E poi si parla di riconciliazione nazionale…

“Amato, amo; perdonato, perdono”

Mi ha colpito queste frasi detta durante una conferenza. Pare che l’abbia detta sant’Agostino e, stupita mi chiedo come mai, avendola intuita tempo fa, non avessi avuto la conferma della loro verità da parte di una persona che conoscevo come profondamente preparata.

Mi chiedo infatti come si fa ad amare veramente, cioè volere il vero bene della persona, rispettandone la libertà, se prima non si fa esperienza di essere amati, voluti, accolti per quello che siamo  (e non per quello che vorremmo o vorrebbero che noi fossimo). Perché, anche a voler bene per quello che uno è e non per quello che è il nostro progetto, si impara: se io mi sento amata, perdonata, accolta nonostante l’evidentissimo errore che comunque non viene meno e non smette di restare errore, imparo ad amare e perdonare l’altro anche se ha commesso il più atroce misfatto che purtroppo rimane ed è sempre da condannare e da scontare. Ma la persona va sempre fatta salva perché è libera e quindi può sempre ricominciare se aiutata da una reale accoglienza che però continua a condannare l’errore ma non l’errante.

E’ difficilissimo però non credo si debba definire una persona per gli errori che ha fatto (allora saremmo tutti da condannare), ma per il fatto che, essendo libera di farlo, può sempre ricominciare a ricostruire una vita sprecata nel passato.

Ebbene questa evidenza affascinante (perché chi non vorrebbe essere perdonato e perdonare per tutto il male di una vita!?) viene assolutamente dimenticata non solo dai mass media che hanno come interesse unico l’audience, ma anche dagli educatori; perché è sempre difficile distinguere il peccato dal peccatore e quindi, istintivamente, si butta l’acqua sporca con il bambino.

Il risultato?

Il pregiudizio che diventa molto facilmente insofferenza e odio, frutto dell’istintività più cattiva.

E poi si parla di riconciliazione nazionale…

 

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2 commenti

  1. Da quando la realtà è divenuta, per me, Persona, mi sento amata e quindi amo. Mi sento profondamente perdonata e quindi perdono. Non sono parole usate, come facciamo oggi, tanto per dire ma sono profondamente radicate nel mio cuore. Ho perdonato chi ha investito la mia Valeria, volata in cielo a 12 anni. Perdonato significa che non ho sporto denuncia e non mi hanno risarcito per la sua morte.Già durante il funerale, nella Preghiera dei fedeli, ho chiesto di pregare per quest’uomo affinché ritrovasse la pace nel suo cuore.
    Nei giorni precedenti il S. Natale mi avevano diagnosticato il Parkinson. Non è che non mi sia preoccupata, ma ho pregato tanto e poi ho fatto tanti esami e visite specialistiche. I medici erano dubbiosi, ma confermavano. Allora ho deciso: ho ricevuto l’Unzione dei malati. Che gioia quando il sacerdote mi unse la fronte dicendomi “Tutti i tuoi peccati ti sono perdonati”! Mi sentivo una persona nuova!
    La settimana scorsa ultimo colloquio con la neurologa specializzata nel Parkinson: no! è stress! Gli accadimenti di quest’ultimo anno hanno fatto sì che il suo fisico si stia ribellando, reagendo con tremori e cadute. Ti ho annoiato? Scusami.
    Ma volevo confermare Sant’Agostino: “Ci hai fatti per Te e il nostro cuore non ha pace finchè non riposa in Te…” Questa gioia che sento è un regalo di Dio e me l’ha donata affinché io sperimentassi ciò che Lui prova quando guarda la cosa più grande che ha creato: “il nostro cuore!”.Un abbraccio.

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