La testimonianza di chi ha conosciuto don Alberto Barin

Ieri sono stata investita dalle parole di un’amica che mi chiedeva se sapessi di quel prete capellano in un carcere, accusato di molestie sessuali.
Certo che l’ho sentito, ma come tutte le accuse pruriginose che invadono i giornali ho considerato la cosa con molta razionalità: un’accusa non è sempre sintomo di colpevolezza anche se è così infamante: vedremo se le accuse sarnno veritiere o solo vili calunnie che sono così facili da propinare a persone abituate a vedere solo il male che ci mostrano i mass media, nascondendo nel contempo il tanto bene silenzioso che pure c’è e molti fanno senza cercare pubblicità.
L’unica risposta che potevo dare era: “Se l’accusa è vera, ne risponderà a Dio, come pure risponderanno a Dio quelli che lo accusano e lo giudicano”.
 Poi è venuto il turno di non so quali altre accuse contro la Chiesa e allora ho capito che davanti a chi vuole discutere a me non interessa mettermi sullo stesso piano, perché la Chiesa per me è sacra e ci si accosta solo se si vuole sinceramente accostare la Verità. Tutti gli altri usi che se ne vogliono fare – soprattutto se non la si conosce per quello che veramente è -, sono per chi non ha delle ferite così profonde che non certo una discussione animata può sanare.
Oggi leggo su Tempi questa interessante intervista a Simone che in quel carcere c’è stato e ha conosciuto l’accusato:

Don Alberto Barin è stato arrestato con l’accusa di concussione e violenza  sessuale su sei detenuti. Oggi sulla Stampa appare un’intervista ad Antonio  Simone, che qui riportiamo

Don Alberto Barin, cappellano del penitenziario di  San Vittore, è stato arrestato nei giorni scorsi e ora si trova nel carcere di  Bollate. È accusato di aver chiesto e ottenuto favori sessuali da sei detenuti  stranieri tra il 2008 e lo scorso ottobre, in cambio di piccoli beni di  necessità. L’inchiesta è coordinata dai pm Daniela Cento e Lucia Minutella e dal  procuratore aggiunto Pietro Forno con ordinanza firmata dal Gip Enrico Manzi. La  curia di Milano ha diramato un comunicato in cui esprime «il proprio sconcerto e  il dolore per l’arresto di don Alberto Barin e per i fatti che al cappellano  della Casa circondariale di san Vittore sono contestati. Fin da ora manifesta la  massima fiducia nel lavoro degli inquirenti e la disponibilità alla  collaborazione per le indagini». Oggi sulla Stampa appare  un’intervista a Antonio Simone a firma di Filippo Poletti e  intitolata “L’ex detenuto eccellente: ‘Mi confessavo da lui, sarò stato  intercettato?’” (in questa lettera, Che me ne faccio del prete in  carcere?”, Simone parlava del  cappellano). Di seguito riportiamo il testo  dell’intervista della Stampa.

Antonio Simone è sbalordito. Nei sei mesi passati a San Vittore,  dove era finito per l’inchiesta sulla sanità in Lombardia, don Alberto  Barin lo incontrava quasi tutti i giorni. In un luogo difficile come  un carcere, il manager con un passato politico da assessore in Regione  e un presente nelle fila di Comunione e Liberazione, aveva trovato in  don Alberto una persona con cui confidarsi.

Antonio Simone, c’era la fede ad unirvi… «Gli ho  parlato più volte. Andavo a confessarmi nel suo ufficio. Adesso spero  che non abbiano intercettato pure le mie confessioni».

Tutti parlano di don Alberto come di una persona di grande  spessore. «All’inizio era incuriosito da me. Lui è di  formazione martiniana… Don Alberto è una persona di grande  cultura. Mi ha regalato le Memorie del sottosuolo di  Dostoevskij. E io dopo che ad ottobre sono uscito, gli ho fatto avere  gli atti di un convegno che tenemmo al Meeting di Rimini proprio  sul grande scrittore russo. L’ultima volta che ci siamo visti a San  Vittore, mi ha detto di non dimenticarmi dei detenuti…».

Lei uscendo dal carcere ha parlato della grande umanità incontrata lì  dentro. Parlava pure di don Alberto? «Per come l’ho  conosciuto io è una persona illuminata. Uno che credeva  in quello che faceva».

Aveva firmato anche l’appello dei radicali per  l’amnistia… «Non solo. Dopo che il Consiglio comunale di Milano  è venuto a tenere una seduta a San Vittore ha fatto il giro in tutte  le celle, e io gli ho dato una mano nel mio raggio, a raccogliere le  firme dei detenuti per ringraziare i consiglieri della loro  sensibilità».

Anche se poi si è scoperto che a volte c’era dietro un altro  scopo, don Alberto faceva avere ai più bisognosi sigarette,  shampoo… «I miei tre ultimi mesi a San Vittore li ho passati in  cella con “il sacrista”, uno che chiamavamo così perché faceva da  aiutante di don Alberto. La nostra cella era sempre piena di oggetti  di prima necessità per i detenuti. Don Alberto non era solo un  sostegno spirituale. Ma si faceva in quattro per aiutare chi aveva più  bisogno. Quando sono arrivato a San Vittore il capo del mio raggio la  prima cosa che mi ha detto è stata: “Se hai bisogno dell’orologio o di  una radiolina vai da lui che ti aiuta…”».

E don Alberto aiutava tutti. «Davanti al suo ufficio ogni  giorno c’erano quindici o sedici detenuti che facevano la la fila  per chiedergli un favore. Don Alberto aveva una funzione sociale.  Poi, certo, si è scoperto altro. Ma San Vittore e gli uomini sono  anche questo». [F.POL.]

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1 Commento

  1. Sara

     /  dicembre 5, 2012

    Don Alberto è stato la mia guida quando ero molto piccola fino alla mia cresima….era il Don della mia parrocchia era il MIO Don Alberto!!! Ho letto ciò Che è accaduto e non posso esprimere il mio dolore per la vicenda e che sono del parere che è giusto che ognuno paghi per i propri reati, ma posso anche affermare con certezza che avendo passato molti anni nel mio oratorio lui è stato un uomo splendido una guida spirituale fantastica e quando ci ha detto che ci avrebbe lasciato per seguire il suo cammino nel carcere noi nn abbiamo potuto fare a meno di piangere per lui per la splendida persona che ci ha insegnato un cammino di fede!!&

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