Cosa c’entra la fede con le nostre domande?

Ieri nel mio paese c’è stata l’inaugurazione dell’anno della fede e ho avuto la fortuna di potervi partecipare. Per cui vi do un resoconto sintetico non senza sottolineate che la fede non fa che rispondere alle domande brucianti che ci portiamo nel cuore fina da bambini come testimonia questo contributo  di J. Lynch per il Sussidiario: “La fede e le nostre domande

Ecco le mie riflessioni sull’incontro di ieri:

“Carissima Comunità di Settimo,  vi invito tutti a vivere questo anno all’insegna della fede che non è un abito da indossare in determinate occasioni, ma è una luce e una forza che permea tutta la vita, trasforma il nostro modo di pensare, di sentire, di agire e di essere. Se ci dicono che a credere, sperare ed amare forse non si guadagna niente, risponderemo che a non farlo, si perde sicuramente tutto”.
Così concludeva la settimana scorsa la lettera che ogni mese don Elenio scrive ai parrocchiani e non immaginavamo certo che, questa settimana, l’inaugurazione dell’anno della fede sarebbe stato così solenne e bello nella sua semplicità.
C’era con noi il vescovo spagnolo S.E. Rev.ma Mons Celso Morga Iruzubieta (segretario della Congregazione per il Clero) che, prima della Celebrazione Eucaristica, era stato ricevuto dal sindaco e dal consiglio comunale . E la cosa più sorprendente è che, già un’ora prima che il tutto cominciasse, la Chiesa parrocchiale con l’antico e prezioso altare trionfante di fiori, si andava riempiendo fino ad essere gremita  mezz’ora prima dell’arrivo del vescovo accompagnato dal Sindaco e dal Consiglio Comunale, e da una rappresentanza del gruppo folkloristico con is launeddas.
Abbiamo conosciuto questo Vescovo spagnolo, di una dolcezza e tenerezza insospettate, che spesso sta a contatto con il Papa e ci ha confessato di non aver mai ricevuto un’accoglienza così bella come quella della nostra Sardegna.  Ma poi ci ha confidato una frase che, spesso, nei momenti di confidenza sente ripetere dal Papa «Nulla anteporre all’amore di Cristo».
Questo suggerimento, che è la sintesi della regola di San Benedetto, santo molto amato da Benedetto XVI, è stato sorprendentemente in continuità con la prima lettura della celebrazione eucaristica che riporto per intero perché ne è come la descrizione più dettagliata:
Sap 7,7-11. Per questo pregai e mi fu elargita la prudenza; implorai e venne in me lo spirito della sapienza. La preferii a scettri e a troni, stimai un nulla la ricchezza al suo confronto; non la paragonai neppure a una gemma inestimabile, perché tutto l’oro al suo confronto è un pò di sabbia e come fango sarà valutato di fronte ad essa l’argento. L’amai più della salute e della bellezza, preferii il suo possesso alla stessa luce, perché non tramonta lo splendore che ne promana. Insieme con essa mi sono venuti tutti i beni; nelle sue mani è una ricchezza incalcolabile.
Ma il suggerimento più pregnante proposto alla nostra comunità è stato senz’altro la citazione finale dell’omelia (Ef.3. 14-19):
Per questo, dico, io piego le ginocchia davanti al Padre,  dal quale ogni paternità nei cieli e sulla terra prende nome, perché vi conceda, secondo la ricchezza della sua gloria, di essere potentemente rafforzati dal suo Spirito nell’uomo interiore. Che il Cristo abiti per la fede nei vostri cuori e così, radicati e fondati nella carità,  siate in grado di comprendere con tutti i santi quale sia l’ampiezza, la lunghezza, l’altezza e la profondità,  e conoscere l’amore di Cristo che sorpassa ogni conoscenza, perché siate ricolmi di tutta la pienezza di Dio.
E il Vescovo l’ha fatto descrivendo questo amore di Cristo che non è un ruscelletto limitato, ma è un oceano vasto, profondo, infinito un cui avventurarsi con fiducia perché l’amore di Dio guida con tenerezza indicibile ciascuno di noi e noi tutti insieme come comunità.
Aggiungo che è inevitabile lo stupore per quanto il buon Dio sta facendo per la nostra comunità paesana, perché finalmente i gesti della liturgia sono compresi e gustati non come semplici riti, ma nella loro  reale consistenza di lode che solo un Dio buono merita.  Gratitudine, lode e gloria a Lui.
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