Con lo sguardo di Marcellino

Da Tracce un contributo di Luca Marcora

21/03/2013 – Uscito in Italia nel 1955, il film di Ladislao Vajda fu un grande successo. La storia del bambino con gli «occhi sgranati di fronte alla realtà» ci insegna che «solo con una disponibilità aperta si può riconoscere l’irruzione del divino nell’umano»

  • La copertina del dvd.La copertina del dvd.

Con l’avvicinarsi della Pasqua riproponiamo questa vecchia pellicola che ci aiuta a rifissare il nostro sguardo verso quello che è il vero «centro della vocazione cristiana: Cristo!», come ci ha ricordato papa Francesco. Quello che segue è parte del testo pubblicato su Litterae communionis-CL quando l’immagine di Marcellino fu scelta per illustrare il volantone di Pasqua del 1992.

Occhi sgranati di fronte alla realtà, agli altri e alle cose sono quelli del bambino protagonista di Marcellino pane e vino […].
Il film, diretto dall’ungherese Ladislao Vajda, uscì [in Italia] nel 1955 e fu un trionfo strepitoso; nel solo mercato italiano ebbe undici milioni di spettatori, una cifra che i più famosi successi dei nostri giorni vedono solo da lontano. La storia, tratta da un romanzo dello spagnolo José Maria Sanchez Silva che a sua volta si ispira a una leggenda popolare, è semplice: un neonato viene abbandonato alla porta di un convento; i frati (simbolicamente in numero di dodici), dopo avergli cercato invano una famiglia, decidono di «adottarlo». Giunto all’età di circa cinque anni, Marcellino – che ha tutte le caratteristiche di un comune, sveglissimo bambino – sente la necessità di un compagno della sua età e della madre; ma, soprattutto, «incontra» Cristo: un crocifisso abbandonato in una soffitta con cui parla, si confida e a cui porta in cibo, appunto, pane e vino. Sarà Cristo stesso a condurlo – attraverso la porta della morte – al compimento di tutti i suoi desideri.

Gian Luigi Rondi, recensendo il film sulla Rivista del cinematografo, ha scritto: «Per conoscere il cielo e la terra, per vedere Dio, per conquistare il Regno bisogna che tutti diventino come bambini, si “facciano” cioè gli occhi come quelli dei bambini. Questo l’insegnamento di Gesù, questo il significato intimo di Marcellino pane e vino […]». Marcellino, insomma, è il modello di una ragione aperta, curiosa, dominata dal presentimento del vero.
In questa apertura, in questo spalancamento sta il cuore dell’atteggiamento morale; moralità, infatti, non è tanto adeguatezza ad un codice formale, ma il mantenersi nella posizione originaria in cui l’uomo è costituito: tensione al significato esauriente, a Dio. «Ci hai fatti per te, o Signore, e il nostro cuore è inquieto finché non riposa in te», così scriveva sant’Agostino. In questa tensione l’uomo può apprezzare e valorizzare tutto, perché tutto a quel significato è strada.

Proprio mantenendosi in questa disponibilità aperta si può riconoscere l’avvenimento di una Presenza straordinaria, ci si può accorgere dell’irruzione del divino in una forma umana, si può incontrare Cristo. «Chi sono?» domanda il crocifisso a Marcellino, come un giorno lo domandò a Pietro. E la risposta è la stessa: «Tu sei Dio». […]. Solo una apertura senza pregiudizio può infatti consentire di conoscere veramente la realtà. L’alternativa è l’interpretazione gretta che impone la propria visione particolare alla realtà, rendendola così incomprensibile e mostruosa.

(La versione integrale dell’articolo è stata pubblicata su Litterae communionis-CL, n. 4, aprile 1992, p. 6)

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