Il potere e la Gloria di G.Greene (ovvero:Il moralismo è il più grande nemico della speranza)

Da CulturaCattolica.it una recensione:

Graham  Greene – Il potere e la gloria

 

Beati i poveri in spirito…

 

Un piccolo grande uomo, un piccolo grande prete, si sente incomprensibilmente condannato a sopravvivere come l’ultimo indegno ministro di Dio nel Messico insanguinato dalla rivoluzione; quella storica rivoluzione messicana che si illude di distruggere l’unica fonte di speranza vera, con la fucilazione di tutti i preti considerati traditori perché si mantengono fedeli alla loro missione.

San Francesco, invitato una volta a rimproverare un prete giudicato indegno, aveva espresso invece tutta la sua venerazione e gratitudine per colui che ha il misterioso privilegio di trasformare il pane e il vino nel Corpo, Sangue, Anima e Divinità di Cristo.

Chi legge questo struggente romanzo capisce che è proprio vero; e i semplici, pur immersi nelle brutture anche morali di una vita disgraziata, percepiscono questo misterioso sigillo che nemmeno l’autocoscienza del prete, – unico superstite della chiesa del Messico, costretto a vivere braccato, a nascondersi, ad annegare la sua paura nell’acqua vite – riesce a cancellare.

Certo, il protagonista, fortemente condizionato soprattutto dalla totale solitudine continuamente minacciata e inseguita, non riesce ad essere fedele agli aspetti esteriori del suo ministero, ma non perde mai la coscienza di essere un ministro di Dio e di poter agire in suo nome per dare la pace del perdono dove le circostanze lo chiamano.

Ma la sua autocoscienza è al limite della totale disperazione: “La routine della sua vita aveva delle crepe, come una diga, e la dimenticanza vi penetrava (…). Cinque anni fa egli aveva ceduto alla disperazione – il peccato imperdonabile – ed ora lui tornava nella scena della sua disperazione con un curioso alleggerirsi del cuore. Perché aveva superato anche la disperazione. Era un cattivo prete, lo sapeva; la gente aveva un nomignolo per quelli del suo genere: il prete dell’acqua vite; ma ogni fallo sfuggiva alla vista e alla mente; da qualche parte, segretamente, si accumulavano tutti: il pietrame dei suoi falli. Un giorno, supponeva, quel pietrame avrebbe soffocato completamente la fonte della grazia. Intanto andava avanti, con periodi di paura, di stanchezza, con una timida leggerezza di cuore”. (pag. 84-85)

Tali righe descrivono bene lo stato d’animo che accompagnerà questo ultimo superstite della chiesa messicana per tutto il romanzo; e quel che stupisce un mezzo a tutto lo squallore della disperazione è quella timida leggerezza di cuore, che fa capolino misteriosamente come un dono sconosciuto e tradisce il discreto intervento della Grazia che, nonostante tutto, sosterrà questo prete, così poco eroico ai propri occhi, fino alla fine. E’ come se la forza misteriosa della vocazione possa sussistere, come un filo invisibile ma tenace, in un cuore inconsapevole di sé.

Ecco, questa improvvisa e razionalmente immotivata leggerezza di cuore è l’unico spiraglio in mezzo alla desolazione di quest’uomo che si trova, nella totale debolezza, ad affrontare un nemico che si crede onnipotente.

Sembra quasi che l’autore voglia suggerirci che la disperazione non può avere l’ultima parola, quando è la vocazione che custodisce la nostra vita e non noi custodiamo la vocazione.

Talvolta capita così. Il sigillo impresso da Dio nella fronte dei suoi servi è più potente di qualsiasi autocoscienza sfiduciata di sé, soprattutto se il desiderio di felicità, nascosto sotto i detriti della nostra indegnità, è sempre pronto a far capolino.

Da questo punto di vista tale romanzo mi sembra davvero celebrare il trionfo della misericordia di Dio contro ogni moralismo, disperato giudice di sé e degli altri.

Perché il moralismo è il più grande nemico della speranza. Uno non può sperare se confida in un suo progetto pur buono di perfezione: sarà sempre un progetto commisurato alla sua capacità inventiva e inevitabilmente deluso… ma Dio è più grande e il Suo progetto deborda sempre ogni nostra aspettativa e la compie sempre con il mantenere la misteriosa promessa del centuplo che non capiremo mai abbastanza se non quando l’avremo sperimentato.

 

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1 Commento

  1. Ciao carissima, spero tu stia bene. I tuoi post sono sempre eccezionali e molto originali!
    Ho segnalato il tuo blog per un riconoscimento.
    Lo troverai qui:
    http://leportedellaterradimezzo.blogspot.it/

    Rispondi

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