“… quella realtà irriducibile che è rapporto con il Mistero”

Gesù vede in noi, in te, in me, una realtà superiore, un principio originale e irriducibile, del quale il nostro bisogno, il nostro desiderio originale e irriducibile, la nostra sproporzione è il primo riverbero, e allora il nostro bisogno, il nostro desiderio, che noi consideriamo una nostra debolezza, è proprio quello che ci rende irriducibili. Proprio perché siamo insopprimibile desiderio dell’infinito, siamo irriducibili a qualsiasi reazione, e perciò il valore non si può confondere con le reazioni che siamo indotti ad assumere. Quante volte tra di noi, riduciamo la persona alle reazioni! Addirittura lo giustifichiamo: «Sono fatto così». No! Io reagisco così perché voglio reagire così, perché io non sono un pezzo di un meccanismo, io non sono incastrato nel meccanismo della circostanza, nelle mie reazioni: io sono questo rapporto unico che mi rende irriducibile. E questo dobbiamo affermarlo e prenderne consapevolezza, perché il primo influsso che la mentalità che ci circonda esercita su di noi è proprio questa riduzione nel modo di concepire noi stessi, riducendoci – come tutti – ai fattori antecedenti, alle nostre reazioni, ai nostri meccanismi. No! Possiamo ridurci quanto vogliamo, ma noi non siamo questo! Noi siamo quella realtà irriducibile che è rapporto con il Mistero.

Julian Carròn, Rimini 2007

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