“quando l’offensiva della disinformazione si fa regime”

L’editoriale di ieri di SguardoLeale ci aiuta a capire la situazione gravissima che si sta verificando in Lombardia:

Formigoni non è perfetto. Ma vedete quale regime preparano?

Scuola, sanità, lavoro, infrastrutture, impresa, no profit, opere di assistenza, volontariato, efficienza amministrativa. Non ci sarebbe nulla da aggiungere alla quantità sterminata di dossier indipendenti che si sono accumulati sull’eccellenza della regione Lombardia. Tutto è perfettibile, per carità. E niente è in ordine per sempre. Quindici anni di governo sono tanti. Forse troppi. Forse Formigoni doveva prepararsi a sopportare non solo la “troppa realtà”, ma anche quella poca, greve, sempre dietro l’angolo, sempre banale, sempre un po’ vile, di uomini che possono approfittare del potere che hanno o in cui si sono infilati.

Però, quando l’offensiva della disinformazione si fa regime, quando il circuito mediatico-giudiziario si scatena per cancellare ogni memoria della realtà e atterrisce tutta la vita di tutta la gente in un teatro di storia criminale, sistema di corruttele, girone infernale di laidi banditi, solo perché singoli politici e singoli individui sono accusati di malaffare e di concorso nel malaffare, bisogna reagire. E così, questo giornale che non si è mai vergognato di appoggiare Formigoni (nemmeno adesso che la nave sembra affondare e i topi scappare) reagisce: l’amministrazione italiana più progredita è al centro di un attacco furibondo non perché è berlusconiana (tant’è che il coordinatore berlusconiano di Lombardia, Mario Mantovani, si è affrettato non solo a prendere le distanze, ma a bastonare la propria giunta regionale), ma perché ha dimostrato che la sussidiarietà e il resto della dottrina sociale cattolica sono cose che funzionano, cose moderne, laiche, buone per tutti, cattolici e non.

Formigoni deve essere cancellato perché deve salire sul piedistallo e dominare la scena il partito trasversale. Il partito dei finti tecnici e della vera finanza. Viene massacrato, Formigoni, perché ha dato ai cittadini lombardi servizi come si sognano nel resto d’Italia, scuole e sanità libere, in cui le famiglie possono scegliere dove e come curare e istruire i propri cari. Formigoni viene linciato perché ha creato in Lombardia un mercato del lavoro più flessibile, ha combattuto la disoccupazione e dotato il territorio di infrastrutture e servizi da paese europeo. Perché come Lombardia ha dato una quantità di fondi di solidarietà al resto delle regioni italiane più arretrate che vale come l’intero gettito solidaristico di tutte le altre regioni. Perché ha offerto speranza a centinaia di migliaia di italiani che vengono a curarsi in Lombardia da tutta Italia. E specialmente dal Sud d’Italia. Quel Sud dove ancora nel 2011, mentre la Lombardia è riuscita a tenere i conti a posto nonostante la crisi e i flussi extraregionali, nel solo comparto sanità è stato fatto un altro buco da 4,5 miliardi di euro.

E allora va bene, se queste sono cazzabbubbole, diciamo che farsi pagare un biglietto da duemila euri non sta bene per un governatore. E non stanno bene neanche le vacanze sugli yacht e la bella vita. Chiaro che la misura con cui sono giudicati oggi dai giornali di regime i 15 anni di governo Formigoni non sarà la misura con cui saranno giudicati tutti gli altri amministratori che negli ultimi 15 anni hanno presentato bilanci della sanità in base a “dichiarazioni verbali certificate” (cioè nessun bilancio, vedi Calabria), hanno sperperato i soldi pubblici alla media di buchi da 1 miliardo l’anno (vedi le regioni del Sud), sono stati riempiti di soldi da Roma (vedi le regioni a statuto speciale), hanno macinato il vento della buona stampa e delle buone procure (vedi le regioni rosse). Dopo di che, fratelli e compagni che siete per la libertà, vogliamo piegarci alla compagnia demente e danzante sul cadavere formigoniano (almeno così pensano loro) che ucciderebbe seduta stante tutte le conquiste lombarde di solidarietà, scuole libere, ospedali d’eccellenza, tessuto economico non di impianto statal-sovietico? Alle prossime elezioni, o si farà l’Italia di popolo, dal popolo, per il popolo. O si morirà sotto lo scarpone chiodato del partito delle procure, dei Grillo e del risotto arancione di cui i milanesi ormai conoscono il dettaglio di tasse e di dirigismo imperioso.

Luigi Amicone –  Tempi

Leggi anche ne “Il Sussidiario” il contributo di Gianluigi Da Rold :

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