Fine di una storia di G. Greene: “Dagli la mia pace; è lui che ne ha più bisogno”

Sto leggendo “Fine di una storia” di Graham Greene e, dopo un inizio interessantissimo, come per tutti i suoi romanzi, non mi aspettavo di trovare a pag. 130 un dialogo con Dio che mi pare possa essere paragonato a certe pagine de ” Le Confessioni” di sant’Agostino. La copio perché ne percepiate anche voi la bellezza.

E” una donna che scrive un diario per cercare di capire se stessa e le sue contraddizioni.
C’è un tu al quale si rivolge ma non riesce ancora a capire bene chi sia questo cui sente il bisogno di parlare, non riesce a dargli un volto e la cosa è fonte di grande sofferenza per lei.

Ma leggete cosa scrive :

Non ho bisogno di scriverti, né di parlarti, così avevo cominciato una lettera a Te poco tempo fa, e mi sono vergognata di me stessa e l’ho strappata perché sembrava una cosa così stupida scrivere una lettera a Te che sai ogni cosa(…)

Ho mai amato tanto M. prima che  amassi Te?

O era veramente Te che amavo tutto quel tempo?

Ho toccato Te quando toccavo lui?

Avrei potuto toccare Te se non avessi toccato lui prima, toccato come non ho mai toccato (…) nessuno?

E lui mi ha amata e toccata come non ha fatto mai con nessun’altra donna.

Ma era me che  amava, o Te? Perché odiava in me quello che Tu odii. Era dalla tua parte senza saperlo tutto il tempo.

Tu hai voluto la nostra separazione, ma anche lui l’ha voluta. L’ha preparata con la sua ira e la sua gelosia, e l’ha preparata con il suo amore. Perché mi ha dato tanto amore, e io gli ho dato tanto amore che presto non è rimasto nient’altro quando abbiamo finito, all’infuori di Te.

Per nessuno dei due.

Avrei potuto impiegare tutta una vita dando un poco d’amore per volta; diluendolo qua e là (…). M aanche la prima volta (…) abbiamo speso tutto quanto possedevamo.

Tu eri lì che ci insegnavi a dissipare come l’insegnasti al ricco, in modo che un giorno non ci rimanesse più nulla salvo questo amore per Te.

Ma sei troppo buono verso di me. Quando ti chiedo dolore mi dai pace. Dalla anche a lui. Dagli la mia pace; è lui che ne ha più bisogno”

 

Aggiornamenti:

Ho appena finito di leggere il romanzo e devo dire che ne sono entusiasta!

Era da un bel po’ che non leggevo romanzi di G. Greene e ricordo solo che mi sono sempre piaciuti, ma questo è come se fosse il primo che leggo e ringrazio di cuore chi me l’ha consigliato!

Mi piace perché il protagonista parla tranquillamente, innocentemente dei suoi sentimenti, delle sue repulsioni, delle sue meschinità al di fuori di ogni tentativo di giudizo morale, ma solo con il desiderio di comprendere le assurde contraddizioni in cui si dibatte lui e i protagonisti della vicenda.
La cosa più bella è stata per me che ho scoperto che tutto quanto veniva scritto era vero, vero, verissimo, anche se certe reazioni magari non le capivo… ma si sa: si capisce solo per averne fatto esperienza.. anche se intuisci la verità anche da lontano… se la cerchi e non ne hai ancora fatto esperienza. Perché ciascuno di noi è fatto per la verità.

Eppure, credo che approfondirò la conoscenza della vita di questo scrittore (è essa stessa un’avventura) per capire meglio non solo questo , ma anche gli altri suoi ronmanzi, di cui trovo bellissimo  – e penso che lo rileggerò presto!  – “Il potere e la gloria

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5 commenti

  1. Il potere e la gloria lo lessi da adolescente, e lo ricordo ancora come una dei libri che ha segnato la mia formazione cristiana: quel prete che a prescindere dal suo stato di peccatore (come qualunque prete, invero!) rimane prete e celebra indegnamente (come tutti, più o meno) a favore della comunità che ne ha bisogno. Il distacco fra propria indegnità ed altezza della missione dovrebbe essere consapevole per tutti.

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    • Sì anche a me è piaciuto moltissimo quel libro perché mostra in modo così evidente che la cosa più importante non è la coerenza morale, ma qualcos’altro di ben più grande che ci rende attaccati a Colui che è onnipotente e misericordioso e rende possibile, se vuole, anche la nostra coerenza morale… comunque basta che lo vogliamo e ci salva lo stesso, nonostante siamo quello ceh siamo!

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