La presa di coscienza di quel che è accaduto e accade…

Eppure si dice che l’Europa sia sempre più secolarizzata. Come si può parlare di fede oggi?

Anzitutto bisognerebbe correggere l’impostazione solita con cui si concepisce la fede. Tutto l’inizio nuovo dell’esperienza cristiana – e quindi di ogni rapporto – non si genera da un punto di vista culturale, quasi fosse un discorso che si applica alle cose, ma avviene sperimentalmente. È un atto di vita che mette in moto tutto. L’inizio della fede non è una cultura astratta, ma qualcosa che viene prima: un avvenimento. La fede è presa di coscienza di qualcosa che è accaduto e che accade, di una cosa nuova da cui tutto parte, realmente. È una vita e non un discorso sulla vita, perché Cristo ha cominciato a “balzare” nell’utero di una donna! (…)
Ciò che fa diventare diversa la percezione dell’uomo è l’incombente dipendenza che si attribuisce alla natura di ogni cosa prima di partire in ogni impresa: «Dolcissimo, possente / Dominator di mia profonda mente»,cantava Leopardi. Così, alla solitudine brutale cui l’uomo chiama se stesso, quasi per salvarsi da un terremoto, si offre come risposta il cristianesimo. Il cristiano trova risposta positiva nel fatto che Dio è diventato uomo: questo è l’avvenimento che sorprende e conforta l’altrimenti malasorte. E per Dio non è concepibile il proprio agire verso l’uomo se non come una “sfida generosa” alla sua libertà. L’obiezione moderna che il cristianesimo e la Chiesa ridurrebbero la libertà dell’uomo è nullificata dall’avventura del rapporto con l’uomo da parte di Dio. E invece, a causa di una idea limitata della libertà, per l’uomo di oggi è inconcepibile pensare che Dio si impegni nell’angustia di un rapporto con l’uomo, quasi negandosi. Questa è la tragedia: l’uomo sembra più preoccupato di affermare la propria libertà che di riconoscere questa magnanimità di Dio, la sola che fissa la misura della partecipazione dell’uomo alla realtà e così lo libera realmente.
dall’intervista di Gian Guido Vecchi a don Luigi Giussani, pubblicata sul Corriere della Sera il 15 ottobre 2004
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