi per vivere basta Gesù.

Per sopravvivere però ci servono sette studenti per la prima dell’anno prossimo. Solo questo chiediamo: aiutateci a trovare sette iscrizioni. Sette. Noi offriamo la retta dimezzata, per il primo anno, perché sono sicura che dopo esser stati da noi un anno, non vorranno più andar via. E in qualche modo si farà. Aiutateci a fare sapere questo: non chiediamo altro per poter continuare a far esistere un luogo dove docenti e studenti sono contenti di venire.

Grazie

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