Sottoscriviamo l’appello per salvare i Banchi alimentari d’Europa

Da Tracce:

Cara Europa, lascia perdere quel taglio

di Elena Fabrizi

19/10/2012 – A fine novembre l’Unione Europea ratificherà il nuovo programma di aiuti alimentari. Si parla di una riduzione del 30% che andrà a colpire varie onlus internazionali. Per provare ad evitarlo è partita una raccolta firme online

Il 12 ottobre l’Unione Europea ha ricevuto il premio Nobel per la pace. Solo il giorno prima, la stessa Unione approvava per l’ultima volta il finanziamento da 500 milioni di euro per il programma di aiuti alimentari agli indigenti (Pead) di 20 stati membri su 27. Dall’anno prossimo la scure dei tagli si abbatterà anche su chi la crisi cerca di combatterla sostenendo chi fa più fatica. Un quadro preoccupante, dunque, con un ridimensionamento del budget del 30%: 335 milioni di euro all’anno previsti per il periodo che va dal 2014 al 2020. Una decisione che va a colpire la maggioranza degli Stati membri e che metterà in discussione l’obbiettivo di ridurre drasticamente nei prossimi sette anni il numero di persone a rischio povertà.
Ma quanto è importante il Pead per chi si occupa di sostenere la “fragilità”? Il programma europeo fin dalla fine degli anni Ottanta sostiene le opere che riferiscono alla Federazione Europea dei Banchi Alimentari (Feba). Un meccanismo per cui, nella sostanza, con un euro per ciascun cittadino europeo si può far fronte all’indigenza di 18milioni di poveri. Sembra poco, ma, per fare un esempio, le risorse che arrivano dal Pead rappresentano circa il 60% degli aiuti alimentari distribuiti dal Banco Alimentare italiano. E tutto mentre i venti della crisi continuano a soffiare facendo crescere quotidianamente le richieste di aiuto da parte dei cittadini.
Proprio per questo il Banco Alimentare fa un appello perché non venga minata la possibilità di continuare nella sua opera, in tanti casi vero e proprio motore per la società: «Il lavoro svolto da organizzazioni come i Banchi Alimentari non ha a che fare semplicemente con la distribuzione di alimenti. Rappresenta anche un modo per raggiungere le persone ai margini della società e aiutarle a reinserirsi. Non ci limitiamo a dare alle persone qualcosa da mangiare. Offriamo speranza a quelli che, in molti casi, hanno perso tutto. E in collaborazione con altre strutture caritative, aiutiamo a rendere la società più coesa in momenti di bisogno, come il periodo che stiamo vivendo».
Il 22 e 23 novembre il Consiglio Europeo esaminerà l’ammontare degli stanziamenti del programma definitivo. Se venisse accettato il ridimensionamento molte realtà assistenzialistiche o di carità rischierebbero di scomparire, o comunque dovrebbero trovare da sole energie e risorse alternative per continuare.
Ma in attesa del verdetto finale qualcuno si è già mosso. Il Banco Alimentare promuove una raccolta firme online aderendo alla campagna internazionale lanciata dalla Federazione Francese dei Banchi Alimentari, dalla Croce Rossa francese, dai Restos du Coeur, e da Secours populaire francais. L’appello è rivolto a tutti. Per sottoscriverlo basta visitare il sito www.theairfoodproject.com, o andare sul sito del Banco alimentare www.bancoalimentare.it.

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2 commenti

  1. Luca

     /  ottobre 21, 2012

    Sono un volontario del banco… Da noi aiutiamo almeno 38 famiglie. nn dimentichiamoci di chi ha bisogno

    Rispondi
    • Da noi temo siano di più di 38. Ma il numero non lo so. So che il banco alimentare non basta e dobbiamo fare anche delle collette parrocchiali…

      Rispondi

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