Fontamara

Dal vecchio blog recupero un post che non so se sia stato trasferito in questo nuovo blog:

Non è tollerabile la lettura di “Fontamara” di Ignazio Silone.
O non si crede agli incredibili soprusi cui è sottoposto il paesino dell’Abruzzo isolato dal mondo nei primi decenni del ‘900, oppure il senso di ribellione è immediato  per noi che abbiamo una particolare sensibilità  sviluppata abbondantemente  a partire dalla seconda metà del secolo scorso.

Non è possibile accettare che i pochi ricchi e i pochissimi alfabetizzati congiurassero tutti contro i poveri “cafoni”, aggiungendo ai danni anche delle beffe atroci. Non è possibile che anche con l’avvento di un nuovo governo  che per i Fontamaresi – completamente isolati dal resto del mondo e dell’Italia, era un altro strumento di oppressione capace solo di far pagare le tasse come tutti gli altri -, le cose non cambino, anzi si rendano ancora più feroci e animalesche.

Ebbene davanti a questo libro conosciuto e tradotto in tutto il mondo, la ribellione è spontanea per chiunque abbia un minimo di sensibilità umana: la vita non può essere così, la desolazione non può essere l’ultima parola, e infatti uno dei protagonisti Berardo, non si arrenderà certo; anche se la sua ribellione non lo porterà alla salvezza.

Però non si può vivere a lungo  e con dignità senza una ragionevole speranza.

Tale lettura, o meglio, rilettura, mi ha accompagnato in questi giorni in cui un amico si è posto il problema della differenza tra destra e sinistra, a livello di teoria e prassi, in questi nostri anni.

Certo  ciascuno darà la definizione che preferisce su destra e sinistra, ma certi fatti così tragici, prima che mobilitare destra o sinistra, coinvolgono soprattutto il nostro senso di giustizia e non credo che qualcuno abbia una particolare predilezione per gli oppressori, di qualunque orientamento politico essi siano.

Pensavo che se è possibile avere la stessa reazione di decisa condanna di certi comportamenti, non è così legittimo dividere il mondo in destra e sinistra, in buoni e cattivi.

Perché ciò che è bene in modo inequivocabile viene abbracciato da tutti  (o quasi) e la cosa è evidente se pensiamo ai gesti di solidarietà comuni che ultimamente sono sempre più frequenti, proprio ora che la crisi sta diventando globale..

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