Il SI’ di Maria era profondamente ragionevole

L’altro sabato ho presentato nel mio paese il capolavoro di P. Claudel, L’Annuncio a Maria, di cui vi ho parlato qui. E nella preparazione del momento ho finalmente capito il motivo del titolo di quest’opera che non parla assolutamente della Madonna. Oggi ricevo da un amico un prezioso contributo:

“Io vorrei sottolineare – è una cosa che mi ha sempre commosso – che la fede della Madonna è una fede innanzitutto ragionevole, secondo quello che l’Apostolo richiede: che la fede sia un ossequio ragionevole. In che senso la fede della Madonna è stata ragionevole? Noi non sappiamo come sia avvenuto quel grande momento che chiamiamo “Annunciazione”, possiamo immaginarcelo, ma non sappiamo come realmente avvenne. Tuttavia quello che è accaduto è certamente questo: che alla Madonna s’è resa evidente una corrispondenza tra quello che stava succedendo, tra ciò che le si stava dicendo, e l’attesa profonda del suo cuore. Questo è la ragionevolezza.
L’attesa profonda del suo cuore era che la promessa fatta da Dio ai suoi padri sarebbe accaduta: «Beata colei che ha creduto nell’adempimento delle parole del Signore» (Lc 1, 45). Beato chi ha creduto all’adempimento della parola del Signore, e l’adempimento della parola del Signore è il compimento della grande promessa: «Nascerà», Dio reso presenza umana.
Quello che mi ha sempre colpito dell’episodio del Vangelo è la frase che si legge dopo che la Madonna rispose di sì. C’è un punto e subito dopo l’evangelista scrive: «E l’angelo partì da lei» (Lc 1, 38). Chissà quante centinaia e centinaia di volte ci sono ritornato, immaginandomi la terribile situazione in cui quella ragazza doveva essere. Perché appena «l’angelo partì da lei», poteva dire: «È un’illusione?», «Me lo sono costruito io?», «Che cosa vuol dire?», «È stata una fantasia?»… In quel momento, la Madonna ha dovuto vivere tutta l’energia che occorre alla fede, e l’ha dimostrato in quell’istante in cui ciò che aveva dentro di sé non poteva essere constatabile, in quel grande momento – «E l’angelo partì da lei» – in cui lei rimase sola, sola di fronte al fidanzato, sola di fronte ai familiari, sola di fronte al mondo, ed è stata leale con quello che aveva sentito e visto.
La fede implica un coraggio che sostenga l’intelligenza. L’intelligenza si esprime con un giudizio («Sì, è così»), ma occorre il coraggio del cuore, prima di tutto, anche per dire: «È così», ma poi soprattutto per rimanere in questa affermazione, per restare in questa affermazione.
Per questo la fede è direttamente proporzionale a un gesto che è il più elementare, il più insostituibile gesto dell’uomo, anzi, il vero gesto umano – starei per dire – è solo questo (tutto il resto è come dato, anche questo è dato, fino ad un certo punto, ma è il punto in cui ciò che ci è dato obbliga la nostra libertà); voglio parlare della domanda, che si può anche chiamare preghiera. Non si può avere fede senza chiedere la fede.
E così io mi immagino la Madonna prima dell’Annunciazione, l’abitudine che certamente ha avuto di leggere la Bibbia, di ripetere in sé la grande domanda che l’uomo ha fatto al Signore in tutti i tempi, e mi pare abbastanza significativo che al termine della storia religiosa dell’umanità che fa la Bibbia, la Bibbia termini proprio con una domanda: «Vieni, Signore Gesù» (Ap 22, 20). È solo nella domanda, è solo quando noi ci poniamo in una posizione di domanda che sentiamo tutti gli altri uomini – vicini e lontani, dello stesso parere o di diverso parere – parte di noi stessi.
La Madonna non possiamo immaginarcela se non come una domanda continua che la gloria di suo Figlio apparisse sull’orizzonte del mondo e che tutti gli uomini la conoscessero. La Madonna ha vissuto tutto il tempo della sua esistenza quello che Cristo ha chiesto prima di morire: «Padre, è giunta l’ora, glorifica il Figlio tuo» (Gv 17, 1).
Ognuno di noi è chiamato ad aderire alla figura della Vergine, affinché la gloria di Cristo avvenga. Così la sua vita sarà una avventura, così la sua vita sarà un cammino utile a sé e agli altri, luminoso, perché «è venuta l’ora». Ogni momento è l’ora”. (LUIGI GIUSSANI )

La conclusione della mia relazione oltre che dell’articolo pubblicato dall’ECO di Bonaria era:

L’annuncio a Maria è stato offerto la prima volta in uno sperduto paesino    ai confini dell’impero romano ad una fanciulla semplice, lieta, obbediente e fiduciosa e Lei ha risposto di sì. Lo stesso annuncio, con modalità diverse, ma con uguale decisività viene fatto a ciascuno di noi attraverso le circostanze della vita e ciascuno può rispondere subito sì, come fa Violaine o Anna Vercors, oppure può rifiutare in un primo momento e poi arrendersi, come fanno gli altri personaggi del dramma. Ma l’importante è che a quell’annuncio si arrivi a rispondere prima o poi e definitivamente il  nostro sì.

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