“E’ possibile non lasciarsi vincere dal male e vincere il male con il bene”

Dobbiamo essere ben coscienti che il male non è una forza anonima che agisce  nel mondo in modo impersonale o deterministico. Il male, il demonio, passa  attraverso la libertà umana, attraverso l’uso della nostra libertà. Cerca un  alleato, l’uomo. Il male ha bisogno di lui per diffondersi. È così che, avendo  offeso il primo comandamento, l’amore di Dio, viene a pervertire il secondo,  l’amore del prossimo. Con lui, l’amore del prossimo sparisce a vantaggio della  menzogna e dell’invidia, dell’odio e della morte. Ma è possibile non lasciarsi  vincere dal male e vincere il male con il bene (cfr Rm 12, 21). È a  questa conversione del cuore che siamo chiamati. Senza di essa, le «liberazioni» umane tanto desiderate deludono, perché si muovono nello spazio ridotto concesso  dalla ristrettezza di spirito dell’uomo, dalla sua durezza, dalle sue  intolleranze, dai suoi favoritismi, dai suoi desideri di rivincita e dalle sue  pulsioni di morte. La trasformazione in profondità dello spirito e del cuore è  necessaria per ritrovare una certa chiaroveggenza e una certa imparzialità, il  senso profondo della giustizia e quello del bene comune. Uno sguardo nuovo e più  libero renderà capaci di analizzare e di mettere in discussione sistemi umani  che conducono a vicoli ciechi, per andare avanti tenendo conto del passato, per  non ripeterlo più con i suoi effetti devastanti. Questa conversione richiesta è  esaltante perché apre delle possibilità facendo appello alle innumerevoli  risorse che abitano il cuore di tanti uomini e donne desiderosi di vivere in  pace e pronti ad impegnarsi per la pace. Ora essa è particolarmente esigente: si  tratta di dire no alla vendetta, di riconoscere i propri torti, di accettare le  scuse senza cercarle, e infine di perdonare. Perché solo il perdono dato e  ricevuto pone le fondamenta durevoli della riconciliazione e della pace per  tutti (cfr Rm 12,16b.18).

Solo allora può crescere la buona intesa tra le culture e le religioni, la  stima delle une per le altre senza sensi di superiorità e nel rispetto dei  diritti di ciascuna. In Libano, la Cristianità e l’Islam abitano lo stesso  spazio da secoli. Non è raro vedere nella stessa famiglia entrambe le religioni.  Se in una stessa famiglia questo è possibile, perché non dovrebbe esserlo a  livello dell’intera società? La specificità del Medio Oriente consiste nella  mescolanza secolare di componenti diverse. Certo, ahimè, esse si sono anche  combattute! Una società plurale esiste soltanto per effetto del rispetto  reciproco, del desiderio di conoscere l’altro e del dialogo continuo. Questo  dialogo tra gli uomini è possibile solamente nella consapevolezza che esistono  valori comuni a tutte le grandi culture, perché sono radicate nella natura della  persona umana. Questi valori, che sono come un substrato, esprimono i tratti  autentici e caratteristici dell’umanità. Essi appartengono ai diritti di ogni  essere umano. Nell’affermazione della loro esistenza, le diverse religioni  recano un contributo decisivo. Non dimentichiamo che la libertà religiosa è il  diritto fondamentale da cui molti altri dipendono. Professare e vivere  liberamente la propria religione senza mettere in pericolo la propria vita e la  propria libertà deve essere possibile a chiunque. La perdita o l’indebolimento  di questa libertà priva la persona del sacro diritto ad una vita integra sul  piano spirituale. La sedicente tolleranza non elimina le discriminazioni,  talvolta invece le rinforza. E senza l’apertura al trascendente, che permette di  trovare risposte agli interrogativi del cuore sul senso della vita e sulla  maniera di vivere in modo morale, l’uomo diventa incapace di agire secondo  giustizia e di impegnarsi per la pace. La libertà religiosa ha una dimensione  sociale e politica indispensabile alla pace! Essa promuove una coesistenza ed  una vita armoniose attraverso l’impegno comune al servizio di nobili cause e la  ricerca della verità, che non si impone con la violenza ma con «la forza stessa  della verità» (Dignitatis humanae, 1), quella Verità che è in Dio. Perché  la fede vissuta conduce inevitabilmente all’amore. La fede autentica non può  condurre alla morte. L’artigiano di pace è umile e giusto. I credenti hanno  dunque oggi un ruolo essenziale, quello di testimoniare la pace che viene da Dio  e che è un dono fatto a tutti nella vita personale, familiare, sociale, politica  ed economica (cfr Mt 5,9; Eb 12,14). L’inoperosità degli uomini  dabbene non deve permettere al male di trionfare. E il non far nulla è ancora  peggio.

Queste brevi riflessioni sulla pace, la società, la dignità della persona,  sui valori della famiglia e della vita, sul dialogo e la solidarietà non possono  rimanere ideali semplicemente enunciati. Possono e devono essere vissuti. Siamo  in Libano ed è qui che devono essere vissuti. Il Libano è chiamato, ora più che  mai, ad essere un esempio. Politici, diplomatici, religiosi, uomini e donne del  mondo della cultura, vi invito dunque a testimoniare con coraggio intorno a voi,  a tempo opportuno e inopportuno, che Dio vuole la pace, che Dio ci affida la  pace. «سَلامي أُعطيكُم», dice Cristo (Gv  14,27)! Dio vi benedica! Grazie!

[01143-01.02] [Testo originale: Francese]
Si tratta di un passaggio tratto dall’incontro del Papa con i membri del governo, delle istituzioni della repubblica, con il Corpo diplomatico, con i capi religiosi e i rappresentanti del mondo della cultura nel palazzo presidenziale di Baabda in Libano. Ma sembra un discorso fatto anche a tutti noi che ci dibattiamo per un mondo migliore di serenità e di pace, dimenticando che vi sono delle condizioni ben precise per realizzarlo. Condizioni che valgono sempre e dovunque.
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  1. Papa Benedetto XVI, Libano “E’ possibile non lasciarsi vincere dal male e vincere il male con il bene” « Per la maggior gloria di Dio

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