«Dov’è la Vita che abbiamo perduto vivendo?».

«Dov’è la Vita che abbiamo perduto vivendo?».È la drammatica situazione che descrive un personaggio di Graham Greene in Fine di una storia, quando dice: «Per me il presente non è mai ora».
Terribile! Questa è la caratteristica del mondo moderno di cui noifacciamo parte, come ci ricorda Péguy: «Il mondo moderno opera unimmenso, totale scarico del presente», per questo siamo sempre “fuori”.
E come descrive Pascal: «Non ci atteniamo mai al tempo presente.Anticipiamo l’avvenire come [se fosse] troppo lento a venire, […] o richiamiamoil passato per fermarlo come [se fosse] troppo spedito, imprudential punto da errare nei tempi che non sono affatto nostri e nonpensare minimamente al solo che ci appartiene. […]
È che di solito ilpresente ci ferisce. Lo nascondiamo alla nostra vista perché ci affligge,e se lo troviamo piacevole, rimpiangiamo di vederlo sfuggire […]. Noinon pensiamo quasi affatto al presente e, se ci pensiamo, è solo per averneluce circa le disposizioni per l’avvenire».
Per questo stiamo sempre“fuori”: «O sole adorabile, hai versato i tuoi raggi in una stanza vuota: ilpadrone dell’alloggio era sempre fuori», scrive Ibsen..
Quest’estate uno dei nostri amici ha citato un monologo di Gaber, in cui il cantautore ricorda la propria storia; ciascuno la può descrivere con altri tratti, secondo la propria esperienza. Gaber dice: «Qualcuno eracomunista perché pensava di poter essere vivo e felice solo se lo erano anchegli altri. Qualcuno era comunista perché aveva bisogno di una spintaverso qualcosa di nuovo, perché era disposto a cambiare ogni giorno,perché sentiva la necessità di una morale diversa. Perché forse era solouna forza, un volo, un sogno, era solo uno slancio, un desiderio di cambiarele cose, di cambiare la vita».
È come se questo slancio iniziale nonfosse stato in grado di rispondere a tutta l’attesa, e allora si domanda:«E ora?».
Ciascuno può dire dove ha riposto la propria speranza, quali tentativi ha fatto, quale slancio ha avuto – è impossibile che uno stia nellavita e non faccia qualcosa, non decida qualcosa, non rischi un tentativo–, ma a un certo momento, davanti al presente, ecco la secca domanda diGaber: «E ora?». Con tutto questo che abbiamo fatto… «E ora?»
Qualsiasi risposta diamo a questo interrogativo, se uno è leale conse stesso non può non scoprire l’attesa come definizione dell’istante chevive. Perciò l’inizio di questo gesto è pieno di un’attesa: «L’inizio – dicedon Giussani – […] è nella terra, quando tutto è determinato dall’attesa.[…] L’attesa è il luogo di chi ha fame e sete»7; quello che mi definisce piùdi qualsiasi altra cosa, anche più dei miei sbagli, del tempo perso, di quelloche mi è successo, di come sto adesso, dello stato d’animo in cui mitrovo, è che nel profondo di me, almeno come desiderio, come desideriodi desiderarla, ho questa fame, questa sete di una pienezza per me.
Eccoil valore dell’istante: tutto si gioca ora, in questo istante, davanti a questoriconoscimento della fame e della sete, perché al di fuori di questo istante
non c’è niente. Il sentimento che domina l’istante è proprio l’attesa.
Ese noi abbiamo questo istante di tenerezza verso noi stessi, se ci guardiamocon quella tenerezza con cui ciascuno desidera d’essere guardato,non possiamo non riconoscere il desiderio di essere abbracciati con tuttala nostra attesa. Per questo dice don Giussani: «Per vivere l’istante deviaccoglierlo e abbracciarlo»,  abbracciare una cosa che non è tua, abbracciarla,affinché diventi la tua vita.
Annunci
Lascia un commento

4 commenti

  1. Fernando Bertolini

     /  maggio 18, 2012

    La bellissima domanda “dov’è la vita che abbiamo perduto vivendo?” si trova nella stupenda opera di T.S.ELIOT, intitolata “The Rock”, ed èaccompagnata dalle ulteriori domande “dov’è la sapenza che abbiamo perduto nel sapere? dov’è il sapere che abbiamo perduto nell’informazione?”.
    Nella stessa opera si dà la risposta: “In ogni momento vivete in un punto d’intersezione; ricordate che, vivendo nel tempo, dovete vivere anche nell’Eternità”,
    E’ un’opera qui poco conosciuta, ed è testo da meditare e meditare a fondo; l’originale testo inglese è melodiosissimo e molto suggestivo. Ve lo raccomando … !

    Rispondi
    • Grazie Fernando!
      Conosco l’edizione italiana de “I cori dalla rocca” ed è davvero un’opera bellissima! certo si perde la melodia oper chi non conosce l’inglese… però i contenuti sono davvero belli e degni di meditazione

      Rispondi
  2. Ciao carissima, ogni giorno leggo e medito (fino alle lacrime) i tuoi post, sono presente anche se non ho mai commentato! Gli argomenti che hai trattato sono di una ‘sconcertante’ (in senso positivo) bellezza! Ogni commento mi sembrava dovesse sciupare tutto….
    Ho letto fra le righe la forza redentrice dell’amore di Dio contro la timida fragilità dell’uomo che si ribella, si agita, perde le sue migliori energie nell’edificare un gracile castello sulla sabbia, quando ha a disposizione tutto il necessario per costruirne uno indistruttibile e massiccio sulla roccia. Grazie di cuore!
    Un forte abbraccio
    PS: ho gustato fino in fondo la tua presentazione del libro ‘ L’annuncio a Maria’. Complimenti!

    Rispondi
    • Grazie di cuore Martina!
      Appena posso – sono piena fin sopra i capelli di cose da fare e ho la fortuna di avere degli amici che mi segnalano queste cose belle! – appena posso passo dalle tue parti!

      Rispondi

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: