Crescita: via tutti i lacci e si può ripartire

Vittadini: crescita, via tutti i lacci e si può partire

L’intervista sul Corriere della Sera

pubblicato il 30 agosto 2012

immagine documentodi M. Antonietta Calabrò
“Il nostro Paese è come i Prigioni di Michelangelo, quelle opere in cui una forza straordinaria cerca di uscire dall’interno del marmo, ma è come imbrigliata nella stessa materia, legata da funi e da corde, e per questo non riesce ad esprimersi”. Il professore Giorgio Vittadini, fondatore della Compagnia delle Opere, ordinario di Statistica economica all’Università di Milano, e presidente della Fondazione per la Sussidiarietà, concorda completamente con l’analisi fatta ieri nell’articolo sul Corriere da Angelo Panebianco.
In che senso?
Panebianco ha il pregio di mostrare chiaramente due concezioni diametralmente opposte di quello che si può fare per ‘sbloccare ‘il Paese. La prima è associata all’idea di una ‘politica economica’ centralizzata e più o meno fortemente ‘diretta’ dall’alto verso il basso, dal centro verso la periferia.
E la seconda?
Invece, è quella che sostiene che è compito della società civile, degli imprenditori, realizzare la crescita, mentre il governo deve innanzitutto rimuovere gli ostacoli, le funi ai Prigioni, se mi consente di usare il paragone. Ma effettivamente: e anche il premier Monti ne è rimasto impressionato, durante la sua presenza al Meeting di Rimini, di quanta forza e potenzialità di crescita, c’è nel nostro Paese.
Per crescere il governo intende puntare anche su scuola e università…
Anche qui bisogna mettere al lavoro idee nuove. Ad esempio per quanto riguarda le università non c’è vera autonomia oggi negli atenei. All’estero le università si fanno concorrenza. Le tasse sono alte, ma le borse di studio sono addirittura più alte delle tasse. Ecco: così si premiano i capaci e meritevoli, come chiede anche la nostra Costituzione.
In Italia apparentemente c’è egualitarismo. Ma poi le indagini postlaurea dimostrano che dopo cinque anni dal conseguimento del diploma, hanno trovato un’occupazione gli studenti che provengono dalle classi sociali medio alte. Mentre l’abbandono scolastico sfiora i duecentomila studenti. Come diceva don Milani fare parti uguali tra disuguali è la peggiore ingiustizia.
Per il lavoro?
Bisogna distinguere nettamente tra precariato e flessibilità.
Qual è in generale la sua ricetta?
Direi liberare energie, togliere le funi: il paese è vitale, i giovani sono vitali. Lo dimostrano successi a centinaia. Pensi a Grom, l’azienda di gelati che è potuta partire grazie a un piccolissimo finanziamento pubblico e che adesso è un caso di successo economico da manuale. Insomma i Prigioni non aspettano altro che essere liberati. [link]
L’editoriale di Angelo Panebianco sul Corriere

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