Opzione per il logos o per il mito? Dio della fede o dio dei filosofi?

Da Cultura,cattolica.it:

.Joseph Ratzinger, convinto che al termine del secondo millennio, il cristianesimo si trova proprio nel luogo della sua originaria diffusione, in Europa, in una crisi profonda, basata sulla sua pretesa di verità, ha lavorato sulla Verità salvifica di Gesù Cristo alla ragione del nostro tempo. Questa crisi ha una duplice dimensione:
– la sfiducia riguardo alla possibilità, per l’uomo, di conoscere la verità su Dio e sulle cose divine;
– e i dubbi che le scienze moderne, naturali e storiche, hanno sollevato riguardi ai contenuti e alle origini del cristianesimo.
La gravità e il carattere radicale di una simile crisi si comprendono alla luce di quella che è la natura propria del cristianesimo.
E’ certamente vero che esso non è anzitutto “una decisione etica o una grande idea, bensì l’incontro con un avvenimento, con una Persona, che dà alla vita un nuovo orizzonte e con ciò la direzione decisiva”, ma è altrettanto vero che l’opzione per lògos, e non per il mito, ha caratterizzato fin dall’inizio lo stesso cristianesimo.
J. Ratzinger argomenta ampiamente questa affermazione, anzitutto sul piano storico, già a partire dalla sua prima prolusione accademica, nel 1959 all’Università di Bonn, intitolata “Il Dio della fede e il Dio dei filosofi”, e da Papa nel discorso all’Università di Regensburg.
In concreto, già ben prima della nascita di Cristo la critica dei miti religiosi compiuta dalla filosofia greca – critica che può ben definirsi come l’illuminismo filosofico dell’antichità – ha trovato un corrispettivo nella critica dei falsi dei condotta dai profeti di Israele (in particolare il deutero Isaia) in nome del monoteismo jahvistico, e poi l’incontro tra fede giudaica e filosofia greca dell’Antico testamento dei “Settanta”, che “è più di una semplice traduzione” e rappresenta “uno specifico importante passo della storia della rivelazione”.
Pertanto l’affermazione “In principio era il Logos”, con cui inizia il prologo del Vangelo di Giovanni, costituisce “la parola conclusiva del concetto biblico di Dio, la parola in cui tutte le vie spesso faticose e tortuose della fede biblica raggiungono la loro meta, trovano la loro sintesi”.
Nella stessa linea si è mossa la patristica, come emerge dalla frase audace e incisiva di Tertulliano “Cristo ha affermato di essere la verità, non la consuetudine” e della netta scelta di Sant’Agostino che, rifacendosi alle tre forme di religione individuate dall’autore pagano Terenzio Marrone, colloca risolutamente il cristianesimo nell’ambito della “teologia fisica”, cioè della razionalità filosofica, e non in quella della “teologia mitica” dei poeti, o della “teologia civile” degli stati e dei politici.
Il cristianesimo si qualifica come “religione vera”, a differenza dalle religioni pagane, ormai prive di verità agli occhi della stessa razionalità precristiana, e realizza rispetto ad esse una grande opera di “demitizzazione”.
Un cammino di questo genere era già iniziato nel giudaismo, ma rimaneva la difficoltà del legame speciale tra l’unico Dio creatore universale e il solo popolo giudaico, legame superato dal cristianesimo, nel quale l’unico Dio si pone come Salvatore, senza discriminazione, di tutti i popoli.
In questo senso, l’incontro tra il messaggio biblico e il pensiero filosofico greco non è stato un semplice caso, ma la concretizzazione storica del rapporto intrinseco tra rivelazione e razionalità. E proprio questo è anche uno dei motivi fondamentali della forza di penetrazione del cristianesimo nel mondo ellenistico – romano.
Così però abbiamo, per così dire, soltanto una metà del discorso: l’altra metà è costituita dalla novità radicale e dalla diversità profonda della rivelazione biblica rispetto alla razionalità greca, e ciò anzitutto riguardo al tema centrale della religione, che è chiaramente Dio.
J. Ratzinger mette grande impegno nel mostrare l’esame dei testi biblici, dal racconto del roveto ardente di Esodo 3, la personalizzazione di Dio fino alla formula “Io sono” che Gesù applica a se stesso nel Vangelo di Giovanni cioè l’unico Dio dell’Antico e del Nuovo testamento è l’Essere che esiste da se stesso e in eterno, tutto in atto fondamento dell’atto d’essere di ogni ente che viene all’esistenza, ricerca dei filosofi.
Ma egli sottolinea con uguale forza che questo Dio supera radicalmente ciò che i filosofi erano giunti ad argomentare di Lui.
In primo luogo, infatti, Dio è nettamente distinto dalla natura, dal mondo che egli ha liberamente creato: solo così la “fisica” e la “metafisica” giungono a una chiara distinzione l’una dall’altra.
E soprattutto questo Dio non è una realtà a noi inaccessibile, che noi non possiamo incontrare e a cui sarebbe inutile rivolgersi nella preghiera, come ritenevano i filosofi.
Al contrario, il Dio biblico ama ogni uomo e per questo entra nella nostra storia, dà vita ad una autentica storia d’amore con Israel, suo popolo per le genti, e poi, in Gesù Cristo, Dio che possiede un volto umano, non solo dilata questa storia di amore e di salvezza a tutta l’umanità ma la conduce all’estremo, al punto di lasciarsi uccidere per amore senza soccombere nella morte con la polverizzazione, per rialzare ogni uomo che si lascia riconciliare chiamandolo a quell’unione di amore con Lui nell’Eucaristia che forma il suo Corpo, la Chiesa, suo popolo in continuità dinamica con l’Antico Popolo.
In questo modo il Dio che è l’Essere e il Verbo è anche identicamente l’Agape, l’Amore originario e la misura dell’amore autentico, che proprio per amore ha creato liberamente l’universo e l’uomo.
Più precisamente, questo amore è del tutto disinteressato, libero e gratuito. Dio infatti crea liberamente l’universo dal nulla (solo con la libertà della creazione diventa piena e definitiva la distinzione tra Dio e il mondo, tra la fisica e la metafisica) e liberamente, per la sua misericordia senza limiti, salva l’umanità peccatrice.
Così la fede biblica riconcilia tra di loro quelle due dimensioni della religione che prima erano separate una dall’altra, cioè il Dio eterno di cui parlavano i filosofi e il bisogno di salvezza che l’uomo porta dentro di sé e che le religione pagane tentavano in qualche modo di soddisfare.
Il Dio della fede cristiana è dunque l’Essere Assoluto, tutto in atto, il Dio della metafisica reale, ma è anche identicamente, il Dio della storia, il Dio che entra nella storia con la metafisica sacramentale, reale e non semplicemente ideale e nel più intimo rapporto di amicizia con noi, che non guarda quante volte l’uomo cade, ma quante volte, con il suo perdono, si rialza. E’ questa, secondo J. Ratzinger , l’unica risposta adeguata alla questione del Dio della fede e del Dio dei filosofi.
Tutto ciò ha inevitabili e decisive conseguenze riguardo ad ogni uomo e al modo di intendere la vita cioè l’etica in ogni ambito, privato e pubblico. Come san Paolo ha detto esplicitamente, “quando i pagani che non hanno la legge, per natura agiscono secondo la legge, (…) essi dimostrano che quanto la legge esige è scritto nei loro cuori”. Nello stesso spirito Paolo chiede ai credenti in Cristo: “Tutto quello che è vero, nobile, giusto, puro, amabile, onorato, quello che è virtù e merita lode, tutto questo sia oggetto dei vostri pensieri”.
Vi è qui un chiaro riferimento all’interpretazione etica della natura, coltivata dalla morale stoica. Questa interpretazione è dunque assunta dal cristianesimo, ma nello stesso tempo è superata:Quando a un Dio soltanto pensato subentra l’incontro con il Dio vivente, avviene il passaggio da una teoria etica a una prassi morale comunitariamente vissuta e messa in atto nella comunità credente, in concreto attraverso la concentrazione di tutta la morale nel duplice comandamento dell’amore di Dio al di sopra di tutto e di tutti, anche di se stessi e dell’amore, amore al prossimo come a se stessi.
E come questo Dio crea e si dona nella libertà, così la fede in Lui non può che essere un atto libero, che nessuna autorità statale può proibire o può imporre: pertanto alla “alla struttura fondamentale del cristianesimo appartiene la distinzione tra ciò che è di Cesare e ciò che è di Dio”.
Questa è, nella sua pienezza, la ragione del dinamismo missionario sviluppato nel mondo ellenistico romano dal cristianesimo. Esso convinceva, nel contesto di un illuminismo ellenico dominante, perché riuniva in sé il legame della fede, della religione vera con la ragione e l’orientamento dell’azione verso la “caritas”, la cura amorevole, gratuita dei sofferenti, dei poveri, dei deboli, al di là di ogni differenza di condizione sociale e religiosa.
Possiamo dunque concludere che la forza che ha fatto del cristianesimo una religione mondiale, cattolica e ha reso convincete la sua pretesa di essere l’unica religione vera è consistita nella sintesi che esso ha saputo realizzare tra ragione, fede e vita d’amore gratuito con una meta escatologica.

 

Leggi tutto l’articolo Senza verità cioè Dio la politica è culto dei demoni di don Gino Oliosi

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2 commenti

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