Educazione: la scoperta del Tu

Ricevo e condivido questo contributo inviatomi da un amico:

L’effimera apparenza urge un rapporto con l’Infinito, Infinito non raggiungibile, con la realtà in quanto non raggiungibile dal metro proprio dell’uomo. Ma l’Infinito è una realtà! E, infatti, è qui tutta l’essenza dell’uomo, tutta l’essenza e la dignità, la passione, sì, la passionalità e la commozione che l’io desta a chi lo guarda come fosse a teatro: quando l’io dell’uomo si scopre a dire “tu”.Il “tu” è un’altra cosa, significa un’altra cosa: tu non sei me. Tu non sei me: non posso abusare di te, non posso usare di te, non posso appropriarmi di te, non posso rubarti, non posso finalizzarti a me, no! Allora uno s’accorge cosa vuol dire rispetto, venerazione, adorazione. Un uomo che non abbia mai vissuto un momento così con la sua donna, non ha mai amato la sua donna, mai! Un grande che non abbia mai amato il suo bambino così, che non abbia mai sentito quest’onda dentro di sé, questo rispetto improvviso verso quella faccina che potrebbe prendere a schiaffi o accarezzare a suo piacimento, non ha mai amato suo figlio. 
Una madre, guardando il bambino di tre anni, di due anni, di un anno, si domanda: «Tu, che destino avrai? Come sarà il tuo destino?». Se uno arriva a dire questo “tu” con l’uomo, o con la donna, o col bambino, o con l’estraneo – perché non c’è più estraneo -, allora capisce cosa è Dio. L’Infinito, Dio, è questo “Tu” che permette questi “tu”. Ed è questo “Tu” che fa sorgere in me questa incognita assoluta: io non mi sono fatto da me. “Io” e “tu”: se ragionate su queste due parole, capirete a che cosa può giungere un aiuto educativo. È un amore, un abbraccio, un calore, una eliminazione della solitudine, una forza di fronte a tutto ciò che accada, che può rendere ragionevole veramente ogni passo dell’uomo.
Ma il Destino – in quanto indica ciò a cui ognuno di noi dalla destinazione originale passerà alla fine del suo tempo, del suo spazio – non possiamo toccarlo, deciderlo, misurarlo, tanto quanto è vero, perché se io dico “tu” a te che non conosco, quel “tu” è il contrario dell’astratto: è la potenza dell’umano che va al di là del fisico, del constatabile fisicamente; è una constatazione ed è un’esperienza totalizzante, in cui il fisico è una parte.
Bisogna che l’educazione ci porti a capire la nascita di questo “io”, prima di tutto, fatto da un Altro e destinato ad un Altro, e, soprattutto, questo “tu” che ne consegue: “tu”. È facile vedere questo “Tu” che abbraccia l’universo intero, l’abbraccia come un padre il bambino.

Luigi Giussani

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